Domenico Gentile

Pittore

www.gentilearte.com

e-Mail: mimmo1933@virgilio.it


Cos'è la pittura per Domenico Gentile?

"Ho la sensazione di avere dipinto queste opere sulla mia pelle: sono tatuaggi perché sono segni indelebili, testimonianza della mia fede nella pittura. I miei genitori erano sarti e mi ricordo quando da bambino disegnavo con il loro gesso sui pavimenti di casa e ricordo ancora la prima volta che ho aperto un colore a olio: era bianco, ne sento ancora l'odore. L'olio è la mia tecnica: prendo pennelli e tubetti e cerco il colore sulla tela. Le mie prime esperienze pittoriche risalgono intorno al 1948. Dai primi acquerelli passai successivamente alla pittura a olio, avvalendomi degli insegnamenti di pittori, dei quali nel frattempo ero diventato amico. Si andava a dipingere in gruppo, all'aria aperta, inquadran­do tutti lo stesso soggetto, naturalmente il paesaggio, quello mediterraneo di Salerno."

L'artista Domenico Gentile

 

 


 

Domenico Gentile è nato a Salerno il 30 luglio 1933;

Attualmente vive e lavora ad Asola (MN) nell'alto mantovano.

 


 

In "Tatuaggi 1990-2000"

"Fumaiolo attivo" 1995 - Olio su tela - cm 80x60

"Dipingersi addosso - tatuarsi - per difendersi dalle angosce quotidiane.

Aggiungere - in giusta dose - l'ironia come placebo necessario contro l'effimero."

 

 

 

 

Opera inserita nel catalogo "Sold'Arte", Mostra di Arti Visive - Associazione Onlus "Maria Rosaria Sifo - Ronga" Napoli 2006

 


 

Domenico Gentile ha compiuto studi classici fino alla laurea in medicina, maturando parallelamente la sua formazione culturale e le prime esperienze pittoriche nell'ambito di gruppi intellettuali cittadini nei primi anni '50. Influenza fondamentale, se non decisiva, in questo senso hanno avuto per lui rincontro e i lunghi sodalizi con Alfredo Della Monica, Anna D'Agosto, Mario Carotenuto, Filiberto Menna, Alfonso Gatto e Tullio Lenza, tra gli altri. Era il tempo della "ricostruzione" post-bellica e nella Libreria Macchiaroli, nello studio di Mario Carotenuto, al "Circolo Democratico" si viveva un clima di comune fervore di recupero, di lotta contro il vecchio e lo scontato; e con intransigenza, quando non proprio con intolleranza. In quel periodo Domenico Gentile ha preso parte a molte "collettive" tra Salerno e Napoli, organizzate da "L'Arco" (un gruppo culturale di cui fu fondatore con altri), da "Salerno-Quadrante" (una delle prime riviste culturali del Mezzogiorno edite nel dopo­guerra), da "I Giovani Realisti Salernitani", dalla "Corda Fratres".  Negli anni successivi, per vicende personali, ha avuto modo di incontrare e confrontarsi con culture diverse, in altri ambienti. Dapprima ed a lungo a Roma, quindi a Firenze, infine in Lombardia. Dalla metà degli anni '60 è stabilmente a Mantova, legato al gruppo della Libreria-Galleria "Greco", vicino alla rivista "Il Portico".

L'atmosfera mantovana (e la frequentazione di Francesco Bartoli, Gino Baratta, Renzo Schirolli, Sergio Sermidi ed altri ancora) non è certo estranea ai nuovi itinerari della sua pittura, come generalmente registrato dalla critica.

 

 

 


SI SONO INTERESSATI ALLA  PITTURA DI

DOMENICO GENTILE

Odette Alloati - Sabrina Arosio - Paola Artoni - Giovanna Barbero - Francesco Bartoli - Paolo Bertelli - Massimo Bignardi - Vincenzo Bonassisi - Vittorio Bottino - Antonio Carbè - Renata Casarin - Antonio Castaldi - Mario Cattafesta - Gianni Cavazzini - Ettore Ceriani - Mauro Corradini - Maria Cucciniello - Mariella Da Mondovì - Angelo Dragone - Fedora D'Errico - Gian Maria Erbesato - Albino Galvano - Alfredo Gianolio - Margherita Goberti - Werther Gorni - M.Gabriella Guglielmi - Domenico Guzzi - Paolo Levi - Fausto Lorenzi - Giovanni Magnani - Renzo Margonari, Filiberto Menna - Angelo Mistrangelo - Vittorio Montanari - Elisabetta Muritti - Federico Napoli - Dino Pasquali - Enrico Pirondini - Franco Pone -  Ennio Pouchard - Gaetano Rispoli - Sebastiano Saglimbene - M. Grazia Savoia - Giorgio Segato - Giorgio Seveso - Vittorio Soffientini - Luigi Tallarico - Selene Tirelli - Adelaide Trabucco - Gabriele Turola - Miklos N.Varga - Adriano Villata - Augusto Visconti.

 

GIORNALI, RIVISTE, CATALOGHI:

Abruzzo A/Z -Arte - Avvenire - ArteCultura - Bergamo Oggi - Brescia Oggi - Campo - Catalogo dell'Arte moderna italiana n.24 cf.Mondadori e Associati Editori Spa - Cernusco democratica - Città Nuova - Corriere della sera (Vivi Milano) - Corriere di Torino e Provincia - Cronaca di Mantova - Eco di Bergamo (l'Inserto) - Famiglia Cristiana - Gap Casa -Gazzetta di Mantova - Gazzetta di Modena - Gazzetta di Parma - Gazzetta di Reggio Emilia - Gazzetta di Salerno - Giornale di Brescia - Il Cittadino - Il Giornale - Il Giorno - Il Manifesto - Il Mattino - Il Sole 24 Ore - Il Tempo - Il Venerdì d'Arte - Il Novecento/2 Electa -Io a Reggiolo - La Cittadella - La Cronaca di Mantova, La Nuova Ferrara, La Padania, La Pittura in Italia -  Lombardia Oggi - La Repubblica (Trova Roma) - La Stampa - Stampa sera - La Voce di Mantova - Leadership Medica - Le Arti News - L'Esagono - L'Indice - L'Ora - L'Umanità - Notizie Parole/Colori - Periferia - Piazza Affari - Qui Touring - Rassegna Clinico-Scientifica (inserto culturale) - Salerno-Quadrante - Secolo d'Italia - That'sArt - Verso l'Arte.
 

 


PRESENTAZIONE CRITICA DELL'ARTISTA

DOMENICO GENTILE

A CURA DI PAOLO BERTELLI (2001)

 

"Dei tempi o delle forme (momenti)"

Numerose sono le tappe dell'arte di Gentile.   In  maniera sintetica potremmo citare anzitutto la fase salernitana, significativamente dedita al paesaggio naturale e giustamente descritta da Renzo Margonari ('84) come il periodo delle certezze neorealiste. A questa prima fase è seguito un momento che ha come necessaria evoluzione lo scomporsi e ricomporsi di strutture che si affastellano in un primo piano assoluto (come ricorda Francesco Bartoli) che non lascia spazio ad altri esiti in una sorta di spazio primordiale e magmatico privo di proiezioni prospettiche. Infine la terza e più recente fase dove, di fronte al primo piano occluso da un affastellarsi di oggetti aprospettici, emerge un labile recupero del paesaggio, una speranza di orizzonte nell'equilibrio compositivo di maggior respiro.

È interessante notare come il momento mantovano sia più inquieto ed interlocutorio.   Proprio   in   questo Gentile «ha diluito il suo colore mediterraneo acquistando accenti più mentali e raffreddando il colore cupo ma pregnante delle tonalità salernitane. Anche la struttura compositiva si è fatta più problematica e dilatata, talora a scapito del forte senso materialistico enunciato prima della fase mantovana». L'evoluzione è stata una costante metamorfosi di un pittore aperto e senza cliché, che ha come elemento unificante della sua produzione l'attenzione alla struttura compositiva, rivelando un carattere ironico e critico. Nel suo operare l'obliterazione della norma prospettica consente una visione profonda e 'distante', poiché l'attenzione al dettaglio e la speculazione macroscopica costituiscono la nuova prospettiva. Una sorta di melanconia moderna, diremmo, con netti riferimenti ad un Pop edulcorato, senza gigantismo, capace di esprimersi tramite una serialità non stereotipata. Significativa risulta pure la notazione di Bartoli (1985), che ricorda come con gli anni Sessanta sia avvenuto il crollo del realismo, costringendo Gentile da un lato a salvaguardare le radici emotive ed etniche e nel contempo a cercare un linguaggio più avanzato. Da qui il 'silenzio' emerso tra gli anni Sessanta e Settanta: anni di caos ed estremismi, che avevano cancellato le correnti social-realistiche cui il pittore aveva aderito prima di giungere a Mantova, città metafisica di silenzi, di cultura alta, geograficamente prossima a Milano e all'Europa. Bartoli nota inoltre come, dopo il momento del neorealismo, compaiano toni plumbei e ferrugginosi, che motivano uno scontro tra sguardo e oggetto. La terza fase è quella in cui si affermano variegati sondaggi di partiture compositive che riemergono finalmente senza peso, riacquistando la capacità gioiosa - talvolta onirica - di espandersi e moltiplicarsi mettendo in frizione sogno e divertimento, artificiale e naturale. A questo proposito interessante è anche la notazione di Giovanna Barbero (1984), secondo la quale gli 'archetipi strutturali' e la pittura del periodo 'mantovano' comportano un dualismo tra certo e aleatorio dove però permane il brano di paesaggio naturale.

Solo verso il 1980 l'immagine si frantuma, perde priorità, l'argomento diviene fittizio, l'accenno paesistico si ritira in spazi sempre minori, diventando un fantasma.

... Filiberto Menna nel 1983 ricordava la saltuaria presenza nelle tele di un caduco ed evanescente ricordo di Salerno, anche se il pregio dell'artista conterraneo risulta essere la capacità di cogliere un frammento di realtà e di isolarlo dal contesto, mostrandolo come fosse la prima volta. Ma lo stesso Menna intuiva che l'opera più recente era svincolata dal passato:

«si deve parlare semplicemente di una pittura completamente nuova, che ha acquistato fiducia in se stessa e nei propri mezzi specifici, indipendentemente dalle richieste della rappresentazione (...) Ciò che è mutato è lo sguardo dell'artista che sembra bruciare ogni distanza contemplativa e fissare le cose, si direbbe, ad occhi sbarrati, lasciando in qualche modo la parola alle cose stesse».

Filiberto Menna nel 1983

 

L'abolizione della distanza mette in crisi l'impaginazione precedente, voluta secondo piani gerarchici e accumulazione del colore, puro, squillante ed aggressivo. ... Bartoli aveva già notato

«l'emergenza di primi piani, veri e propri parapetti visivi sui quali si innesta l'ordito del quadro».

Nell'opera recente Gentile ha alzato una barriera, occludendo spazio e paesaggio, esaltando elementi protagonisti che si affollano per un primo piano, «presenza incombente, ossessiva, perturbante».

 

Quei 'Tatuaggi' degli anni recenti

Inutile   nasconderlo:   Gentile   è   un   pittore   intellettuale,    che vedremmo volentieri uscire da una bottega fiorentina. Le sue composizioni non emozionano, non commuovono, sono impostate su un disegno accorto e lungamente studiato con chiarezza e sobrietà, complice   un'attenta   indagine dell'arte moderna e contemporanea dalla quale ha distillato ed assimilato significativi stilemi, che ora sono segno   distintivo   della   sua   opera.   Di   Gentile   colpisce soprattutto la padronanza del disegno, che sottende una razionalità foltissima.  Gentile costruisce il quadro, lo medita con impegno e tensione, evitando appositamente la cura dei colori (sapore veneto contrapposto al disegno fiorentino). Evita l'immediatezza e giunge all'arte attraverso mediazioni logiche; ogni dipinto è accortamente pensato grazie alla facilità del segno, ben accampando le figure e riempiendo lo spazio grafico. Il geometrismo risulta una sorta di 'uscita di sicurezza' per il razionalismo, che rivolge nel contempo espliciti sguardi a Kirchner e agli espressionisti, a Mondrian ed al suo geometrismo. Ha visto bene Gianolio (1999) nel notare come Gentile nelle sue opere recenti abbia rivolto anche lo sguardo verso l'alto, all'universo:

«Il binomio astratto-concreto qui si definisce meglio, trova la sede più idonea per esprimersi con quelle implicazioni cosmologiche delle quali Kandinsky dissertava».

Alfredo Gianolio (1999)

 

Un reticolo di sensazioni - secondo il critico -   in   cui   Gentile ha conservato la materialità del vissuto, un senso del reale che penetra all'interno dello spazio compositivo, occupandolo integralmente.  Allo stesso modo, qualche anno prima,   Giorgio Seveso aveva individuato come 'mastice comune' il segno, elemento sempre riconoscibile, vera identità dell'autore, che caratterizza

«le sue geometrie, fatte di scene urbane e d'oggetti, tracce recuperate come dal ricordo effimero e labile di visioni insieme antiche e contemporanee». Intuizione valida anche per il tema del lavoro, inteso come «mise en scène delle nostre miserie e delle nostre esaltazioni, come lo spazio delle nostre alienazioni e del nostro affrancamento vissuto tra gasometri e ciminiere, tra asfalti è supermarket...».

Giorgio Seveso

 

'Tatuaggi', abbiamo detto. Un segno indelebile, che lo stesso artista Domenico Gentile definisce

 «testimonianza di fede a qualcuno o qualcosa. Nel caso alla pittura»,

testimonianza di un nuovo coinvolgimento artistico ... Nei Tatuaggi' scompare così la figura umana. Anche la fabbrica subisce lo stesso destino, pur sopravvivendone alcune reminiscenze modulari: rade ciminiere che assurgono al compito di sineddoche di un più ampio concetto. ... È la condizione di disagio culturale, l'incertezza di appartenere al postmoderno, in una realtà non storicizzata, registrata da

Miklos N. Varga nell'apparente

«caos modulare, dalle dominanti cilindriche», dove la 'presenza traslata' dell'uomo «induce a ricostruire, come in un puzzle labirintico, la percorribilità di un itinerario verso il futuro».

 

Un viaggio che il critico ravvisa saturo di incontri, di suggestioni, di rimandi metaforici e metamorfici, che attraversano lo spazio-superficie per approdare oltre, al di là del visibile, sul campo degli accadimenti esistenziali. Un rilievo, quello del disagio, che sembra manifestarsi in maniera più ridotta nei dipinti recentissimi e che tende a vincere quell'horror vacui presente nel periodo intermedio. Un cielo che si rasserena contro la solitudine e la fine? Con l'uso del colore delimitato da contorni netti in campiture definite l'opera si traduce in superfici, geometriche prevalentemente, di facile impatto comunicativo. Siamo lontani dalla figura, che necessita della mimesi, di un riferimento verista, realista in primo luogo; più evidenti invece sono gli influssi del cubismo di Léger e di Braque, come del futurismo di Balla, Boccioni e Depero. Accanto alle tele di medie dimensioni Gentile si è cimentato nella produzione di piccole opere su carta, svolte con un'inusitata tecnica mista (penna biro e matite dermografiche).

Opere dell'artista Domenico Gentile del 1985

"Fumo Paffuto"

Matite dermografiche e penna biro su carte di vario tipo

 

In questi minuti fraseggi emergono paesaggi più ariosi, rimarcati dalla consueta barriera in primo piano che lascia intuire ampi scorci di un cielo caratterizzato da nubi colorate e fumi che appaiono più giocosi che venefici. Queste piccole opere, soprattutto quelle della prima metà degli anni Novanta, implicano una dimensione 'pesante' del lavoro. ... Una realtà che lascia trasparire solo in parte la dimensione opprimente dell'industria, del lavoro come carattere astratto. Qui non compare la figura umana se non in rade parvenze antropomorfe. Interessante in questo ambito è "Lavoro ecologico", dalla cupa prospettiva binoculare che scorcia verso il paradosso dell'industria pulita.

I 'Tatuaggi' affondano le loro radici archetipiche nella metà degli anni Ottanta, ma è con l'ultimo decennio che trovano una propria identità (anche formale) tramite la proposizione di elementi particolari come citazioni esplicite della trasformazione della fabbrica. Fabbriche simbolo della rivoluzione industriale, fabbriche riprese dalle strutture di Behrens e di Kahn, dalla comicità dissacrante di Chaplin in Tempi moderni, fabbriche che assumono la valenza del dramma della fine e dell'urgenza dell'assoluto, non come ricerca del trascendente ma come possibile dell'umano. Il soggetto fabbrica, che ha significato a lungo il luogo dei conflitti sociali, è tra gli interessi pittorici persistenti di Gentile. Il pittore ne analizza la struttura formale ricomponendola sulla tela nella personale versione pittorica; ne riprende il geometrismo per racchiuderlo in una formula che ne segue le trasformazioni fino alla dissoluzione attuale.

Evidenti, dicevamo, i riferimenti cubisti, da Braque a Picasso, che misero in campo l'esperienza e i dettami di Cézanne. Ecco allora, secondo i precetti del maestro di Aix-en-Provence, piani aperti non più collimanti, la caduta della prospettiva, una volumetria bidimensionale, la volontà di «trattare la natura secondo il cilindro, la sfera, il cono». Accanto a Braque emerge Léger, la cui pittura caratterizzata da ritmi sincopati fu definita 'cubista' da Vauxcelles e 'cilindrica' da Apollinaire.

Gentile d'altra parte studia la pagina, guarda le composizioni, compie il disegno. La sua arte si fonda su una sorta di algoritmo pittorico, riprende il geometrismo a carattere modulare che possiede una propria definitissima formula. Gentile insomma discorre sull'essenziale. Nei 'Tatuaggi' dei primi anni '90 (da "Sembrava un muro incrollabile" del 1990 al "Tatuaggio aperto" dello stesso anno, fino ai "Desiderio d'infinito" e "Tatuaggio infiorato" del 1992) emerge l'operare dell'artista. La struttura compositiva del dipinto è infatti tale in senso etimologico: comporre, collocare insieme.

L'impostazione degli elementi, inoltre, assume una connotazione musicale

(come aveva notato M. Grazia Savoia -1982 - affermando che «accade talora di avvertire nella pittura una sorta di musica. Una sensazione che proviene intensa dai quadri di Gentile. Disegno, colore, composizione, luce, forma sono gli elementi della pittura che, tradotti in una partitura di straordinaria forza espressiva e cromatica, vanno a comporre, di un oggetto pittorico, un suo corrispettivo musicale»)

 M. Grazia Savoia - 1982

 

ma la 'musicalità' è qui presente come contrappunto. L'accordo in musica è l'equivalente delle ampie campiture omogenee di colore. Esempi eloquenti sono due opere del 1995:

 

"Colorlavoro"  Mostra Personale: 

"Fumaiolo attivo"                                            "Fumaiolo spento"

         

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                   

Olio su tela - cm 80x60                                  Olio su tela - cm 80x60

 

Per la sua arte Gentile   si   basa su un contrappunto tra disegni e linee, il suo è un gioco di fuga, impostato su una ferrea razionalità. Interessante è la non modulazione, il fatto cioè che il pittore passi da un tono all'altro senza toccare le gamme intermedie. Di fianco all'uso delle forme nette, precise, individualità multiple che pur affollandosi nei vari piani non interferiscono negativamente tra loro (utopia di un'umanità nuova?) si accosta il rifiuto della scala cromatica. Di musicale, possiamo quindi affermare, vi è l'aspetto compositivo, il gusto ricercato della forma.

 

Natura lacerata 1997: "Le follie della clonazione" del 1997

 

 

La razionalità, base dell'espressione gentiliana, è disegno, è composizione, è capacità di strutturare, è concretizzazione di un livello geometrico formalista. Se la struttura è composta, dignitosa, capace di reggersi su una sintassi netta, priva di aggettivazione, sul versante pittorico è da segnalare la presenza di colori vividi, quasi puri. 

Quello di Gentile   è    un    fraseggiare   sostantivo-verbo, ricerca pittorica certamente, ma soprattutto ricerca del segno, tale da dare a volte l'impressione di trovarci di fronte a grafiche colorate. ... Ricerca di archetipi puri che assurgono a stilemi: triangoli, cerchi, coni, nei quali l'artista ricerca l'essenziale. ... La volontà artistica si rivela in una struttura quasi vocale: Gentile non modula, emette frasi lapidarie. Nuove provocazioni emergono nella produzione recentissima.

 

"Inquietudini di inizio secolo 4"- 1999

 Olio su masonite - cm 56x28

 

Risalta come epitome l'opera di Gentile "Inquietudini di inizio secolo 4" dove, al di là della pregnanza simbolica, riappare l'orizzonte, quasi sempre soffocato dal primo piano in molte opere precedenti. Altrettanto significativi "Inquietudine razionalista" e "Rumorosi silenzi" (2000), dipinti ultimi in cui l'orizzonte si fa ancora più vivo e arioso e il respiro più ampio. Qui l'intellettualismo tipico dei Tatuaggi', corroborato dal gusto attento al geometrismo e supportato da un accorto studio per le proporzioni matematiche (di tipo armonico, con evidente utilizzo della sezione aurea), lascia spazio alla meditazione filosofica e all'insistente analisi di nuovi e già antichi temi.

 

Paolo Bertelli - Mantova, gennaio 2001

 


ANTOLOGIA CRITICA

 

 

 

 

“ALLA LUCE DELLA RAGIONE”

 “Il rigore formale delle sue composizioni sembra seguire (o inseguire?) regole pitagoriche, quasi matematiche, che non lasciando nulla al caso, esorcizzino ogni idea di "capriccio", di disordine.

La rappresentazione di figure solide geometriche (cilindri e coni tronchi, triangoli, cerchi) incastrate tra loro come scatole cinesi che ci invitano ad entrare in un labirinto fatto di equilibri tra vuoti e pieni, tra colori caldi e freddi, tra linee spigolose e linee curve, in un'atmosfera che assume toni decisamente affabulanti, rafforzati da una componente ironica del carattere del Gentile. Egli concepisce la pittura anche come gioco, come qualcosa che nella sua sacralità non esclude una vena di ludico sdrammatizzante. Pittore spontaneo, dunque, idealista, ludico a volte, ma sopratutto razionale. ... Propone ... un mondo in cui il binomio uomo-natura formi un tutt’uno indissolubile che risolva con la razionalità immancabili conflitti da convivenza. Propone cioè la pittura come panacea, il colore contro il dolore esistenziale, l’armonia contro le forze del caos. …"

Gabriele Turola

Dal catlaogo della mostra "Tra rumorosi silenzi" - Lissone (MI)

Ottobre 2000

 

 

 

 

"… Certi paesaggi dipinti da Gentile intorno agli anni ’50, già intimamente ispirati e destinati a diventare qualcos’altro. Paesaggi urbani disabitati, di ore ferme e solitarie, di una voluta assenza di esseri viventi … Paesaggi che fanno vedere in trasparenza le medesime intelaiature che ritrovo nei quadri degli anni ’80 e ’90; magari più distese ed orchestrate in una fantasia astratta, di un rigore astratto nato però da un privato e segreto convegno di mente e di cuore, di emozione e geometria. Gentile crea una cosa dipinta che dà un suono tutto interno a se stessa, e che non si chiama nient’altro che immagine cui servono i mezzi della pittura … sulla quale Gentile si appoggia per svolgere i suoi accordi, per operare i suoi dolci "itinerari cromatici"; e non importa se essi siano riconoscibili, definibili alla prima; basta che dalla loro trasfigurazione pittorica risulti una superiore solare armonia; nella quale convergono i concetti di "astrazione" e di "pittura pura", ma in un senso originalmente vitale, non diminutivo della vita; là dove il dipingere di Gentile è proprio un modo moderno di situarsi entro la grande tradizione mediterranea, che è di concreta e poetica equivalenza dell'arte pura rispetto all'atto vitale. Per questi versi un quadro di Gentile suona sempre allo stesso modo: è un canto ricco e castigato allo stesso tempo, in cui l'acuto non si stacca mai solo, ma sempre in un "rapporto", in una tersa luce tonale."

Gianmaria Erbesato

- Presentazione della mostra - "35X50, venti opere di Domenico Gentile", - Acquanegra sul Chiese (MN), giugno 1998

 

 

 

 

 

"L'ALFABETO DEGLI ASTRI"

L'operare artistico di Domenico Gentile è sempre stato accompagnato, in tutto il suo lungo e maturato percorso, che risale agli anni Cinquanta, dalla presenza di una costante, vale a dire l'elemento strutturale che organizza la comunicazione visiva sulla base di irrinunciabili regole formali. … Passa dall'astratto al concreto, o meglio, sa essere astratto nella concretezza e concreto nell'astrazione. … In Domenico Gentile l'arte si nutre anche di succhi umanistici e letterari e non può prescindere dall'area culturale d'origine … E’ all’infinito che Domenico Gentile ha diretto lo sguardo nelle sue più recenti opere, uno sguardo rivolto in alto, agli astri, segnali misteriosi che popolano l’universo, o l’infinito, appunto, che non parla mai. Il binomio astratto-concreto qui si definisce meglio, trova la sede più idonea per esprimersi, con quelle implicazioni cosmologiche che – Kandisky insegna – reca ineluttabilmente con sé.”

Alfredo Gianolio

– Dal catalogo della mostra “ Viaggiatori in un universo di lune soli e altre stelle” Ferrara – Febbraio 1998

 

 

 

 

“… Gentile è semplicemente se stesso, e sarebbe ben arduo, se non si vuole restare superficiali, attribuirgli ascendenze ed appartenenze stilistiche precise. E direi ancora che ciò che l'ha "salvato" dai pericoli e dalla   banalizzazione di   schemi   e formule   predefinite   è certamente un suo preciso, coltivato trasporto per il nitore della realtà unito ad un permanente slargamento dell'immaginario, ad una spinta a trascendere continuamente i confini del reale verso le dimensioni più dilatate dell'allusività poetica. Questa sua vocazione lirica assume una singolare valenza simbolica, soprattutto quando si manifesta dando forma a materiali emozionali curiosamente "astratti".

… Considero Gentile un artista (ed un poeta) completo, capace si direbbe di rinnovarsi costantemente pur conservando sempre una sua precisa coerenza interiore, una sua qualità lirica assolutamente personale.”

Giorgio Seveso

Dal catalogo della mostra "ColorLavoro", Medole (MN) 1995

 

 

 

"... Con l'avvento degli anni '80, ... si direbbe che Gentile abbia trasposto - e valorizzato in chiave pittorica - le tecniche dadaiste dei "ready-made" : "oggetti comuni dell'esistenza disposti in modo tale che il loro significato utilitario scompare sotto il nuovo punto di vista" (definizione di Duchamp.) ... Nei dipinti più recenti ... si alternano composizioni in cui la tendenza all'astratto è più accentuata ... è come una metafora della magica sublimazione che trasforma immagini e sensazioni fisiche in una fantasmagoria di luci, colori, simboli, oppure come una metafora dell'arte stessa, generatrice inesauribile di meraviglie."

Franco Pone

- Dal catalogo della mostra "Il tempo delle trasformazioni" -

Reggiolo (RE) - Luglio 1993

 

 

Opere degli anni '70 

 

 

 

 

 

 

 

 

INTERVISTA ALL'ARTISTA

DOMENICO GENTILE

A CURA DI PAOLA ARTONI

 

- Tutto nei "Tatuaggi" è intreccio, ogni angolo dei dipinti è una concentrazione di segno e colore, si direbbe quasi un'ossessione. Si potrebbe pensare all'eco di un viaggio interiore ...

È vero, i miei segni sono maglie strette, il ritmo è serrato, senza scampo. Qualcuno già negli anni Ottanta parlava di horror vacui. In effetti, se non riempivo la tela stavo male. È la paura della morte, della solitudine, è un ripiegamento in se stessi: un viaggio scomodo. Ecco allora che ci si scava delle vie di fuga. Negli ultimi anni ci sono degli scorci che prima non c'erano: qua e là appare la visione di un paesaggio e tra questi intrecci c'è spesso spazio per il cielo, il mare, le forme sfaccettate dei frangionde, che da ragazzo mi riparavano sulla spiaggia.

Il mio modo di dipingere si basa fondamentalmente sull'uso del colore, affidando alla forma il compito di delimitarlo in superfici geometriche di facile impatto comunicativo. Quanto di più lontano dalla figura, che ha bisogno della forma, del riferimento verista, realista in primo luogo.

 

- Allo stesso tempo per questi intrecci si potrebbe avanzare anche una motivazione ludica?

Ammetto che ci sono anche dei momenti di divertissement. Ecco allora che, come nell'an­tica Grecia, il dramma si conclude nella festa e l'epilogo è per me la salvezza. Non riesco a reggere il dramma fino in fondo, così scelgo di alleggerire il peso della rappresentazione. È una sorta di meccanismo di difesa sia per me, sia per l'osservatore. E questa voglia di ironia e di autoironia, questo aspetto ludico si ritrova più nelle opere realizzate al nord che in quelle che ho realizzato al sud.

 

- Gentile pittore e Gentile medico radiologo: una convivenza lunga una vita. Questo dualismo è stato più un limite o una risorsa?

Ho tenuto separate le due attività: il "Gentile pittore" non saprebbe che dire del "Gentile medico". Il problema vero era tenere questi due mondi uno all'oscuro dell'altro e portare avanti le due attività aggiornandole continuamente. Da ragazzo dipingevo, ma in casa si aspettavano che mi laureassi. Non mi sono mai sentito di fare una scelta definitiva, ho vissuto la coesistenza con difficoltà. Ho avuto molta fortuna incontrando le persone giuste al momento giusto. Ho sempre temuto la facile etichetta di medico - pittore, cioè di hobbista. Certo, l'attività professionale di medico qualche ostacolo alla pittura lo ha pure creato, ma in termini di facciata, di presenze e partecipazioni. Nel mio caso era importante spingere le due attività fino al momento di incanalare tutte le energie nella pittura.

 

- Protagoniste di molti dipinti sono le fabbriche: le costruzioni si ergono come cattedrali, le ciminiere si protendono al cielo come mani tese. Esiste un motivo particolare che ha suscitato tanto interesse?

Ho dipinto moltissimo le fabbriche del sud, quelle fabbriche che oggi non esistono più. Ricordo le mattonaie, come quella di Torre Annunziata, vicino al mare. Ho amato andarci a dipingere in gruppo. Dipingere le fabbriche era un modo di partecipare al lavoro, a cose concrete: la fabbrica creava un ordine in cui ci si poteva riconoscere in molti. In questi ultimi anni la fabbrica è scomparsa nel suo aspetto tradizionale, sia all'interno che all'esterno. La progressiva umanizzazione del lavoro e le nuove tecnologie l'hanno resa anonima, indistinguibile da altri edifici, anche nelle periferie urbane. Quella che a volte sembrava una chiesa romanica è ora archeologia industriale. Nei dipinti recenti ne ho salvato il suo aspetto simbolico più esteriore e vistoso: il fumaiolo, la ciminiera.

 

- Salerno, Roma, Firenze, Mantova: tante esperienze ed incontri dagli anni Cinquanta ad oggi. Come è cambiata la cultura del nostro Paese?

Intanto bisognerebbe avere una definizione univoca del termine "cultura". Di culture ce ne sono tante, influenzate da molti fattori esterni, in particolare dall'evoluzione tecnologica. Basti pensare a quello che ha provocato l'informatica. Se è vero che ogni scoperta crea una scienza è altrettanto vero che determina poi una cultura.

Ricordo che sul finire degli anni Cinquanta a Firenze gli intellettuali che frequentavano il Caffè Paszkowski al momento dell'inizio delle trasmissioni televisive (all'epoca le venti e trenta) pagavano frettolosamente il conto ed uscivano in massa. Ma qualche anno più tardi era possibile ritrovarli in televisione a commemorare Disney o come protagonisti di lunghe interviste. Il "mostro" era entrato nella cultura e viceversa. E ancora negli anni Settanta un poeta, poi premio Nobel, commentava indignato il primo trapianto cardiaco: "Il cuore non si tocca!". Barnard aveva sbagliato. Una posizione che nessuna cultura accetterebbe ai nostri giorni. E si potrebbe continuare. Dagli anni Cinquan­ta ad oggi, avanguardie a parte, è stato il progresso tecnologico a determinare mutamenti ed evoluzioni culturali significative, favorendone oltretutto la diffusione.

 

- Per alcuni critici tra gli anni Sessanta e Settanta si sono alternate pause e riprese, quasi per un bisogno di prendere respiro.

È stato Francesco Bartoli a parlare di un "silenzio" tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta, attribuendolo al clima storico-politico di quel tempo. Anni di caos, di estremismi, da cui non volevo essere coinvolto, condizionato. Le correnti social-realistiche, alle quali avevo aderito negli anni Cinquanta, erano state spazzate via e la pittura messa in discussione nel suo specifico. Non mi restava che dipingere, nascondendo il risultato persino agli amici più vicini, peraltro ampiamente implicati nella bagarre politico-culturale. È lo stesso Bartoli a riassumere il mio disagio di allora, annotando "come non fosse di facile risoluzione il problema di esprimersi da parte di chi, mantenendosi fuori dal mercato, intendeva comunque salvaguardare le sue radici emotive e culturali e parlare un linguaggio avanzato sull'onda della contemporaneità". Ci fu un silenzio, certamente, ma solo "espositivo", un rallentamento, ma non interruzioni o abbandoni.

  Paola Artoni  -  Mantova, gennaio 2001  

    

 


ATTIVITA' ARTISTICA

VIADANA (MANTOVA) Mostra dell'Artista Domenico Gentile
"Occhio all'apparenza!" Dal 27 settembre al 15 novembre 2009
presso la Galleria Civica d'Arte Contemporanea 'MuVi' a cura di Afro Somenzari. Musei Viadana, Via Alessandro Manzoni, Mantova. Tel.+39 0375820922 galleria.muvi@pro-crea.it www.comune.viadana.mn.it/ita/MuVi.asp
 

- GAZOLDO DEGLI IPPOLITI - MANTOVA L’artista Domenico Gentile presente con le sue opere al MAM, Museo d'Arte Moderna di Gazoldo degli Ippoliti  “Anteprima”. Dal 21 giugno 2009 al 5 luglio 2009

MAM - il Museo d'Arte Moderna di Gazoldo degli Ippoliti ha sede in una delle signorili residenze del XVI secolo dei feudatari del luogo, Villa Ippoliti. Il MAM possiede ormai una ricca collezione (più di duecento opere) di dipinti, sculture, grafica, fotografia, conseguente a cospicue donazioni ma anche ad oculati acquisti. Da almeno quindici anni presenta mostre di grandi artisti, preferibilmente lombardi, e delle provincie limitrofe venete ed emiliane, con qualche escursione nel panorama dell'arte giovanile internazionale. Orari del museo: tutti i giorni 10-12,30 – 15,30-18,30 Lunedì chiuso Tel. 0376/657952-657141 www.postumia-mam.it - info@postumia-mam.it   Villa Ippoliti - Via Marconi, 126- 46040 Gazoldo degli Ippoliti (MN)

 

 

MILANO "Mille artisti a Palazzo" la grande festa dell'arte e del colore a Cesano Maderno.

Partecipa l'artista Domenico Gentile

Palazzo Arese Borromeo - Cesano Maderno - (Milano)

dal 7 marzo al 13 aprile 2009

Orari di visita: giovedì e venerdì ore 15.00-18.00 sabato e festivo ore 10.00-12.00 e 15.00-18.00 ingresso gratuito. Per informazioni: World Museum - Piazza Arese n. 12 tel. e fax. +39 0362570971.

www.worldmuseum2000.com - info@worldmuseum2OO0.com
oppure, Ufficio Cultura e turismo - piazza Arese n. 12 - tel.0362 513428-550 - E-mail: cultura.turismo/comune.cesano-maderno.mi.it - Comunicato a cura di: Ketty Magni +39 3338594496 ketty.magni@worldmuseum2000.com - Ufficio Cultura e Turismo Comune di Cesano Maderno tel. 0362/513455.

 

 

Domenico Gentile ha partecipato alla

Rassegna d'Arte Contemporanea Dal 2 al 16 Marzo 2008

Teatro comunale

Presenta la mostra lo storico dell'Arte Sabrina Arosio. Comune di Reggiolo - Assessorato alla cultura.

Con il Patrocinio di: - Provincia di Reggio Emilia - Provincia di Mantova.

 

Tra le mostre personali più significative di

Gentile Domenico si riportano:

 

1981, Galleria Rossi, Parma, presentazione di Francesco Bartoli;

1982, Galleria Teatro Minimo, Mantova, presentazione di Francesco Bartoli con una lettera di Filiberto Menna;

1983, Galleria II Catalogo, Salerno, presentazione di Filiberto Menna;

1984-85, Museo d'arte moderna dell'alto mantovano - Villa comunale di Gazoldo degli Ippoliti, "Itinerari Cromatici", catalogo con presentazione di Renzo Margonari, testo critico di Giovanna Barbero;

1986, Galleria La Nuova Sfera, Milano, "La città", presentazione di Miklos N. Varga;

1986, Circolo Olof Palme, Palazzo della Trinità - Sala Capuzzi, Roma, "L'immagine ambigua", catalogo con presentazione di Adriano Villata;

1987, Galleria Micro, Torino, presentazione di Albino Galvano;

1988, Galleria Vinciana, Milano, presentazione di Albino Galvano;

1990, Galleria S. Michele, Brescia, "Tatuaggi recenti", presentazione di Miklos N. Varga;

1992, Galleria Vinciana, Milano, "Mirabilia (tatuaggi recenti)", catalogo con presentazione di Miklos N. Varga;

1995, Torre Civica di Medole (MN), "ColorLavoro", catalogo con testo critico di Giorgio Seveso;

1998, Ex Credito Cooperativo di Acquanegra sul Chiese (MN), "35x50 venti opere di Domenico Gentile", presentazione di G. M. Erbesato;

2001, Palazzo del Senato - Archivio di Stato, Milano, "Tatuaggi 1990-2000", catalogo con presentazione di Paolo Bertelli e intervista di Paola Artoni.

2006, Palazzo Sibilla, Colliano (Salerno).

- E tra le mostre collettive, in Italia e all'estero, quelle legate all'attività del Centro Studi "L. Lavazza", quelle ideate dal pittore reggiolese Gianni Baldo, la collettiva per il XXV anno della Galleria Radice di Lissone (MI).

- Arte e Mantova 1950-1999, Mantova 1999;

- "Omaggio a D'Annunzio", Roma 2001; "Solid'Arte", Casina Pompeiana Villa Comunale, Napoli 2005;

"Art 1" Palazzo della Ragione, Mantova 2006.

 


 

L'artista Domenico Gentile

con una formazione artistico culturale completa espone i suoi lavori a mostre personali, collettive, manifestazioni d'arte in Italia e all'estero ricevendo importanti premi e lusinghieri riconoscimenti dalla critica qualificata, dalla stampa e da un  pubblico interessato.

 La sua arte è costantemente osservata da collezionisti e galleristi che confermano il successo

della sua ricerca artistica.

 


 

 

 

 

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