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Gerardo
Iacuzio nasce a
Montoro (Avellino), il 4 gennaio 1960, dove attualmente risiede.
Comincia a scrivere molto
presto.
In età giovanile nel 1982,
pubblica un suo primo lavoro dal titolo:
"Prima Pedana",
riscuotendo successo di pubblico e di critica.
Per contattare direttamente l'artista
scrivere a:
Gerardo Iacuzio,
Via Ascolese, 373, 83020,
Montoro Inferiore (AV)
Il
Poeta-scrittore
Gerardo Iacuzio
è stato
invitato alla
trasmissione televisiva
'Uno Mattina'
Venerdì 20 novembre
2009
Raiuno ore 9.30
http://www.irpinianews.it/CulturaEventi/news/?news=57450
Il poeta montorese
Gerardo Iacuzio,
anfitrione del centro psichiatrico di Solfara, e la biblioteca Adelina Caliano
saranno ospiti della trasmissione Uno Mattina. Venerdì prossimo (20 novembre
2009 ore 7.00-9.00) nel corso del programma di Rai Uno, Iacuzio avrà l’occasione
per far conoscere la sua condizione di scrittore legato al centro medico
psichiatrico dell’ospedale Landolfi di Solofra. Le sue modeste composizioni
letterarie”, come egli stesso le definisce, spesso oggetto di dibattito
all’interno dei bar e nei luoghi di cultura.
Pubblicazione anno
2010
"Letture Sbagliate" Edito dall’Arciconfraternità Maria SS. del Rosario di
Piazza di Pandora, Montoro Inferiore (AV)
“A mia madre. So di essere
soltanto un concetto nel nobile cuore. Non voglio conoscere la grandezza ma il
colore della sua morale.”
PREMESSA: Tante volte, vorremmo sapere cosa succede dentro di noi.
Cerchiamo il motivo per cui abbiamo detto una certa cosa, vorremmo conoscere la
causa di una sensazione. La scienza dice, con una sincerità che mi conquista,
che la mente non può studiare se stessa e quindi conoscersi. Allora, che valore
ha quello che scriviamo? Le parole, come le sensazioni, non possono metterci a
conoscenza della loro causa e neppure il motivo per cui esistono. Dico questo
perché le considero comunque esseri viventi. Sono, per questo, come noi. Non
abbiamo un perché tangibile della nostra esistenza. Dunque, tutto quello che è
stato scritto è sbagliato. E' qualcosa che esiste, ma per forza di cose è
erroneo. Nessuno può avere ragione. Nessuno ha parlato con Dio. I migliori
ricami letterati sono stati un modo come un altro per passare alla Storia. Un
bel modo per cercare di sconfiggere la morte e vivere per sempre, facendo
parlare di sé il mondo dopo di loro. Neppure questi scritti vengono da Dio.
Anche le pagine che seguono stampano letture sbagliate. E' qualcosa che vive per
un' oscura ragione nella nostra mente, senza la pretesa di essere verità. Deve
esistere il vero, perché senza di esso non saremmo stati vivi. Ma neppure lo
scrivente può avere la vista abbastanza lunga per poterlo vedere e descrivere."
Gerardo lacuzio
L'amore per la Scrittura è
continuo, Gerardo Iacuzio scrive poesie, romanzi e si è occupato per anni di
giornalismo locale scrivendo articoli culturali.
Pubblicazioni
di Gerardo Iacuzio
- 2009 “Pause della
storia–Pensieri e Aneddoti" –
- 2008 Libro "50 volte
narrasia"
- 2007 "Pensieri di
Provincia" Poesie.
- 2006 Romanzo di Iacuzio
Gerardo "MARA".
- nel 2004 e nel 2006
pubblica raccolte di Poesie.
- 2001 "Una Ruga di
Giovinezza".
- 1996 "Il Protagonista"
Luglio 2009
pubblicato il libro di
Gerardo Iacuzio
“Pause della storia” – Pensieri e Aneddoti -
Edito da "Associazione Sedna"
In Copertina opera dell'artista
Eliana Petrizzi:
"il libero pensatore" - Olio e matita su carta
Premessa
dell'autore:
Da quando è nato il mondo,
accadono eventi che modificano la vita dell'uomo comune.
Sono guerre, radicali
cambiamenti politici ed importanti invenzioni.
Questi fatti si succedono
con rarissima frequenza. Perciò, la vita umana è quotidianamente uguale per
lunghissimi periodi.
Questo libro descrive cose
di tutti i giorni che non condizionano la vita del mondo, ma che hanno una loro
storia.
Quando si va in pensione,
la vita diventa un dono del Signore. Non è più un problema da risolvere. Ci si
può permettere di occuparsi soltanto delle cose che piacciono. Io preferisco
passeggiare e fumare, di giorno e di notte. Mi diverto anche a fare, nel mio
piccolo, la cultura a Montoro.
Sempre per divertimento,
ho voluto vivere un'esperienza nei circuiti qualificati del nord. Ho investito
una manciata di denaro ed ho avuto fortuna: mi ha chiamato una casa editrice
prestigiosa, un gigante sul mercato. L'ha fatto per tre volte senza mai avere
una mia risposta. Non l'ho fatto perché all'ultimo momento ho deciso di non
cambiare vita. Non mi vedevo proprio a seguire le regole che avrebbe imposto
l'ambiente che mi apriva le porte. La giacca e la cravatta, la cura quotidiana
della mia persona, gli occhiali da intellettuale e la macchina elegante sono
lontani dal mio modo di concepire la libertà e la vita stessa. Inoltre, avrei
dovuto rinunciare al volantinaggio e alle pubblicazioni locali. Non avrei più
potuto fare il pazzo, insomma. La prospettiva di tutto questo mi ha procurato la
stessa terribile sensazione di quando mi rinchiusero in manicomio.
I miei libri sono lì,
allineati sullo scaffale. Se valgono veramente qualcosa, li vendessero dopo la
mia morte. Finché sono in vita, voglio passeggiare fumando fino alla biblioteca,
e qui scrivere una poesia da far leggere a tutti prima di decidere se ricopiarla
in bella copia o strapparla, a seconda che sia riuscito o meno a descrivere
chiaramente quello che ho cercato di dire quindi il lettore non si aspetti
niente di eccezionale; soltanto modesta narrazione ed umili pensieri.
L'Autore Gerardo Icauzio
Alcuni pensieri e aneddoti di
Gerardo Iacuzio pubblicati
1 - “Gli artisti sbagliano
quando accusano la nostra società di ignorare la loro esistenza.
Io dico che fare arte a Monterò non è affatto un'impresa disperata. Ogni essere
umano possiede un cervello per pensare ed apprendere, insieme ad una coscienza
secondo la quale agire. Dipende dal modo in cui si produce e si propone la
nostra arte. Nessuno ha chiesto ad alcuno di produrre un'opera. E' il maestro
che si offre e che, quindi, ha il dovere di essere chiaro. Ma se un quadro, una
scultura o una poesia non avessero sfumature stilistiche ed originalità, non
avrebbero motivo di esistere. L'ideale sarebbe produrre l'una e l'altra, la
chiarezza e l'identità artistica, ma questo è nel potere soltanto di pochi
maestri degni di passare alla Storia. Inoltre, nelle nostre zone non vengono
seguiti neppure questi ultimi, perché chi promuove il loro prodotto sul mercato
trascura i piccoli agglomerati che non possono garantire un cospicuo fatturato.
I pochi fruitori di questi grandi sono persone che giungono da soli ad orizzonti
nuovi della vita.
Gli artisti locali si
pongono con tutte le loro forze. Le cose che fanno sono quasi sempre modeste, ma
per il pubblico potrebbe essere l'inizio della conoscenza dell'arte, alla pari
del tossicodipendente che comincia con l'innocua marijuana per giungere alle
sostanze che producono schiavitù.
Anche lontani traguardi
sul percorso verso le cose belle comportano dipendenza. Per cui credo che il
paragone meriti di essere perdonato.”
L'Autore Gerardo Icauzio
2 - "La distanza che mi
separa da te è lunga come una notte insonne che divide la vita di due giorni
felici. E non posso nemmeno sognarti. Solo soffrire.
Ho fatto un viaggio verso i monti per avvicinarmi un po' a te.
Sono stato felice perché il breve cammino mi è sembrato lungo fino alla tua
nuova casa. Non posso vederti, non posso abbracciarti. Ma posso baciare questo
foglio pieno di parole che tu leggerai. E che ha il sapore delle tue labbra
innocenti."
L'Autore Gerardo Icauzio
3 - "Una mia amica che
stimo da anni ha sgobbato parecchio per organizzare un premio dì giornalismo. Il
tema degli elaborati è stato il bullismo. Ho sofferto la tentazione di prendere
la parola ma, per non compromettere la riuscita del convegno, ho preferito non
contraddire le teorie dei relatori con un grave contrasto. Per cui, approfitto
di questo foglio bianco per esternare la mia opinione sul già citato bullismo a
scuola. Ebbene, la causa del fenomeno sono i genitori, entrambi. Dico- questo
perché dietro le ipocrisie e le apparenze, un ragazzo che maltratta i compagni
viene premiato in famiglia. Quelli che dovrebbero essere il suo buon esempio, i
genitori, vedono un futuro roseo per il figlio che esce vincitore dai raffronti,
perché dimostra di avere i mezzi per imporsi nella società. A volte viene
osannato orgogliosamente come una giovane promessa della malavita, fenomeno più
rispettato che temuto. Ditemi se non sono questi i valori che regolano un
ambiente come il nostro. Io dico che il contesto in cui viviamo non è cresciuto
affatto, e sono d'accordo con chi dice che la mentalità dell'uomo è stata sempre
la stessa da quando è nato il mondo, nonostante la venuta del Cristo.
Ora, concludendo questo
passo, mi viene in mente il rapporto familiare del malato psichico. Egli è la
vergogna della sua famiglia, per essere delitto incapace a raggiungere lo stesso
risultato dei bulli.
Soltanto una volta ho
conosciuto una madre contenta di avere un figlio che sarebbe rimasto bambino per
sempre, bisognoso di lei."
L'Autore Gerardo Icauzio
Giugno 2008
Libro di
Gerardo Iacuzio "50 volte
narrasia"
In Copertina opera dell'artista
Eliana Petrizzi
"L'Inverno"
Olio - Matita - Porcellana su
cara.
Premessa
dell'autore:
"La malattia non comporta solo sofferenza, ma anche e
soprattutto tempo e stato d'animo per dedicarsi a modeste composizioni
letterarie. A volte penso che il male mi ha impedito una vita normale, ma nei
momenti di maggiore sconforto guardo i miei libri sullo scaffale e li ritengo un
degno riparo a quello che ho subìto. Dopo cinque romanzi e quattro raccolte di
poesia, ho sentito il bisogno di sperimentare un incrocio fra questi due
linguaggi."
Gerardo Iacuzio
Alcune poesie:
"L'astrattismo della
musica mi accende la fantasia.
Abbasso lo sguardo e corro
con i pensieri.
Costruisco mondi,
universi.
Ci abito da solo; non
esistono per gli altri.
Sono l'unico padrone."
Autore
Gerardo Iacuzio
"Il quadro è banale, ma
gli occhi che lo guardano disegnano una sensazione felice.
E' stato dipinto in fretta
per essere venduto subito, ma la pennellata fissa egualmente sulla tela
l'emozione di un momento di idillio.
E' Arte viva che parla."
Autore
Gerardo Iacuzio
"Io vedo che tutto avviene
secondo un disegno del Cielo.
Siamo tutti personaggi
inconsapevoli in una commedia scritta da Lui.
Perché abbiamo paura del
domani se non ne hai ideato la fine?
La vita è un Suo dono,
non un problema da risolvere."
Autore
Gerardo Iacuzio
"La prima passeggiata del
giorno, al sorgere del sole, è la più rilassante.
Non sento il bisogno di
fumare e vorrei che la strada non finisse mai.
Mi fermo al caffè, dove un
barista assonnato mi serve dopo una debole risposta al mio saluto.
Mi disturba la
maleducazione dei primi lienti.
Chiedo una penna e scrivo
per spendere in qualche modo le mie ore. Vorrei mettere su carta qualcosa che
potesse cambiare la vita di qualcuno.
Non vi è riuscito neppure
chi ha scritto i Testi Sacri.
La parola di Dio è stata
utilizzata per acquistare potere e denaro.
La moltitudine legge gli
Insegnamenti e percorre strade diverse, opposte."
Autore
Gerardo Iacuzio
"Il primo giorno di
primavera il sole è ancora timido, nonostante i prepotenti germogli che
ravvivano i giardini.
Sono stanco dell'inverno
che si allunga.
Scrivo in una poesia che
lucenti raggi riscaldano il giorno.
Non è vero, ma leggendo
provo la gioia della bella stagione."
Autore
Gerardo Iacuzio
2007: Gerardo Iacuzio
pubblica "Pensieri di Provincia" Poesie.
Comune di Montoro Inferiore (Avellino)
In copertina "Io e Me",
olio su tela di Eliana Petrizzi, 2007

POESIE:
"Il cemento comprime la
gente.
Le macchine, veloci ed
incuranti,
dividono la vita in due.
Non ho spazio.
Entro in un locale
e lascio che il televisore
si appropri del mio
sguardo.
Non voglio vedere
la sera imminente
che addormenta il creato"
Autore
Gerardo Iacuzio
"Se ho qualcosa
ho paura di perderla.
Per questo,
se trovo una ricchezza,
la butto via
per liberarmi dalla
sgradevole sensazione.
Un giorno incontrai la
vita
ed ebbi subito paura della
morte.
Poi, mi guardai intorno
ed avvertii la Sua
presenza.
Fissai il cielo,
e la sensazione
dell'Eterno
fece scomparire ogni
timore."
Autore
Gerardo Iacuzio
"Non ho il denaro per
vivere.
Mi fanno del male
e l'odio mi acceca la
ragione.
Vedo nemici dappertutto.
Divento cattivo.
Questo mi chiude in
gabbia.
Allora,
guardo in alto
e scrivo un pensiero
per uscire
dalla mia fredda
prigione."
Autore
Gerardo Iacuzio
"La mia prima ruga
mi riporta al cuore
le sensazioni di
fanciullo.
L'inizio dell'esistenza
è come la prima comparsa
della saggezza.
In ciascuno dei due
momenti
comincia un ciclo della
vita.
E un periodo
è un'avventura
che l'uomo
vuole vivere all'inizio,
in quiete."
Autore
Gerardo Iacuzio
Ottobre 2006
PRESENTAZIONE
DELL'ARCHIVIO MONOGRAFICO DELL'ARTE ITALIANA DEL ROMANZO DI
GERARDO IACUZIO
dal Titolo
"MARA"
Oggi si è convinti che per
aver successo occorra assolutamente accettare una serie di compromessi. Non è
sempre così però, può accadere che agendo liberamente, per una serie di
coincidenze o di fatalità il successo possa arrivare lo stesso.
E' quello che capita a "MARA", protagonista di questo romanzo che va letto tutto
d'un fiato.
Il linguaggio semplice col quale l'autore si esprime vuole raggiungere tutti,
per far prendere più consapevolezza del ruolo che oggi sia uomini che donne
potrebbero giocare liberamente in questo mondo così globalizzato.
Archivio Monografico dell'Arte Italiana
- 2006
Romanzo di
Iacuzio Gerardo,
Capitolo I
"MARA"
di
Gerardo Iacuzio

Capitolo 1
Aldo entrò nello stanzone adibito a studio quando era già
mattino inoltrato. Era una sensazione gradevole non dover
rispettare gli orari delle lezioni. Lui, Aldo Balestri, modesto
insegnante di lettere al liceo, era stato nominato capo della
commissione esaminatrice del più importante premio letterario
della città. Questo gli aveva fatto ottenere un permesso di
venti giorni che equivalevano ad un consistente periodo di
vacanza, perchè il lavoro da svolgere era ben poco e, per di
più, sarebbe stato fatto dagli altri membri. A lui sarebbe
toccato valutare le proposte dei colleghi per dire infine la sua,
che sarebbe stata legge per tutti.
Spense la sigaretta e godette di stare seduto sul trono che
rappresentava l'enorme poltrona dietro la scrivania mastodontica.
Ogni aspirante vincitore doveva sentirsi terribilmente piccolo,
una volta entrato in quell'ambiente per consegnare di persona i
suoi scritti.
Ad un angolo dello scaffale, cominciavano a fare volume gli
elaborati proposto alla commissione. Prese a leggere qualche
riga, ma lo incuriosiva il nome dell'autore. Sarebbe stato lui
stesso a decidere chi di loro avrebbe fatto parlare di se dopo
l'assegnazione del premio. Provò uno strano senso di tenerezza
scorgendo il nominativo di qualche suo studente, quando questi
era ancora troppo giovane per meritarsi la gloria. Al liceo,
appunto, gli allievi conservavano ancora lo spirito di rivolta
della giovane età che costringeva un insegnante al ruolo di
educatore, prima che a quello di professore. Ma questo era un
titolo di proprietà dei docenti universitari che erano gli unici
del personale della scuola a godere il privilegio di trattare con
donne ed uomini maturi.
Subito dopo quel pensiero, il nome di Mara Silvani sotto un
elaborato gli riportò alla memoria un'allieva di quattro o
cinque anni prima; una di quelle ragazze corteggiate da tutti i
coetanei sia per la bellezza del corpo, sia per le qualità
dell'intelletto. Ricordò che quella Silvani eccelleva nelle
materie per lei interessanti ed arrancava a malapena la
sufficienza in quelle che riteneva noiose. Uno spirito così
libero, insomma, da voler comandare anche in una scuola severa
come il liceo. Balestri ricordò ora di aver saputo in seguito
che la ragazza si era iscritta alla facoltà di lettere e lo
incuriosì improvvisamente la piega che doveva aver preso quel
carattere dopo parecchi anni. Sotto il nome lesse il numero di
telefono e compose il numero senza voler pensare. N:on voleva
ammettere ora il desiderio di godersi la grazia di quella figura
giunta ad un'età ottimale.
Una voce finissima rispose dopo un solo squillo. E Balestri si
lasciò andare:
<< E' la signorina Mara Silvani? Sono il professor Balestri.
Le sue poesie sono belle, ma il ricordo di lei mi ha indotto a
chiamarla per invitarla qui in sede. Ma come mai e' in casa?>>
<< Preferisco studiare a casa, qualche volta, professore. Ma
come mai vuole vedermi? >>
Aldo Balestri ora elaborò velocemente il pretesto che avrebbe
dovuto prepararsi prima:
<< Avrei piacere a discutere con lei il significato di qualche
verso. >>
<< Vengo con piacere. Sacrificherei parecchie mattinate per
quel premio. >>
Mara decise di raggiungere lo studio del professor Balestri a
piedi. Durante il tragitto avrebbe pensato alle cose migliori da
dire all'insegnante di una volta. Era decisa a ben figurare ed
anche per questo aveva indossato una leggera ma elegante giacca
su di una gonna nient'affatto troppo lunga, a dispetto del freddo
di novembre che dopotutto non penetrava più di tanto, per
l'eccitazione che le procurava quell'imminente incontro.
Quando bussò, le fu risposto di entrare da una voce lontana.
Il professore dal volto baffuto non si era degnato di andare ad
aprirle la porta probabilmente per mantenere intatte le vecchie
distanze.
Balestri scrutò l'intera figura che a sua volta giudicava il
suo aspetto, ma non temeva di sembrare invecchiato per aver
superato da poco la quarantina. Mara Silvani, invece, era entrata
di prepotenza nella categoria delle belle donne fatte, e quello
sguardo sicuro era carico dei successi ottenuti all'università.
Questo gli impose di passare davanti alla scrivania e di offrirle
lui stesso una sedia.
Mara si godeva l'agio in cui ora si trovava. Essere davanti ad
un professore senza dover essere interrogata per un esame era una
gradevole e nuova esperienza.
Balestri era attratto da quella gran classe che emanava la
donna. Azzardò immediatamente, guardando l'orologio:
<< E' ora di pranzo. Non intendo perderlo e non voglio
perdermi la nostra conversazione. Se non le da problemi, potremmo
parlare seduti ad un tavolo di un localino familiare, qui
vicino.>>
<< Mi invita a pranzo? Ma cosa ci sarà di tanto misterioso
nelle mie poesie? >>
Aldo le scelse dall'enorme pila di fogli. Disse:
<< Le porto con me. Leggerle e' stato come guardare la sua
anima attraverso quegli occhi profondi che ha conservato dai
tempi del liceo. E fece una pausa, godendo l'effetto piacevole
della frase su quel volto ora meno distante.
<< Si ricordava dei miei occhi? Cos'hanno i miei occhi? >>
Il professore si alzò deciso a continuare la conversazione in
trattoria. Ma decise improvvisamente di parlare ora:
<< I suoi occhi sono capaci di cogliere quel poco di poesia
che ancora rimane nel nostro grigio quotidiano. E sono l'entrata
dell'anima che elabora versi come i suoi. >> E si avviò alla
porta. Qui aspettò che lei lo raggiungesse per cederle il passo.
Aldo sentiva che le sue frasi ottenevano un effetto e per
questo decise che se avessero camminato in silenzio sarebbe
stata un'occasione perduta per cercare di abbattere quella triste
barriera che e' sempre esistita fra due persone di sesso diverso.
Disse, dunque:
<< Da quanto tempo vede la vita in modo così sublime? >>
<< Questa volta devo pregarla di parlare in maniera più
semplice. >>
<< Da quanto tempo scrive poesie? >> fu la spiegazione che lei
aveva subito interpretato. Aveva semplicemente giudicato
opportuno farlo sentire nei panni del dotto professore. Rispose:
<< Da quando mi ha preso la voglia di far vivere su un pezzo
di carta i miei pensieri più intimi. Poi ho continuato perchè
e' comparsa l'esigenza di creare. >>
Il professore cercò lo sguardo di lei, quando riprese:
<< I suoi pezzi di carta sono lastre privilegiate, perchè
fanno vivere parti della creatura che è eletta da un essere
superiore. >>
Mara rise: << Perché non scrive queste cose? Potrebbe vincere
il premio. >>
Anche Aldo rise. Disse, quando stavano entrando nel locale:
<< Le iscrizioni sono chiuse. Ed io non ho incontrato in tempo
l'anima bella che mi ispira. >>
Mara si lasciò condurre verso il tavolo più lontano.
Naturalmente, lui preferiva parlare senza essere disturbato dal
vocio degli altri clienti. Lo vide ordinare in fretta, senza
scegliere con la dovuta calma, certamente per volersi togliere in
fretta di torno anche il cameriere. Per non creargli disagio,
disse al rozzo lavorante che preferiva le stesse cose del signore
e Balestri sembrò soddisfatto.
Il professore cercò anche quella volta di guardarla negli
occhi, quando disse:
<< Vorrei parlare dei suoi versi ai miei allievi, un
giorno.>>
<< Allora vuole prendersi gioco di me, professore? >>
Mara l'aveva detto senza risentimento e questo voleva dire che
continuava ad apprezzare i complimenti. E Balestri continuò:
<< Mi tocca insegnare l'arte di autori morti da tempo che non
posso invitare a pranzo per conoscere per conoscere il pensiero
di tutti i giorni di chi ha partorito una determinata opera, ed
insegnare i suoi versi dopo questo piacevole incontro sarebbe
sarebbe come essere stato insieme ai grandi che riempiono i libri
di tempo. Gratificherebbe non poco il lavoro di un modesto
insegnante di liceo. >>
Mara rise sonoramente. Azzardò:
<< Se vincessi quell' importante premio letterario e diventassi
una vera poetessa, parlerebbe di me ai suoi scolari? Ma mi dica
quali possibilità ho, per il premio, dal momento che e' il capo
della giuria. >>
Aldo Balestri rimase per la prima volta in silenzio. Sapeva
quello che doveva rispondere, ma cercò il modo con cura:
<< Arrivare a qualcosa di importante costa sacrificio. E lei
si e' già sacrificata abbastanza con lo studio delle lettere e
l'intenso allenamento dello scrivere. >>
Si fermò ancora e lei lo incoraggiò:
<< Mi dica pure cos'altro mi manca. Mi servirà per
migliorarmi. Non sarà questo premio, ma un altro potrebbe essere
alla mia portata. >>
Ora, il professore sfuggì allo sguardo impietoso della
ragazza. Scelse così le parole:
<< Questo premio potrebbe essere il suo. Come lei ha detto,
sono io che decido. Ma le costa annullare per una volta tutte le
distanze con il suo vecchio professore di liceo. Vorrei godere il
dialogo fra le nostre anime in un sublime momento di
intimità.>>
Mara rimase muta, con la tentazione di sputare su quello
sguardo abbassato che temeva il suo giudizio. Poi, con un gesto
che voleva essere deciso, gli tolse i fogli dalle mani ed
aspettò che lui la guardasse, prima di dirgli:
<< Parole bellissime per chiedere il corpo di una donna!
Bravo,sono degne di un letterata. Ma non intendo diventare la
puttana più brava del suo maledetto concorso. >>
Ripiegò i fogli e li depose nella borsetta. Alzò gli occhi
verso Balestri per godere l'espressione umiliata e se ne andò. E
camminò per quel quartiere che non era il suo incurante delle
occhiate desiderose degli uomini di quel maledetto posto in cui
non si sarebbe recata per chissà quanto tempo. Non le dispiaceva
sentirsi desiderata, perché godeva la corte dei colleghi
all'università, che teneva comunque a bada, intenzionata com'era
a conservare la libertà. Ma quel posto non meritava da lei
alcuna considerazione. Li c'era stato addirittura un attentato
alla sua verginità, e per di più volgare. Le toccò passare
davanti alla sede del concorso e strinse a se la borsetta, per
proteggere anche le sue poesie da quella che doveva essere la
casa dei depravati. Si passò la mano sugli occhi. Cominciavano
ad inumidirsi, ma riconobbe presto che che era per l'addio ad un
successo a cui teneva e non tanto per l'umiliazione subita.
Si sentì a suo agio soltanto quando giunse a casa. Ringraziò
soprattutto adesso suo padre per aver acconsentito anni prima ad
affittarle un appartamentino in un altro angolo della città. Si
era sforzato di capire che lo spirito libero di una ragazza aveva
bisogno di indipendenza, ed uno spazio tutto per lei era l'ideale
per smaltire quella disavventura.
Non aprì il testo che stava studiando. La letteratura non
doveva diventare un volgare mazzo per soffocare il malore.
Armeggiò in cucina, ma il risultato fu una semplice bistecca.
Volle giusto mangiare qualcosa per rispettare la vecchia regola
di non saltare i pasti. E lo squillo del telefono la inquietò
oltremodo. Cercò comunque di essere gentile:
<< Pronto. La vostra Mara e' qui. >>
Aveva risposto senza guardare il numero di chiamata sicura che
a quell'ora si trattasse di sua madre. Le rispose invece un
silenzio quasi metallico, prima della voce:
<< Sono contento che abbia recuperato il dolce umore. Volevo
soltanto dirle che aspetterò per un suo periodo di
riflessione.>>
Mara si sentiva esplodere. Si controllò appena, quando disse:
<< Balestri? Pensavo di essere stata chiara. Ma chi ti credi
di essere per permetterti di cercarmi ancora? >>
Sperò che dargli del tu lo umiliasse abbastanza da indurlo a
riattaccare. Ma dovette ancora subire quella voce:
<< Sono il capo della commissione e quel premio le porterebbe
grossi vantaggi. >>
<< Come quello di iniziare la carriera di prostituta. >> E
volle aggiungere con un tono deciso: << Se ti interessa comprare
il corpo di una donna, perché non ti rivolgi a quelle che lo
mettono in vendita di propria volontà? Perché vuoi il mio? aro
professore del cavolo, tu non cerchi il piacere sessuale, ma il
grosso godimento che ti procurerebbe portare una ragazza onesta
nel tuo stesso fango. Come sei diventato il capo della commissione
e prima ancora professore di liceo? A quanti porci ti sei
venduto, prima di aspirare a diventare uno di loro? >>
Balestri non si mostrò affatto domo, perché osò ancora
parlare:
<< La mia proposta vuole soltanto essere un omaggio alla sua
bellezza ed alla sua classe. >>
Quell'ipocrisia fece esplodere Mara del tutto:
<< Questa tua proposta ti costerà parecchio! >> |
Scarica il romanzo intero >>
2006 -
Poesie
d'amore di
Iacuzio Gerardo,
In
copertina:
"Raggi
dorati sulla mia solitudine" -
Olio su
carta di Eliana Petrizzi, 2006

Poesie:
"La brezza
della sera
tiene in vita i
primi alberi della collina.
Le gocce di
pioggia
sono le lacrime
del giorno che muore.
Mi corri
incontro
senza
calpestare il prato.
Ti tendo la
mano senza toccarti
per rispettare
la luna nascente
che ti ha
generata."
Autore
Gerardo Iacuzio
"L'insistente
freddo doloroso
rende rigido il
mio cammino.
Scrivo un solo
verso: il tuo nome.
Accorrono in mio aiuto
i raggi
distanti della tua bontà.
Il nuovo calore
del mio spirito
mi fa sedere
sull'erba vergine ad aspettarti.
Guardo il cielo
improvvisamente azzurro
perchè le
nuvole scure
si sono fatte
rispettosamente da parte,
per far
giungere il nuovo vigore del Creato
sulla tua
festosa chioma.
Voglio
guardarti in silenzio
e sfiorarti le
dita."
Autore
Gerardo Iacuzio
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