Nerio Beltrami - Pittore


Nasce a Milano il 6 marzo 1940 da genitori mantovani, che tornano a Mantova verso la fine del '42. Nerio Beltrami vive e lavora a Mantova.


VERONA

Mostra personale di Nerio Beltrami “Indagine Surreale”
Dal 2 Dicembre al 8 Gennaio 2010.
Presso Bar – Cucina SCIO RUM – Via Sant' Alessio 46 - Verona

 

Mostra organizzata da SELEZIONEARTE Galleria d’Arte Contemporanea diretta da Licia Massella http://www.selezionearte.com/ Tel. 045 8034916 - 328 8343608 - fax 045 8068035 (via dietro Filippini 13, Verona) in collaborazione con l'Archivio Monografico dell'Arte Italiana.

 


 

Apprende l'arte del disegno e della pittura dal padre Edoardo, già in tenera età; frequenta la scuola d'arte di Mantova.

Inizia l'attività espositiva nel 1957. A partire dalla metà degli anni sessanta elabora la sua visione fantastico-surreale ormai libero da condizionamenti esterni e in pochi anni, incoraggiato da Renzo Margonari, si accosta alle tematiche più avanzate della neo-figurazione, sia sul piano iconologico che su quello estetico-formale, tanto da attirare l'attenzione del critico Mario De Micheli.

Si dedica anche con crescente impegno e successo al gioco degli scacchi, di cui diventa riconosciuto campione.

La ricerca pittorica di Nerio Beltrami cambia e si arricchisce nella seconda metà degli anni ottanta. Se da un lato rimane fedele alla poetica surreale e pop, dall'altro la sua curiosità inquieta lo spinge ad indagare il mondo, per lui estraneo sino ad allora, dell'automatismo psichico, dell'espressività liberatoria del gesto e dell'informe.

 

Hanno scritto dell'artista Nerio Beltrami: 

Sabrina Arosio - Mario Cattafesta - Mauro Corradini Alfredo Gianolio - Gianni Goberti - Werther Gorni - Benvenuto Guerra - Renzo Margonari - Federico Napoli - Dino Pasquali - Franco Pone - Alessandro Righetti - Giorgio Segato - Gabriele Turola - ed altri.

 


ANTOLOGIA CRITICA

 

"Quanta luce c'è nell'ombra" - 2001 

Alchidico su tela - cm 80x100

 

“LO SGUARDO CAPOVOLTO”

“Forse il modo più idoneo per valutare l’opera di Beltrami è una breve riflessione al pensiero di Karl Popper, …rifiutando il “mito della cornice” secondo cui ciascuna realtà, chiusa nella propria definizione, sarebbe incomunicabile con altre;

… Guardando agli ultimi esiti delle ricerche figurative di Nerio Beltrami si ha l’occasione per riflettere una volta ancora circa l’immensa apertura immaginativa ed alla permanente attualità del surrealismo, … Trattandosi per Beltrami di una caso piuttosto singolare, … non esiste una diretta contiguità tra il surreale e il fantastico. … Ho sollecitato la distinzione che torna necessaria nel comprendere come questo pittore rappresenti l’idea surrealista senza appartenere all’area fantastica. … Nella pittura di questo artista mantovano la cui vicenda è ormai profondamente radicata e maturata in vari decenni di pratica.

… Ricerca orientata all’ambito surreale già dall’inizio, e precisa strada facendo una maggiore propensione all’ibridazione impertinente dei più contrastanti linguaggi pittorici, … così da giungere a toccare gli estremi opposti della microgestualità comportata nell’esecuzione puntigliosa finemente dettagliata della visione realista e l’ampia  gestualità di una Gestalt informale, altrettanto consapevolmente eseguite nel rispetto delle specifiche peculiarità espressive.  …. Una surrealtà primaria, orientata all’osservazione dell’opera di alcuni maestri storici del movimento bretoniano, e motivare l’immissione della Pop Art; poi le attenzioni ai vari aspetti dell’Action Paintig, specialmente dal dripping, abbinandolo ai precisionismi dell’Optical Art, … tutte componenti facilmente rintracciabili negli ultimi dipinti.

Beltrami risulta il solo, a mia conoscenza, in grado di operare un incontro tra esperienze figurative tanto dissimili mantenendo a ciascuna componente la propria qualità estetica, la determinazione concettuale, ricavandone un’autentica correlazione estetica interdipendente, multipoetica, un reciproco rafforzamento espressivo. … Non è arte simbolica, ma emblematica. … La pittura come oggetto: questo è il contenuto; oggetto pittorico, questo è il significato. Tutto ciò illustra la motivazione poetica consistente in una riflessione serrata sulla pittura come linguaggio e sulla sua millenaria vicenda materiale. … Nei suoi dipinti non vi sono figurazioni sincretiche. Ogni elemento si autorappresenta rimanendo ben distinto dagli altri. …”

Renzo Margonari

 

 

" ... Nerio Beltrami. Nulla avviene per caso e anche il peso di una nuova creatività non può restare indifferente a chi sa di dovere e potere porre rimedio ai danni ambientali e sociali prima che diventino irreversibili. Immediatezza tra ombre e luci, tra segnali e composizioni, quasi collage, che in Beltrami assumono il valore di messaggio mediatico."

Werther Gorni - 2007

 

 

NERIO BELTRAMI

"L’ESPLORATORE DEI MITI CONTEMPORANEI"

Nerio Beltrami nell'affrontare le tematiche della nostra attuale società, ma anche, in generale, nell'indagare gli aspetti variegati della condizione umana, esprime nei suoi dipinti  un senso di stupore ma anche di ambiguità, pertanto attraverso immagini reali e surreali ad un tempo riesce a illustrare bene i miti contemporanei.

... Nerio Beltrami prende spunto dal linguaggio dei mass media come facevano i pop artisti; le sue figure femminili dai colori fortemente vivaci e dai volti ammiccanti, spesso riprese con la tecnica dello zoom o inserite in una griglia caleidoscopica, sembrano uscite dai manifesti, dai fumetti, dai fotogrammi dei film, dalle pagine delle riviste di moda perché è proprio nell'immaginario collettivo della cultura popolare che si trovano le moderne icone, le protagoniste dei miti contemporanei appunto. ... Beltrami non rinuncia alla forma .. all’effetto estetico del colore, al fascino della bella pittura capace di catturare il nostro sguardo con colori squillanti per ammaliarci ma anche per farci riflettere,per farci capire che dietro il mondo delle apparenze si cela quello della verità essenziale. Le figure femminili di Beltrami sono le stesse che compaiono nella pubblicità, nei rotocalchi, allo stesso modo i suoi paesaggi riproducono le caratteristiche delle cartoline o dei depliants delle agenzie turistiche. ...  Beltrami, artista dei suoi tempi, attinge quindi al nuovo linguaggio figurativo, ma lo fa con un'ironia sottile e con una sorta di riflessione filosofica che lo spinge a mettere in discussione il concetto di realtà per dimostrare che spesso verità e finzione si mescolano, danno luogo a una forma ibrida di suggestione occulta. Da qui le sue immagini ambigue, speculari, i suoi inganni ottici, le sue composizioni simili a rebus ed enigmi. Inoltre Beltrami associa queste immagini pop e surreali ad un tempo, desunte dai rotocalchi e dalla pubblicità, ad una pennellata gestuale che assume una valenza precisa. ... Beltrami, allude al DNA, cioè all'acido presente nelle cellule dì ogni organismo, che contiene le informazioni genetiche e serve a trasmettere i caratteri ereditari. ...

Beltrami accosta due realtà diverse ( la pittura segnica e quella figurativa ) per approdare a una terza realtà ibrida che provoca un senso di spiazzamento e che si aggancia al discorso delle attuali problematiche. ...

Insomma ci insegna che il grande gioco dell'arte contiene significati profondi proprio come i miti che possono venire interpretati e ritrovare riscontro nella coscienza di ognuno dì noi e nell'Immaginario collettivo."

Gabriele Turola - Ferrara, aprile 2006

 

 

“IL GESTO E IL SEGNO NELL’ULTIMO CICLO DI NERIO BELTRAMI 

“… Nell’opera di Beltrami due elementi, a nostro avviso, vanno da subito segnalati, come costante dell’artista mantovano: il riferimento al surrealismo, con i suoi portati di ironia, di accostamento di immagini, di assunzione iconica da contesti differenti, rispetto al semplice universo della pittura – e dunque di allargamento dello spettro poetico – e l’utilizzazione della pittura fortemente verisimile, trompe-l’oeil, che si suol dire con voce francese, l’assunzione della pittura iperrealista, con tutto il suo carico di ambiguità, che trova forse esemplare confessione e irridente mistificazione nella pipa di Magritte.

A tali presupposti Beltrami è rimasto fedele, anche se l’attuale contaminazione di stili – elemento prioritario della sua produzione – sembrerebbe in parte voler contraddire entrambi i riferimenti. Beltrami, da alcuni anni, è venuto frammentando doppiamente il quadro: da un lato ha spezzettato l’unità rappresentativa in segmenti ed in sequenze di immagini accostati orizzontalmente o verticalmente (ed il limite di tale operazione è rappresentato dai due quadri che formano un’unità narrativa solo se affiancati); dall’altro lato ha spezzettato l’unità stilistica all’interno di ogni opera, per cui, sulla medesima superficie, convivono tanto il magma informale, quanto il frammento verisimile e iperrealista, tanto la pittura astratto-geometrica, quanto le residuali immagini di un percorso surreale.

Viene facile sottolineare come dietro la frammentazione emerga una visione di incerti timori, di esistenziali inquietudini: la perdita di certezze, la perdita di senso, la perdita di centralità sono metafore possibili di una simile disseminazione rappresentativa. Dietro la rottura per Beltrami c’è una diversa rottura, una sorta di interna incapacità a cogliere nel mondo le necessarie certezze, i punti fermi da cui partire per leggerlo, penetrarlo, interpretarlo. Ed oggi, a più livelli, non è chi non veda come tali certezze non esistano più, tali punti fermi non sussistano più, né possano sorreggere né sul piano delle ideologie, né su quello quotidiano della prassi. Il pittore non vuole certamente essere, o trasformarsi, in un ideologo: ma non può nemmeno astrarsi dal mondo e ritrarsi in una sorta di torre lontana e misteriosa, all’interno della quale, in solitaria avventura, far emergere i grumi emozionali del proprio animo. Non lo può in assoluto, né lo può, a maggior ragione, un artista come Beltrami che viene dalla generazione che visse l’ultima stagione dell’impegno in quegli anni Sessanta-Settanta in cui si collocano le sue iniziali prove. Tuttavia sarebbe anche riduttivo trasformare in controideologia il percorso di Beltrami, che è essenzialmente un percorso di stile, dunque di pittura. ... Alla ricerca di una libertà perduta all’interno di certi monolitismi espressivi, cui è giunto nella seconda metà degli anni Settanta, Beltrami è andato a riattingere alle fonti della sua cultura: ha incontrato gli esiti di una pittura, e sono anche gli esiti di un proprio essere uomo, prima che artista. Si è ritrovato a contatto con le vibrazioni di una materia che si distende senza regole sulla tela, ha rivissuto il sapore segreto della velatura, nella giustapposizione oculata di elementi geometrici di differenti cromie; si è ritrovato a contatto con il magazzino della memoria, che gli suggerisce temi e motivi, da indicare sulla tela nei frammenti realizzati tra l’ingenuità surreale e la perizia del trompe-l’oeil. In questa storia, questo accostamento al senso segreto dell’essere pittore, sono riemersi gli idoli di una vicenda iconografica particolare, attraverso la figura femminile, che spesso viene ridotta alla pura presenza dell’occhio che scruta (l’uomo, dunque?), o delle labbra socchiuse nell’atto di baciare. Ed entrambe le icone sono desunte dal mondo della pubblicità, a riconferma di un impegno, che si caccia da una parte, ma riemerge, per interne vie, come dato consustanziale al proprio operare artistico.

… Oggi, nell’accostamento degli stili e dei simboli, Beltrami esprime essenzialmente il senso profondo di una diversa libertà. La perdita di centralità e di certezze non è tema riduttivo del valore uomo, ma può essere anche tema di aperture verso orizzonti di libertà che occorre sottolineare: ed è quanto costituisce l’elemento di novità in questo recente ciclo che con perizia, che va pur indicata all’ammirazione, viene costruendo.”

Mauro Corradini

     Brescia - Agosto 1992  

 

"Le avventure di una Mosca" Trittico, 1993

Alchidico su tela - (cm 100x60)x3.

 

“TRA ECLETTISMO E COERENZA FORMALE”

“… La coesistenza, in ogni opera, di elementi così diversi può ingenerare l’impressione di una incoerenza stilistica di fondo, di una proliferazione di strumenti linguistici come riflesso di una personalità artistica incerta e contraddittoria. Ma la struttura coerente e compatta benché complessa e variegata delle opere stesse, la loro intensa e inconfondibile identità rimandano a una personalità altrettanto unitaria, anche se indubbiamente qualificata da un’ampiezza non comune di variazioni emotive, intellettuali e culturali nella ideazione; per una voracità ed esuberanza eccezionali nella scelta dei mezzi linguistici, degli elementi concettuali e materiali nell’architettura delle composizioni. Occorre aggiungere che i prelievi stilistici da diverse aree pittoriche, nel momento in cui sono incorporati da Beltrami nella propria pittura, perdono o modificano i caratteri originari, orientandosi verso nuovi valori semantici, funzionali ai nuovi contesti, e il tutto viene cementato da una bravura tecnica che spesso raggiunge il virtuosismo del trompe-l’oeil. Così vediamo elementi di minuzioso iperrealismo integrarsi con spunti fantastici e surreali, contribuendo alla produzione di effetti di meraviglia e sconcerto; e lo stesso iperrealismo, arricchendosi di invenzioni pop, come le ricorrenti, tumide labbra muliebri e altri particolari realistici tratti da svariate morfologie, concorre a creare atmosfere ludiche e ironiche. A loro volta, gli interventi di tipo informale o astratto optical non sono fine a sé, ma vengono assunti come termine di contrasto o accordo con altre componenti. E teniamo presente altresì un aspetto particolare dell’arte optical, che è spesso assimilabile – come appunto in questa pittura – a un astrattismo “giocato”, quasi un ingegnoso illuminismo. L’impulso – sicuramente “eccentrico” – che muove Beltrami a inserire nei suoi dipinti l’immagine iperrealistica di uno o più occhi umani, quasi a voler richiamare e intercettare lo sguardo inverso dello spettatore, è ancora un contributo della sua verve arguta e ironica. Quale altro artista avrebbe pensato di introdurre una tale sottigliezza metafisica in una pittura così corposa e materica quale, sostanzialmente, è appunto quella di Beltrami?”

 Franco Pone - Modena, aprile 1995                                                                              

 

“IL DISAGIO (ARMONICO) DEL CONTEMPORANEO”

“All’inizio è il caos (il non conosciuto, il disordine, il “fuori misura”).

Da qui, Nerio Beltrami parte per percorrere nell’attività di questi ultimi anni un chiaro, ma lungo processo di ordine, nonché di autoidentificazione nel tempo sociale contemporaneo: e ciò, mediante una pittura precisa e ragionata, meditata, di lunga gestione, ma che oggi l’autore “sveltisce” grazie ad una maggiore emozione. Sorretta da una sorta di leggerezza garbata, la costruzione pittorica in Beltrami appare come ritmata dai particolari maggiormente descrittivi, che sempre più si fanno spazio nel caos iniziale, primordiale – il fondo del quadro -, ritrovandosi in equilibrio con quest’ultimo. Il singolo particolare è visto come introspettivo, secondo un processo compositivo che potremmo definire fotografico: dunque, indagine psicologica (sfera umana) ed uso dell’espressività dell’oggi (sfera tecnica), il tutto sul piano pittorico ritrovando paralleli e filiazioni fra le trame delle varie componenti, con un po’ di informale, di Op, di immaginario, secondo una metafora utile a chiarire il proprio inconscio (e quello collettivo: André Breton).

Gli stessi problemi di percezione allusi da questa pittura (l’occhio, soggetto ripetuto negli anni) mantengono, poi, questa operazione di ricerca nel campo della pittura “dotta”, cioè “classica” lungo una linea sviluppatasi dal Romanticismo attraverso Simbolismo e Surrealismo; anche se il suddetto “occhio” è oggettivazione dell’anima, porta di comunicazione verso il mondo “altro”, sfera di conoscenza non indagata che, se appena solo sfiorata, si proietta fuori dal disordine – insieme di segni del circostante -, ponendosi come coagulo di idee e summa di essenze (l’occhio in Beltrami come gli occhi del dottor Tube, nell’omonimo film di Abel Gance, del 1915?).

Così il caos oggi diviene più ordinato e rarefatto, come parzialmente ricomposto in forme figure e fortune.

Con un soffio di ironia, Beltrami accetta la nuova acquisizione – “con metodo scientifico affronta l’inconscio”, Sigmund Freud - , non riconoscendola come conquista, però, chè la certezza di oggi può essere il dubbio o l’errore di domani, ma proseguendo nel proprio processo di decodificazione della realtà: quella esterna – luci, geometrie, segni, colori -, quella interna – forme e vita -.

Dall’ordine viene la conoscenza consapevole di sé, l’armonia.”

                                           Federico Napoli - Firenze, luglio 1997                                        

 

“L’ANIMALE NELL’UOMO E L’UOMO NELL’ANIMALE”

“Nelle opere di Nerio Beltrami gli animali emergono da dentro la pagina della memoria e della mente come frammenti collegati a giochi verbali e segnici (Né capo né coda, Mosca più mosca meno, Chi ha paura del gatto mammone?, 1998) che servono da sollecitazioni per mettere a fuoco visivo e concettuale insieme il soggetto, pesce, mosca o gatto e le sue valenze e ripercussioni nell’esperienza personale e di fronte alle misteriose vie della comprensione e della comunicazione, tanto visiva che verbale. La definizione formale occupa un posto molto relativo rispetto allo spazio di accadimento e di interferenza psichica e intellettiva che l’artista cerca di attivare e coinvolgere.”

                                                              Giorgio Segato - Padova, gennaio 1999

 

 

“IL PAESAGGIO E LO SGUARDO” 

Nerio Beltrami mette a confronto la visione della realtà esterna con un frammento di risonanza intima, un fraseggio cromatico, una tessitura segnica, spiata da vicino come ricerca di un momento d’origine, quasi di avvio del gesto di creazione e di racconto, e, dunque, “memento” della semplicità e relatività delle cose, degli oggetti, delle atmosfere, degli ambienti e anche delle emozioni. Confronta il vedere con la motivazione e l’esito emozionale del guardare e, dunque, una figurazione tendenzialmente iperrealista con una liberata gestione del colore e del sentimento, sempre collegata però alla veduta paesistica, in uno sdoppiamento che efficacemente, e con originalità, rende la duplice direzione della veduta, visione e sguardo, intelligenza visiva ed emozione reattiva.”

                                                              Giorgio Segato - Padova, gennaio 2001

 


Composizione dedicata a

Nerio Beltrami

dal poeta Gianni Goderti

  

Come nel sogno di Apelle

la tua mano crea prodigi

- una donna tentò tre volte

di scacciare la mosca dal tuo quadro,

prima di accorgersi che era dipinta –

la perfezione del tuo trompe l’oeil

ha bisogno, per sopravvivere a sè stessa,

di un contraltare esasperato,

(tutto furore gestuale rasoiate di colore)

un qualcosa che sfugga al raziocinio,

nato dove fioriscono gli uragani

e trascini tutti in vortici d’emozione.

Solo allora gli occhi che animano le tue tele

come muti testimoni d’Arcadia

sapranno dirci

se abbiamo capito il messaggio.

 

Gianni Goberti - Ferrara, dicembre 2001              

 


NERIO BELTRAMI

TRA IL PROBABILE E L'IMPROBABILE

«Di Nerio Beltrami o dell'indeterminatezza»: ecco uno dei titoli possibili per dare il la ad un commento alla poetica dell'artista mantovano (milanese per nascita). Ma non precorriamo i tempi.

 

"Non capovolgere" - 2001

Alchidico su tela - cm80x100

 

Quel volto di donna che ci osserva, e ci 'turba', determina un mondo «alla rovescia» o meglio «capovolto», se si dà retta ad una delle dizioni con le quali Beltrami (pittore, fra altri temi, di mosche cosiddette inquietanti...) sa accompagnare sagacemente i propri quadri, siano essi dipinti, con colori alchidici, su tela o su cartone. Tale donna non ci turba in quanto femmina, e neppure come rappresentante di un'eterna categoria lirica (Goethe ci perdonerà se non siamo più espliciti e non citiamo nella sua lingua), sibbene perché arriva inaspettatamente (da dove?) con la testa all'ingiù. E potrebbe sembrare un normale 'a capofitto', se non fosse che, insistendo noi a guardare lei, lei a guardare noi, ci si accorge alla fine come nella sua testa capovolta gli occhi conservino la posizione di una persona in piedi. Insomma, un rovescio nel rovescio capace di provocare la domanda: surrealismo, parasurrealismo, arte fantastica, realismo negato? ... Chi sa: certo un segno delle facoltà immaginative del nostro autore.

Parte di un equilibrato insieme, l'elemento figurativo è elemento preso dalla realtà, ma l'artista sa combinarlo con altri, di tipo astratto, in pagine «ad alto tasso d'improbabilità». Sicché i lettori, e con essi il critico, di fronte all'arbitrio poetico-estetico si tendono fra gli aspetti oggettivi (verbigrazia un animale) e gli aspetti informali e gestuali dell'opera.

... Le opere di Beltrami, applicheremmo ad esse questa sorta (veloce) di sintesi: composizioni incentrate sulla scelta di icone tratte da un diffuso repertorio non-figurativo, storico repertorio, nelle quali composizioni di volta in volta figura, in maniera più o meno vistosa, un «intruso» (oppure una «intrusa»), abbia codesto carattere o antropomorfo, o zoomorfo, o fitomorfo.

 

"L'occhio indiscreto" Trittico - 1991

Alchidico e smalti su tela - cm 80x100x3

 

... Donna, Mosca, Pesce, ... aggiungiamo l'Occhio (motivo principale del surrealismo), i Fiori (capovolti), le Labbra. In generale ad ognuno di essi, intrusi o no, Nerio con innegabile versatilità ha dedicato un ciclo, una compita serie di quadri.

... Poiché del pittore (e del disegnatore) sono indubbie volontà e capacità di rinnovarsi, chiudiamo questo intervento - che solo con lata approssimazione ha potuto affrontare la poetica del Mantovano - chiedendoci con quali future opere Nerio Beltrami saprà sorprenderci. Non oggi, forse neppure domani, sicuramente in un tempo non lontano."

                        Dino Pasquali - Firenze, giugno 1996 

 

 

“ Milanese,     introverso,   timido,     preciso     fino    alla pignoleria,    ragioniere    e    « ragionatore »,     Nerio Beltrami è   così   bravo,  e lindo, e convincente, da far credere  ch'egli  lavori   su  tela  emulsionata, secondo la tecnica suggerita qualche anno fa da Bertini.  E invece no: niente  fotografie   e   maschere;    tutto  dipinge e crea.

(...)  Se fosse solo per questo, Beltrami sarebbe peraltro soltanto   un  artigiano.   Perfettissimo    ed     esemplare artigiano, non artista. … Beltrami, per suo conto, da un senso   alle sue opere. Il suo è un discorso compiuto. La vivisezione  di  un corpo, o di un viso, ha una funzione di contrapposizione,  per   sottolineare l'elemento grafico. La  ripetizione  di   certe  figure   piatte   ( come  l'aquila, preferito  soggetto),   soggiogate a volte da un elemento a tutto  tondo, un pugno, inserito in una striscia tricolore è  un   richiamo   alla   vuotaggine   dei   simboli. ...” 

Mario Cattafesta - 1972

 


 

"Le avventure di una Mosca" Trittico, 1993

Alchidico su tela - (cm 100x60)x3.

 

Beltrami, come i leggendari maestri è un titolato giocatore di scacchi, trova che l’immagine della mosca  sul dipinto abbia valore di segno rivelatore, pensiero,  accentuazione, irrisione, evocazione, mitologia pittorica, estensione prospettica, ironia, capriccio e scherzo, imposizione della valenza qualitativa, e chissà cos'altro. E' una cartina di tornasole per chiarire l’origine del progetto. Ma non è un simbolo. E' comunque una mosca che non figura NELLA pittura, bensì SULLA superficie dipinta. Noi, surrealisticamente possiamo chiederci cosa sia la pittura oppure cosa sia la mosca, provandoci magari a invertire le risposte. Tali particolarità non sono casuali in relazione al gioco degli scacchi, nel quale l'artista mantovano vanta un notevole credito, perché è un gioco di contrapposizione basato sul ragionamento. E se analizziamo le motivazioni della sua pittura troviamo gioco, contrapposizione e ragionamento che costituiscono la trama progettuale di ciascun quadro.

… Egli dipinge una rappresentazione della pittura. E’ quanto va raccontando la piccola mosca (finta, dipinta) che si aggira tra le immagini (vere, oggetto palpabile) dei suoi quadri.”

Renzo Margonari

 

"Mosca in un labirinto" - 1999

Alchidico e olio su cartone, cm 50x35

 


ATTIVITA' ARTISTICA

 

-  CAVRIANA (Mantova)

L’artista Nerio Beltrami ha partecipato alla  Mostra d’Arte contemporanea "7 espressioni 7" dal Figurativo all’informale –

Gruppo promozione Arte  Cavriana Villa Mirra – Piazza Castello 5 (46040) dal 20 dicembre 2008 al 6 gennaio 2009

Altri espositori: Roberto Nezzi – Mario Lipreri - Nicola Biondani – Iva Recchia – Giovanni Pegoraro – Paolo Conti
 

 


Nerio Beltrami

ha partecipato alla Rassegna d'Arte Contemporanea

Dal 2 al 16 Marzo 2008

Teatro comunale

Presenta la mostra lo storico dell'Arte Sabrina Arosio

Inaugurazione Domenica 2 Marzo alle ore 11.00 - Comune di Reggiolo - Assessorato alla cultura. Orari: Domenica 10.00-12.00/16.00-19.00 - Feriali 16.00-19.00 - Chiuso Lunedì e Giovedì. Con il Patrocinio di: - Provincia di Reggio Emilia - Provincia di Mantova.

 

Nerio Beltrami ha allestito personali e partecipato a mostre collettive, di cui si ricordano quelle degli ultimi anni:

2000 "Archetipi misteriosi" Sala Nemesio Orsatti di Pontelagoscuro, Ferrara;

"Lo sguardo sul volto"Teatro Com.le, Reggiolo (RE);

"Impronte di un bestiario padano" Casa Società Operaia, Bondeno (FE);

"Il disegno a Mantova 1950-2000" Pinacoteca Comunale, Quistello (MN);

"Inquietudini di inizio secolo" Circolo arti figurative , Empoli (FI); "Tra rumorosi silenzi" Galleria Radice, Lissone (MI).

2001 "Cinque artisti fra tradizione e futuro" Galleria Il Rivellino, Ferrara;

"Il paesaggio e lo sguardo" Teatro Com.le, Reggiolo (RE) e Casa Società Operaia, Bondeno (FE);

"Tracce del vissuto" Perseo Centroartivisive, Firenze; "Dall'Arno al Mincio" Palazzo Gonzaga, Volta Mantovana (MN).

2002 "Mostra Antologica" Museo d'Arte Moderna, Gazoldo degli Ippoliti (MN);

"Le suggestioni del tempo" Galleria Il Rivellino, Ferrara; "Universo Padano" Teatro Com.le, Reggiolo (RE) e Casa Società Operaia, Bondeno (FE);

"Interferenze" Circolo culturale Pro Desio, Desio (MI); "In situazioni di instabilità" Perseo Centroartivisive, Firenze;

"Lo sguardo capovolto" personale, Galleria Studio, Serramazzoni (MO);

"Arte in movimento rotonda S. Biagio, Monza (MI).

2003 "Gesti che raccontano" Galleria 8,75, Reggio Emilia;

- "Da Pegaso a Varenne" Teatro Com.le, Reggiolo (RE) e Casa Società Operaia, Bondeno (FE);

- "Nell'evolversi delle esperienze" Galleria Art Point Black, Firenze; "Sguardi rivelatori", Camaver Kunsthaus, Lecco.

2004 "Sensazioni d'amor di sesso e di maternità" Teatro Com.le, Reggiolo (RE) e Casa Società Operaia, Bondeno (FE);

- "I colori della riflessione", Galleria  Il Rivellino, Ferrara: "Pittura come oggetto" personale, Circolo Arci "E. Salardi" , Mantova;

- "Percorsi conoscitivi", Camaver Kunsthaus, Lecco.

2005 "Sulla linea della pianura - Testimoni di un cambiamento" Teatro Com.le Reggiolo (RE);

- "Appunti di viaggio" Galleria Il Rivellino, Ferrara;

-"Disarmonie contemporanee" Centro di arte contemporanea Teresa Noce, Monza (MI).

2006 "Navigando in acque padane" Teatro Com.le Reggiolo (RE);

- "Nel mutevole scorrere dei giorni"Galleria Il Rivellino, Ferrara;

- "Oltre lo sguardo" Centro di arte contemporanea Teresa Noce, Monza (MI).

2007 "LunaticaMentePadana" Teatro Com.le, Reggiolo (RE).

- Mostra di Ferrara “Percorsi e prospettive” Galleria Il Rivellino, Ferrara.

 

L'artista Nerio Beltrami partecipa alla vita artistica dal 1957  esponendo le sue opere in diverse mostre, si ricordano le più importanti:

1990 "Di/segno in segno attraverso la Padania" Ex-forte di Borgoforte (MN) e Revere (MN);

"Mappe della memoria" Teatro com.le, Medole (MN).

1991 "Mappe della memoria" Galleria La Torre, Mantova; XXXI Premio Suzzara, Suzzara (MN); "Superando infinite barriere" Galleria com.le d'arte moderna, Sassuolo (MO), 1992 "Superando infinite barriere" Sala gialla del palazzo Corso, Carpi (MO); Personale Galleria Arte Europa, Tenno (TN);

XXXII Premio Suzzara, Suzzara (MN);

Personale Atelier d'arte Ducale, Mantova;

"Art Box" Castello dei Pio, Carpi (MO).

1993 Personale, Galleria Arte Europa, Campagnola E. (RE);

"Tra visibile e invisibile" Sala gialla del palazzo Corso, Carpi (MO) e Studio d'arte Andromeda, Trento; Personale, Galleria Arte Europa, Tenno (TN);

"Art box" Castello dei Pio, Carpi (MO).

1994 Personale, Saletta Cavriani - Mantova;

Personale "Artemisia arte contemporanea" Pisa;

"Tra segni e sogni" Centroartivisive Perseo, Firenze; "Wystawa prac artistow wloskich" Galleria Jatki, Nowy Targ - POLONIA;

"Per arte e per amicizia" Chiostri di S. Domenico, Reggio Emilia.

1995 "L'avventura dell'anima" Galleria Il Rivellino - Ferrara e Gall. del Castello Scaligero - Malcesine (TN); Personale, Gall. Il Candelaio, Firenze; "In attesa degli eventi" Centroartivisive Perseo, Firenze; "Indagando le sottili trame" Gall. La Nuova Sfera, Milano; "Un segno essenziale tra realtà e sogno" Torre Civica, Medole (MN) e Teatro Com.le, Reggiolo (RE); Personale, Galleria Punto Arte, Modena.

1996 Verso Nuovi Orizzonti" Galleria Il Rivellino, Ferrara;

- "Scandagliando gli abissi dell'inconscio" Centroartivisive Perseo, Firenze;

- "Percorrendo sentieri come spirali" Galleria La Nuova Sfera, Milano.

1997   "Dalle fluttuanti regioni della memoria" Galleria Il Rivellino, Ferrara;

- "Natura lacerata" Atelier degli Artisti, Brescia; - "Cercando un equilibrio per questi strani giorni" Centroartivisive Perseo, Firenze;

- "Sette codici per comunicare" Galleria  Radice, Lissone MI);

- "L'incisione mantovana del 900" Pinacoteca com.le, Quistello (MN).

1998 "La valle del grande fiume- sguardi d'artista sulla pianura padana" Teatro Com.le, Reggiolo (RE); "Viaggiatori in un universo di lune soli e altre stelle" Galleria Il Rivellino - Ferrara;

"Opere recenti" personale, Galleria Arianna Sartori, Mantova;

"Continuando a raccontare l'invisibile" Centroartivisive Perseo, Firenze;

"Meditazioni" Galleria  Radice, Lissone (MI).

1999 "Nell'infinito intreccio di energie" Galleria Il Rivellino, Ferrara;

"Impronte di un bestiario padano" Teatro Com.le, Reggiolo (RE);

"Icone per un nuovo millennio" Perseo Centroartivisive, Firenze;

"Il cerchio dei mutamenti"Galleria Radice, Lissone (MI);

"Spaesamento e dintorni" personale Villa Magnaguti, Cerlongo (MN).
 

Rassegne importanti di Nerio Beltrami degli anni 60 e 70

1967 – “Prima Rassegna delle Arti figurative mantovane”, Palazzo della Ragione, Mantova.

1968 – “XXI Premio Suzzara”, Suzzara (MN), (allora era una manifestazione di caratura nazionale); - “Convergenze 8”, Galleria degli Antichi, Sabbioneta (MN), rassegna ad inviti dove erano rappresentati artisti di 8 provincie (Verona, Brescia, Cremona, Ferrara, Rovigo, Modena, Parma e naturalmente Mantova) con la collaborazione di critici quali Elda Fezzi, Arturo Mario Quintavalle, Franco Farina, Alessandro Mozzambani e Renzo Margonari.

1969 – “Presenza Surrealista”, Gall. Vitruvio, Milano. 1970 – “8° Premio Soragna di bianco e nero”, Soragna (PR), dove ho vinto il 2° premio (all’epoca una rassegna importante);

- “Le categorie del fantastico”, Gall. Angolare, Milano e Gall. Pianella, Cantù (CO).

1972 – IV Biennale d’Arte Grafica Italiana Contemporanea, Faenza (il mio fiore all’occhiello, dove ero invitato, unico mantovano, con tutti i mostri sacri dell’arte italiana).

 


 

L'artista Nerio Beltrami

partecipa attivamente alla vita artistica allestendo mostre personali e collettive importanti in diverse città Italiane e straniere ricevendo lusinghieri consensi dalla critica qualificata e dal pubblico interessato.

 


 

 

 

 

 

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