Fausto Fori - Pittore


PENSIERO DELL'ARTISTA

 

"La mia pittura è interamente pervasa dal tempo. Un tempo recuperato che sembra concedersi e posare per una seconda volta prima di essere dimenticato per sempre.

L'immagine volutamente rovinata e non definita si offre per un'ultima contemplazione."

 

Fausto Fori

 

 

Fausto Fori, all'anagrafe Faustino, nasce artisticamente negli anni '70. Lavora nel suo studio a Ravenna.

Appena ventenne, nel 1971, viene segnalato aggiudicandosi importanti premi per la forma letteraria, la Poesia. I suoi scritti vengono considerati una sicura e valida promessa della giovane poesia italiana. Tutt'ora la parola rappresenta parte importante della sua vita. Nel 1976, a seguito della morte di suo fratello Pasquino e del conseguente totale dissesto finanziario, scopre la Pittura. Si dedica a questa grande passione con anima e corpo.

Per la sua pittura nel marzo 2007 ad Asolo (TV) ha ricevuto il riconoscimento  con una significativa e positiva critica da parte di Vittorio Sgarbi presente all'inaugurazione della sua prima e vera importante mostra nazionale.

 

 

Il critico d'arte Vittorio Sgarbi presente alla mostra

dell'artista         Fausto Fori

 

Vittorio Sgarbi ha definito

Fausto Fori:

"Il pittore che dipinge l'assenza ...

quello che non c'è"

 

L'artista non firma mai i suoi quadri, li identifica scrivendo, sul retro, dei suoi versi.

 

Hanno scritto di Lui:

Domenico Cullili - Luca Maggio - Masotti Gian Paolo -
Maurizio Messori - Roberto Pagnani - Vittorio Sgarbi -

 

 

 

 


ANTOLOGIA CRITICA

 

"Fausto Fori, un pittore diverso"

"Questo artista, senza alcuna preventiva scuola d'arte, ha preso in mano pennelli e colori e ha cominciato a tracciare con mano decisa, tutto ciò che viene fuori dalla sua fantasia fertile, quasi come impulso irrefrenabile a cui non si può sottrarre. Siamo di fronte a un artista spontaneo che ci fornisce un'interpretazione del tutto nuova ed originale di Arte. Accanto all'elemento pittorico, materiali di uso comune, ormai scartati, rivivono come cornice consequenziale della rappresentazione e sotto gli impulsi della sua fantasia fertile acquistano una rigenerazione sbalorditiva.
Chi guarda la sua pittura, si trova catapultato improvvisamente in una dimensione in cui tutti i sentimenti sono coinvolti.
Il
Fori dipinge un mondo di mezzo con personaggi, oggetti e paesaggi, in cui ogni cosa sembra raccontare una storia. Questo mondo di mezzo prorompe nel nostro mondo materiale e cerca di farsi conoscere esprimendo una vitalità pacata e ferma, suoi personaggi appena abbozzati, si stagliano imperiosi con nel volto espressioni ben delineate e non hanno alcuna remora ad esprimere i loro sentimenti e le loro emozioni con una carica di umanità che lascia esterefatti. Tutto appare silenzioso, felpato ma incredibilmente vivo. Non solo i personaggi, ma anche panorami e oggetti sono propri dell'ambiente in cui vivono, hanno un'anima ed esprimono sempre qualcosa di preciso; tutto è giusto e perfetto, in tacita armonia!
Ci si chiede come da quelle che sembrano disordinate macchie di colore talvolta luminose, talvolta cupe, possano prendere forma personaggi e cose che a prima vista non esistono. È l'irrealtà di un mondo di mezzo che si-fa realtà e interagisce con le nostre emozioni. È pittura della libertà, perché comunica un messaggio sempre diverso che si rapporta allo stato d'animo di chi guarda.
Chi si trova muto spettatore dinanzi a un suo quadro, non può non interagire con esso e restarne totalmente coinvolto.
Prima dell'opera del
Fori, potevamo solo immaginare un simile mondo, ora abbiamo la fortuna di esplorarlo e riceverne emozioni.
La pittura del Fori non può definirsi una corrente pittorica e a nessun altro artista è possibile accostarla, perché solo lui conosce il segreto ... segreto che nasce da una coscienza raffinata e... sottile."

Domenico Cullili - 2007 - Avvocato in Varese
 

 

FIGURE DI FORI
Esiste un progredire nell'arte di
Fausto Fori. … Fori crea icone senza ori necessari: l'oro è un'eventualità, non una costante per i suoi manichini, omini o si dica pure personaggi, le cui storie sono degne di mistero e tristezze, su volti spesso assenti, vuoti o altrove, che escono così. … Della parola e della pittura. O del video che filma e brucia. La ricerca è cresciuta nel tempo, insieme
alla scansione sempre più felice, in quanto più sua, delle immagini neonate. Le storie, diverse: quelle di sempre. Gente malinconica e carica, che chissà quante vite ha vissuto o aspetta di vivere.
Eppure oggi, con qualche anno in più sulla pelle di pittore e d'uomo, la ricchezza cromatica si fa spessa, è già una firma, quella che si ostina a mancare dalle sue forme, pertanto più riconoscibili,
Fori il folle che cammina.
METAMORFOSI DI FORI
Cambiano i quadri di Fausto Fori, si trasformano, vivono più vite modificandosi nel volto, in un passaggio di colore o forine di paesaggio. Se la storia da narrare diviene altra, affondano in altre radici e variano il percorso. L'autore li distrugge, si distrugge, come gli piace, e nasce qualcosa di altro, com'è nella natura dei suoi cicli e ricicli di pitture e materiali -magma, dove nulla si esaurisce mai del tutto. … E' colto il fare di Fausto, raccolto in alcuni nomi che più lo riguardano: Goya, Rembrandt, Soutine l'amatissimo e altri preziosi e gocciolanti, più o meno celati nella carica e nella sostanza dei suoi silenzi.

A proposito di Rembrandt, l'ultima volta che sono stato nel suo studio, Fausto ha preso un libro con la riproduzione del celebre Bue squartato dell'olandese, e l'ha capovolta: "E' così che io lo vedo" ha detto, non più massa inerte ma quasi aggettante verso lo spettatore. Forse ne trarrà un'opera, imperlante però è stato capire una volta di più quanto un artista e il suo istinto siano essenziali per l'atti noi: offrono sempre una visione diversa della realtà che più si crede di conoscere, anche attraverso un gesto semplice, un'intuizione geniale, capovolgere una figura, rivoltare le nostre tasche e finalmente farci vedere come sono fatte e cosa d'altro contengono. Sorprendersi dunque anche nel reinventare quotidiano e attento quel suo estro che si posa su ciò che lo circonda: facce e forme incontrate per strada e inconsapevole chi guarda e legge questi quadri, potrebbe già esserne parte, sequenza di un casellario indefinito di costanti e variazioni.

Luca Maggio - Ravenna - Aprile 2007
 

 

"La sua pittura e un'alchimia di colori e tonalità tendenti alla ruggine ed al nero così adatti ad illustrare quella leggera e positiva malinconia che permea le sue opere.
I suoi soggetti appaiono improvvisi e sfumati come*ombre di donne, angeli, giostre, giocolieri o ricordi di famiglia immersi in una luce soffusa con forti e interessanti richiami a Georges Rouault.
Fori è un segugio-collezionista di oggetti che recupera nelle sue incursioni cittadine: spalliere di letti in legno, fondi di specchi, parti di automobili e tanto altro ancora che riporta in vita tramite la pittura.
Instancabilmente disegna e dipinge, quasi con febbrile devozione al pennello, e sovente regala generosamente carte disegnate con figure di donne macchiate da un fondo beige. La sua è, quindi, una "pittura sorpresa" che cammina di pari passo al ricordo dei sogni più intimi dell'artista."

Roberto Pagnani

 

“L'Appellativo Indesiderato”
La preistoria dell' Espressionismo Astratto ha inizio nei tardi anni ". In questo passato
Fausto Fori non si identifica per niente, perché egli è un intimista puro, cioè si esprime senza punti di riferimento - ideali e visibili Ma essendo figlio dei nostri tempi non può non tener conto delle tensioni formali, e non, dei giorni d'oggi.
La sua Introspezione nasce da un radicato amore per la Poesia, che egli coltiva pressoché da sempre. La sua formazione artistica ha avuto si valenti maestri ma questi non hanno mai corrisposto appieno al suo "sentire" - troppo intento a un misticismo sorto da un vissuto burrascoso e sofferto. I suoi segni, quel tratto scuro e incisivo non passa certo inosservato, la sua forza stilistica è un'impronta fin troppo leggibile del suo "privato" - quell' animoso solipsismo, quella soggettiva animalità - che non ha mai nascosto - Dice Reinhardt: "... che è possibile riconoscere alcuni aspetti significativi della Pittura osservando non solo ciò che i pittori fanno, ma anche quello che si rifiutano di fare". E quello che Faustino rigetta è l'elaborazione ricercata, è la ricerca elaborata: tutto ciò che è privo di n’immediatezza istintiva e sanguigna”

Masotti Gian Paolo
 

 

"... Nei colori tenui dei suoi disegni si intravedono la dolcezza e la sensibilità che lo sovrastano, amalgamate in una strofa ripetuta nel vento dell'arte che gli appartiene. ..."

Maurizio Messori

 

 


 

Intervista di Fiorenza Marani

all'artista Fausto Fori
 

RAVENNA - Nel suo studio, un imprevedibile spazio urbano /una ex officina meccanica in via Albererai incontriamo il pittore Fausto Fori.

 

 


 

- Quando ha iniziato a dipingere?

Dipingo dal 1976 e ciò ha coinciso con una grande tragedia famigliare: la morte di mio fratello Pasquino e il conseguente disastro economico. Perdemmo tutto, anche la villa in via Zalamella. Iniziai così, per rabbia, a rovinare e a sporcare quei muri, in attesa dell'esproprio. E' lì che ho cominciato a soffrire il segno e il colore e pian piano mi sono addentrato nel mondo magico della pittura. Ho iniziato questo grande viaggio di conoscenza, di letture, con l'aiuto del caro amico Zani Plazzi. Fu lui che mi parlò di grandi pittori come Bacon, Soutine, finché non mi innamorai della vita di Van Gogh.
- Come nasce la sua pittura?

E' semplice, devo essere colpito da un'immagine, può essere una vecchia foto, tratta dalla mia vita o vite altrui e così cerco di tradurre in pittura l'emozione di questa immagine. I miei "idoli" sono: Goja, Rembrant, Velasquez, mi piacciono quelle atmosfere quasi dorate, inconfondibili come troviamo nella loro pittura.
- E i suoi personaggi?
I miei personaggi o paesaggi nascono spesso dal disegno: la mia mano si muove in rapporto a quel che provo, lei inizia a disegnare, ma io non la sforzo, è molto libera. E’ come se l’opera nascesse direttamente dalla mia emozione che appunto la guida. La cosa più bella della mia opera è che io non so mai quello che faccio. Sono il primo a stupirmi quando dipingo una cosa che mi piace. La figura non è ben definita, dalla massa o segno devo far venire fuori appunto l’emozione. Come se la pittura venisse fuori da sola …
- Come ha incontrato Vittorio Sgarbi?
Sgarbi è venuto all’inaugurazione di una mia mostra ad Asolo (TV) e ha notato nella mia opera dei riferimenti alla pittura classica poiché prendo in prestito atmosfere del passato, le tratto in maniera personale e, come lui ha sorprendentemente detto, le rielaboro in chiave moderna. E' così che definisce la mia pittura un figurativo informale. Un'altra cosa che hanno detto del mio stile è che è una pittura colta, nel senso che in essa c'è un lontano riverbero di atmosfere è come se le prendessi in prestito e le riportassi alla luce. Parecchie persone sanno leggere queste emozioni questo per me è la cosa più bella. Sgarbi mi ha definito anche il pittore che dipinge l'assenza. Dipingo ciò che non c'è.”

Fausto Fori
 

 


 

L'artista Fausto Fori

espone le sue opere a mostre personali, collettive in diverse città italiane, ricevendo premi e consensi dal pubblico dalla critica qualificata e dalla stampa.

 


 

 

 

 

 

OPERE

 

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