Mario Lipreri - Pittore, Scultore


CAVRIANA (Mantova)

 

L’artista Mario Lipreri

partecipa alla  Mostra d’Arte contemporanea

"7 espressioni 7" dal Figurativo all’informale –
 

Gruppo promozione Arte  Cavriana Villa Mirra – Piazza Castello 5 (46040)

 

 

dal 20 dicembre 2008 al 6 gennaio 2009

Apertura mostra Sabato 20 dicembre 2008 alle ore 20,30.
 

Altri espositori:
Roberto Nezzi – Nerio Beltrami - Nicola Biondani – Iva Recchia – Giovanni Pegoraro – Paolo Conti
 

Orari della mostra:
Dom. 21/12/08 ore 10-12 15-19
Mar. 23/12/08 ore 15-19
Giov. 25/12/08 ore 10-12 15-19
Ven. 26/12/08 ore 10-12 15-19
Sab. 27/12 ore 10-12 15-19
Dom. 28/12/08 ore 10-12 15-19
Mar. 30/12/08 15-19
Giov. 1/1/09 ore 15-19
Ven. 2/1/09 ore 15-19
Sab. 3/1/09 ore 10-12 15-19
Dom 4/1/09 ore 10-12 15-19
Mar 6/1/09 ore 10-12 15-19

 


 

Mario Lipreri nasce a Curtatone (MN) il 27 Febbraio 1938.

Svolge i suoi studi presso la scuola Statale d’Arte di Mantova, dove ha come insegnante il fine pittore e disegnatore Giovanni Minuti e dove approfondisce, in un clima di grande  libertà e autonomia, le tecniche del disegno e dell'acquerello.

Gli anni Sessanta sono per Lipreri esistenzialmente non facili, il lavoro pittorico è necessariamente saltuario. La sua vera attività artistica ha inizio negli anni Settanta, facendosi intensa nella seconda metà, con paesaggi delicati e intimistici e nature morte che denunciano evidenti rimandi a Morandi e a Braque.

Il 1980 è caratterizzato da opere di frontiera, di transizione dal periodo delle nature morte, ancora leggibili figurativamente pur nel loro progressivo sfaldarsi, a quello della "ricerca archeologica", documentate nella prima mostra personale alla Galleria Leonardo di Pegognaga nel 1981. Inizia qui il lungo e paziente viaggio di Lipreri dentro la natura, il cosmo e l'uomo, nella storia e nella memoria, verso la luce, in una ricerca tesa e sottile, del tutto originale, dell'archè.

 

Dal 1982 ad oggi si sono susseguite importanti personali  a

Mantova, Bologna, Pisa, Verona, Milano, Prato,

Treviso, Bergamo, Viadana,

e significative presenze in collettive a livello nazionale ed europeo, diverse delle quali in fervido sodalizio con il gruppo costituito dal pittore reggiolese Gianni Baldo.

 

Nel corso di questi vent'anni di fecondo lavoro, la ricerca di Lipreri coerentemente condotta in chiave di "archeologia fantastica" prosegue inesausta, facendosi via via più profonda e ad un tempo più smorzata nella materia, con tonalità più lievi, delicate e luminose. Rilevanti sono le partecipazioni nel 2000 alle ampie rassegne "Arte a Mantova 1950-1999" alla Casa del Mantegna di Mantova e "Il disegno a Mantova 1950-2000" alla Pinacoteca Comunale di Quistello, e nel 2001 alla collettiva “Arte di Mantova a Siracusa", proposta nella città siciliana e poi al Museo di Gazoldo degli Ippoliti.

Alessandro Righetti

 

 

Hanno scritto della sua arte:

Giorgio Tomaso Bagni - Francesco Bartoli - Franco Batacchi

- Renata Casarin - Mario Cattafesta - Claudio Cerritelli - Mauro Corradini - Beatrice Fonte - Renzo Francescotti  - Alfredo Gianolio - Werther Gorni - Benvenuto Guerra   - Lino Lazzari - Renzo Margonari - Nicola Micieli - Carlo Milic - Dino Pasquali - Franco Pone - Franco Riccomini - Alessandro Righetti - Giorgio Segato.

 

 


 ANTOLOGIA CRITICA

 

 

"ARCHEOLOGIA FANTASTICA DI MARIO LIPRERI""... Lipreri sta attraversando la più felice delle sue stagioni creative. Lo dichiara a sufficienza la qualità delle opere, sul piano squisitamente formale: direi la raffinatezza della partitura modulata su un registro cromatico monovalente, e tuttavia ricchissimo di interne risonanze. E se non fosse sufficiente, lo conferma in modo significativo il fatto che oggi l'artista affronta, e risolve con adeguato e compiuto respiro pittorico, formati ben superiori ai suoi consueti, che nel passato si erano sempre mantenuti sotto la soglia del metro quadrato. ... Una pittura che, come questa di Lipreri, è così minutamente intessuta da presupporre un'ottica ravvicinata, cui converrebbero piuttosto i brevi recinti cari ai miniaturisti.

Per cogliere il senso e la portata di siffatta dilatazione del campo visualizzato, cui corrisponde un'attenzione altrettanto nuova alla struttura plastica e all'architettura dell'immagine, è sufficiente ripercorrere per sommi capi le tappe della ricerca pittorica di Lipreri, dagli esordi a oggi. Tra gli altri tratti stilistici caratterizzanti si annoterà, in particolare, la ricorrente concezione della superficie visualizzata come un continuum, a prescindere dalla tipologia dell'immagine, ossia dalla presenza di una figura riconoscibile (poniamo gli oggetti disposti a comporre una natura morta) o di una conformazione che rimanda a un generico ambiente in cui sono immersi, come sospesi in un liquido amniotico, protozoi e organismi ciliati, formazioni coralline o «selve» di muschi mollemente fluttuanti al trascorrere d'onda della materia vivente.

Non vi sono mai stati spazi vuoti, pause o soluzioni di continuità alla proliferazione dei segni ondivaghi, nella pittura di Lipreri. Lo stesso margine dei dipinti non è l'area che delimita una struttura pittorica morfologicamente compiuta. Anzi, è il forzato limite ottico di una superficie che idealmente seguita verso ogni direzione dello spazio e per un'estensione illimitata, secondo il principio di proliferazione e di ubiquità tipico dei moduli decorativi. Nella nozione della continuità del visibile è il presupposto linguistico dell'attuale periodo pittorico di Mario Lipreri. E' un ciclo di opere che chiamerei, mediando e fondendo definizioni già presenti nella precedente letteratura critica (ad esempio, Renzo Margonari), «archeologia fantastica» non già perché rappresenti il recupero iconografico - nel senso della citazione o della rivisitazione metafisica e manierista - d'un qualche reperto iconico da trascorse civiltà, ma perché l'espressione rende bene l'idea della ricognizione e della penetrazione dello sguardo nella srratigrafia della materia, in cui consiste propriamente l'operazione pittorica di Lipreri. Il quale nel suo scrutare l'orizzonte e nel suo immergersi nelle regioni ipogee, laddove avvengono le incubazioni della vita dalla chimica della materia, pare un novello argonauta alla ricerca di un vello d'oro trapuntato di tracce e di segni preziosi, che compongono il codice arcano della storia remota del mondo e tuttavia contengono gli elementi cifrati utili a testimoniare la contemporaneità. Un codice, dunque, che si dimostra un flessibile e sensibile rivelatore psicologico, capace di rendere la «temperatura» inferiore, gli umori, le emozioni, i trasalimenti, insomma le intonazioni diverse della personalità di un artista che non è il viaggiatore mitico concentrato sull'oggetto poetico del proprio destino, ma l'uomo moderno pensoso e partecipe della comune condizione esistenziale."

Nicola Miceli

 

 

 

"La ricerca è costante e l'indagine si sviluppa attraverso anche un'ispezione cromatica. Monotonalità che immergono in un mondo fatto di fantasia. Anello di congiunzione è proprio il colore che «identifica» le tracce di un'umanità che si è persa nel corso dei secoli. Ed in questo perenne viaggio alla ricerca di se stesso, l'artista sviluppa un lavoro che soltanto all'apparenza sembra riservato ad un certo tipo di pubblico. Proprio nella «non identificazione» e proprio nella forte capacità introspettiva, Lipreri, grazie soprattutto alla sua sensibilità e alla sua forza creativa, lancia un messaggio di speranza."

Werther Gorni

 

 

"... Lipreri si è addentrato nella più interna problematica della pittura con attenzione, ..., ben deciso ad affrontare l'ignoto. Per questo, osservando i suoi dipinti, il termine «ricerca» appare quanto mai adatto a definire lo spirito che li anima. Vi si legge un'attesa, una tensione avvincente, e vi si delinea chiaramente come l'opera sia solo in minima parte predeterminata e si definisca mano a mano, prendendo il suo aspetto quasi imprevedibilmente. Le immagini dei dipinti di Lipreri sono come delle emersioni di indecifrabili tracce di fossili, di scritture, di sedimenti la cui origine e il cui significato ci risultano misteriosi. ..."

Renzo Margonari

 

 

"... La progressiva levità delle forme ha indotto una maggiore risonanza immaginativa; vibrazioni morbide, cellulari, cigliate in una materia sempre meno arida e scistosa. Un alito forse di vita organica nelle penombre del suolo. Che può essere, per metafora, uno scandaglio gettato nei territori della psiche travestiti da paesaggi. Illazione, questa, non nuova, poiché ha suggerito in passato una lettura intimistica del campionario metamorfico e ibrido di Lipreri."

Francesco Batoli

 

 

"... Materia pittorica lasciata a se stessa secondo una sorta di automatismo alla Bréton, ma riordinata poi con una finezza compositiva che non rientra mai nei limiti della composizione di maniera, e pur tuttavia lascia intuire, nei sedimenti della sua materia, tracce filamentose e fibrillari di esseri misteriosi, come sognati: a volte incubi a volte sogni, immaginazioni lievi."

Mario Cattafesta

 

 

"... Una polivalenza che sa pure adombrare arcane tracce, vestigia cri­stallizzate di misteriose regioni, di luoghi senza luogo reale che ap­partengono al dominio della notte, alla realtà «altra» del sogno e della visione. Le stesse forme possono anche rimandare a mappe «cifrate» di una ricerca ai confini del giorno in un'ora sospesa: crittografie, tracce erratiche e mappe labirintiche, al limite tra perdizione e ritrovamento..."

Benvenuto Guerra

 

 

"... Sembra quasi che Lipreri dia vita ad un mondo inorganico, che abbisogna del soffio per mettersi a pulsare; altre volte, sembra che Lipreri metta in luce la materia, attraverso un processo di scavo, che ne sottolinea l'antica vitalità, senza dare alla stessa alcuna dimensione «possibile» di recupero..."

Mauro Corredini

 

 

"... La materia si trasforma in sequenze infinite e di volta in volta irripetibili. È la «genesi» della materia che da inanimata diventa animata, in un susseguirsi di strutture che possono si essere frutto di fantasia ma che nulla impedisce di pensare che si realizzino di fatto nella materia e in noi. ..."

Lino Lazzari

 

"... In un costante divenire incentrato su di una crescente complessità, l'opera di Mario Lipreri sembra ripercorrere coscientemente l'affascinante storia della vita: le forme biologiche primarie, da minute, elementari, progressivamente s'ingigantiscono; gli organismi si accostano, si sovrappongono si sviluppano. Cromaticamente, da un neutro (eppure vagamente inquietante) grigiore di fondo prendono vita i colori, si condensano toni sempre pacatissimì, discreti ma evidenti, nettamente rilevabili nella loro primordiale vitalità ..."

Giorgio Tomaso Bagni

 

 

"... Un conflitto eterno di fenomeni bio-chimici e fisici filmati dall'osservazione microscopica del segreto della vita e della morte. Lipreri sembra uno scienziato che dipinge i suoi sogni. Dove scienza ed arte formano una miscela alchemica con formule magiche ed incomprensibili che partoriscono mostri, forme contorte, involuzioni, spirali immerse nei colori bruni, azzurri a volte gialli fino alle sabbie che inghiottiscono i «fossili»..."

Marco Riccomini

 

 

"... Davanti a noi c'è il passato fossile che torna come una minaccia; è pietrificato, ma nelle sue forme contorte e rigidamente plastiche, sembra avere ancora la forza di tornare in superficie. La sua risalita non è irruenta; i secoli gli hanno dato la saggezza tattica dell'avanzamento lento ma persistente: il deposito fossile si insinua sulla tela fino a diventare ossessione nella mente."

Beatrice Fonte

  

 

"... È invece verosimile che il suo mondo pittorico, quelle immagini che colpiscono i sensi e la fantasia, siano «anche» simboli o meta­fore di un altro universo: invisibile, sotterraneo, che l'opera rivela in modo parziale e indiretto: un mondo difficile da decifrare nel suo linguaggio testuale ma ancor più in quanto oscuro segnale di pulsioni della soggettività più profonda e più intima. Eppure, riusciamo a coglierne le risonanze, ad avvertire la tensione espressiva di quella vita sommersa grazie al fascino dell'arte, che non è soltanto la seduzione del visibile."

Franco Pone

 

 


 

L'artista Mario Lipreri

anche scultore:

 

 

 

 

"Materia in evoluzione"

2002 - Legno, argilla e tecnica mista -

cm 30x8x8

 

 

 

 

 

 

"Evoluzioni organiche"

2001 - Legno, argilla e tecnica mista -

cm 22x14x14

 

 

 

 

PRESENTAZIONE CRITICA ALL'ARTISTA

MARIO LIPRERI  PER LE SUE SCULTURE

"[...] Ecco, allora, le piccole sculture ricavate da legni percorsi dalle larve, con meandri che seguono le venature marcite nel fiume, legni sgretolati e corrosi, ricavandone l'impronta, pilotando una sorta di risarcimento della forma che viene restituita, però, con alterazioni visionarie mediante aggiunte e correzioni, superfetazioni improbabili di muschi e aderenze saprofite. Questo non è più scavare nell'immaginario ma, al contrario, costruire l'oggetto immaginato, renderlo "vero". La maggior parte dei piccoli bronzi, più che a stalattiti, somigliano a guglie gotiche corrose e disciolte da chissà quali turbini atmosferici, oppure mozziconi di tronchi morti, come si vedono a volte emergere dalle acque paludose, lentamente divorate da organismi silofagi, aggredite da lumache incastonate tra i meandri delle venature, mimetizzate tra le muffe e i muschi. Si legge un'insistente minuzia che modella linee ascendenti. Dal punto di vista estetico -ciò vale anche come generica valutazione della sua pittura- simile idea nel ricavare la materia accuratamente modellandola, controllandone la più minuta fenomenologia, se superficialmente si rifà all'Informale, più precisamente, credo, rimanda alle forme ottenute da Max Ernst con le sue sperimentazioni nei dipinti degli anni Quaranta (penso soprattutto al famoso capolavoro L'Europa dopo la pioggia), evocando sensazioni che inequivocabilmente incalzano l'immaginario di Lipreri, benché -credo- non vi faccia deliberato riferimento.

Tra queste piccole sculture si distinguono bene forme-femmina e forme-maschio, ma per stavolta lascio l'indagine allo psicanalista: vi accenno solo per denotare quanto simili opere abbiano a che vedere con i percorsi del surrealismo junghiano. Dopotutto è più aderente all'analisi estetica considerare che rappresentano l'oggettivazione nata dal desiderio di poter "toccare con mano" le forme immaginate, avverando le visioni già descritte pittoricamente. Nell'un campo e nell'altro, il meccanismo dell'invenzione risale a procedure surrealiste adottate per liberare energie fantastiche senza nome, insondabili. In questo caso, credo di non essere lontano dal vero valutando che le opere plastiche di Lipreri non nascano per assecondare una pulsione da scultore quanto dal desiderio di poter dare un corpo fisico alla propria visione."

Renzo Margonari

Mostra Febbraio 2008 - "Paleontografie visionarie"

 


ATTIVITA' ARTISTICA

 

L'attività espositiva di Mario Lipreri inizia nel 1981 con numerose mostre personali e collettive importanti in diverse città italiane e straniere.

 


 

Mostra di scultura dell'artista Mario Lipreri

"Paleontografie visionarie"

Sculture

Dal 2 al 17 Febbraio 2008.

Inaugurazione sabato 2 febbraio ore 17,00  con presentazione di Renzo Margonari - Associazione Culturale Galleria 2E Arte Contemporanea

Suzzara (MN) Via Toti, 2E tel. 0376/533069

 


Si ricordano le mostre più significative degli ultimi anni in Italia e all'estero:


1995 Rassegna "Italian Art Team", Baskiri (RUSSIA), collettiva.
1997
Fiera d'Arte "Art Jonction '97", mostra dei libri d'artista, NIZZA.
1998 Mostra dei libri d'artista, Galleria d'Arte Folini, LUGANO.
1999 "Nell'infinito Intreccio di Energie", Galleria Il Rivellino, Ferrara, collettiva.

- "Atlante", Centro Culturale G. Millo, Galleria Comunale G. Negrisin, Muggia (TS), collettiva
- "Atlante", Sala ex Filanda, Maniago (PN), collettiva.
- II Biennale "Artisti e ambiente alpino", Casa degli Artisti, Canale di Tenno (TN)

- II Biennale "Artisti e ambienti alpino", Palazzo Trentini, Trento.
- "Il Cerchio dei Mutamenti", Galleria d'Arte Radice, Lissone (MI), collettiva

- Mostra dei libri d'artista, Expo Arte, Bari Mostra dei libri d'artista, Forum Artis Museum, Contese (MO)
- Mostra dei libri d'artista, Galleria d'Arte Niederhauser, Losanna (CH)
2000 "Scandagliando gli abissi dell'inconscio", Sala Gialla, Palazzo Corso, Carpi (MO), collettiva.

- "Lo sguardo sul Volto", Teatro Comunale, Reggiolo (RE), collettiva

- "Inquietudini di inizio secolo", Circolo Arti Figurative, Empoli, collettiva.

- "Il disegno a Mantova 1950-2000", Pinacoteca Comunale, Quistello (MN)

- "Arte a Mantova 1950-1999", Casa del Mantegna, Mantova
- Mostra dei libri d'artista, Citè Universitarie, Maison De L'Italie, PARIGI

- "I Libri dell'Arte", Galleria Libreria Bocca, Milano, collettiva
- "I Segni dell'Evento", Palazzo Comunale, Cremona, collettiva.
2001 - "Arte di Mantova a Siracusa", Casina Cuti, Siracusa, collettiva. Patrocinio della Provincia di Mantova e della Provincia di Siracusa

- "Dall'Arno al Mincio", Scuderie di Palazzo Gonzaga, Volta Mantovana, collettiva. Patrocinio della Provincia di Mantova

- "Tracce del vissuto", Perseo Centro Artivisive, Firenze, collettiva.
- "Arte di Siracusa a Mantova", Museo d'Arte Moderna, Gazoldo degli Ippoliti (MN), collettiva.
- "Universo Padano", Teatro Comunale, Reggiolo (RE), collettiva

- "Le suggestioni del tempo", Galleria Il Rivellino, Ferrara, collettiva.

- "Universo Padano", Casa Società Operaia, Bondeno (FE), collettiva
- "Interferenze", Circolo Culturale Pro Desio, Desio (MI), collettiva
- "Gli Ipogei Metamorfici", Castello Scaligero, Malcesine (VR), personale.
2003 Museo d'Arte Moderna di Gazoldo degli Ippoliti (MN), personale.

 


 

CURRICULUM ARTISTICO e DESCRIZIONE DEL LAVORO PITTORICO DELL'ARTISTA

MARIO LIPRERI

A CURA DI NICOLA MICELI

 

Quando cominciò a dipingere, agli inizi degli anni Settanta, Lipreri si dedicò al paesaggio e soprattutto alla natura morta, come molti altri giovani pittori, con un gusto che diremmo genericamente postimpressionista. In quelle opere degli esordi erano certo rilevabili i grandi modelli, gli esempi canonici di questi generi pittorici nella tradizione moderna, da Cézanne a Morandi; ma Lipreri ne travisava la lezione manifestando quella anomalia stilistica che abbiamo chiamato il suo tratto caratterizzante: la tendenza a concepire la superficie pittorica come un campo totale, da dipingere nella sua interezza, quasi frammento in cui si rispecchi la complessità dell'indefinito Tutto, o del Nulla che ne è il filosofico complemento. Si trattava, allora, di una sorta di horror vacui: una «dismisura» che si traduceva nella solennità delle nature morte costruite con l'ampiezza architettonica delle cattedrali, e nella ridondanza del ductus pittorico ottenuto mediante tocchi densi d'una materia carica di sensualità e doviziosa nella sua sostanza cromatica. È stata una pittura di interni, quella degli anni Settanta ...  Intorno all'Ottanta matura il passaggio dalle nature morte e dalla figurazione intimista alla visione vagamente surreale di una natura in cui compaiono le prime tracce della «scrittura» degli elementi, ossia di una vicenda sommersa che interessa ogni aspetto dell'essere, l'organico e l'inorganico.

 

Opera dell'artista Mario Lipreri

"L'Oggettività dell'essere" 1984 - Olio su Masonite - cm 80x60:

Lipreri compie abbastanza repentinamente un mutamento sostanziale del linguaggio pittorico e della tipologia sia formale che figurale. Non c'è una precisa motivazione a codesto stacco. Sembra quasi che a un certo punto sia insorto il desiderio di guardare oltre la cortina della bella pittura figurativa costruita a pennellate larghe e dense, per tocchi orientati secondo il verso delle forme e la migliore incidenza della luce. Il rito del transito si compie nel giro breve di pochi mesi, con una serie di piccoli dipinti aniconici che chiamerei di immersione panica nella natura, sotto specie d'una materia pittorica dal vivace cromatismo e come destrutturata e resa estranea ai referenti oggettivi, ma non magmatica e informale. Il passo successivo è una sorta di precipitazione e di decantazione della materia già liberata dagli intrighi della figurazione intimista. Lipreri approda a una partitura agile e quasi aerea, resa per segni delicatissimi d'una materia decorporizzata e soffusa, ma non svaporante in aureole simboliste, anzi percorsa da un segreto fervore che fa vibrare ogni fibra del corpo plastico all'insinuarsi discreto della luce. Lo sguardo si fa, per così dire, radiografico e mette a fuoco aspetti insospettati della materia, dimensioni della realtà in precedenza sfuggite allo sguardo abbagliato dalla «spettacolarità» delle nature morte che erano divenute, alla fine, monumenti patetici a un decoro decadente non più appagante sul piano della grata dovizia pittorica.

Ai trofei sontuosi degli oggetti-testimoni subentra il brulichio sotterraneo di una realtà che si rivela solo allo sguardo allenato di chi sa riconoscere gli impulsi vitali che percorrono la materia nel laboratorio della natura, i segni vibratili e i nuclei generatori delle forme in quello della pittura. Per compiere tale passaggio Lipreri deve operare una duplice mutazione. Da una parte è necessario mettere la sordina e quasi «spengere» il colore, la componente formale che maggiormente aveva connotato, con la sua spiegata sonorità, la precedente esperienza. Dalla saturazione dei pigmenti e dalla variegatezza cromatica del periodo formativo l'artista approderà a una sorta di monocromia dalle sommesse variazioni interne di tonalità smorzate e quasi affocate, pervenendo a un effetto di tenuità cinerina che è denominatore comune della gamma di tinte impiegate, dai verdi agli azzurri alle terre bruciate e alle ocre gialle: intonazioni cromatiche più che colori, qua è là screziate da un baluginio che pare un'accensione del colore e non è che una più intensa scriminatura di luce. Dall'altra parte, la rinuncia al tema della natura morta e alla relativa iconografia ben identificabile come figura formalmente definita e riconoscibile nell'unità della composizione, introduce una nozione dell'immagine che coincide con il campo visivo, nel senso proprio che l'intera superficie è un microcosmo scomposto in una miriade di frammenti, in nuclei e gangli e filamenti o tratti esilissimi dal cui interagire e combinarsi in ibridazioni e metamorfosi, dipende la vitalità del tessuto pittorico, e dunque l'animazione dell'immagine «sui generis» che in tal modo si forma. Ne scaturisce una visione del dipinto come superficie totale brulicante di segni: un continuum per così dire. ... Semmai si ha la sensazione dì essere risucchiati in queste nebulose o sciami di pulviscolo e di frammenti cosmici, di partecipare al respiro di questi spazi totali e di assistere alla generazione delle forme come nuvole che si raddensano intorno a un nucleo che propaga, generalmente da una posizione centrale, il moto alla periferia del sistema, attraverso convolvoli, meandri, cordoni, radici e altre conformazioni che sembrano appartenere alla fisiologia della natura ma evocano con eguale intensità la geologia e il mondo pietrificato dei fossili. Sicché in una spazialità a forte connotazione fisiologica si integrano momenti formali che rimandano alla cultura, come evocazione di un tempo leggibile con gli strumenti della cultura, di una paleografia consegnata ai reperti fossili delle ere geologiche. L'artista cerca nell'intimità della materia ... il processo perenne di mutazione dell'organico nell'inorganico, e viceversa, processo esemplificato nella compresenza e anzi nel sincretismo della cellula e della concrezione fossile nel luogo di una natura che contempla l'inerte solo come stato transitorio tra due forme di vita, sotto specie di fisiologia in atto e di fisiologia congelata nella stranita fissità minerale di un fossile.

 

Opera dell'artista Mario Lipreri

"Racconto dei fossili" 1989- Olio su Masonite - cm 30x24:

Nel corso degli anni Ottanta l'immagine evocativa mantiene una connotazione organica dominante su quella fossile e mineralogica. Una venatura di surrealtà si profila sempre più netta col tempo, e pone le connessioni analogiche tra i processi di mutazione delle forme quali si verificano nel laboratorio della natura, e i corrispettivi processi di elaborazione dei contenuti psichici che governano gli atti e i comportamenti dell'uomo dentro o fuor di consapevolezza.

È il tributo che Lipreri continua a pagare, per una sua irrecusabile e pungente esigenza inferiore, al racconto di un vissuto che alimenta il momento creativo in quanto imprescindibile corredo della personalità. Non è improprio, pertanto, scorgere possibili prefigurazioni di nodi e di grumi psichici - certo da non leggersi con alla mano un prontuario simbologico, tanto meno freudiano - nella modulazione della superficie organica in trapassi di densità e di vibrazione dalla luce all'ombra, e viceversa.

 

Opera dell'artista Mario Lipreri

"Origine della terra" 1990- Olio su Masonite - cm 70x50:

Intorno al '90 la materia pittorica ancora organica, raccolta intorno a nuclei o cordoni plastici sempre mobili nella fluidità dello spazio fisiologico, assume un più stabile assetto formale e va organizzandosi su precise coordinate plastico-strutturali d'ordine costruttivo.

Si apre la stagione delle «archeologie fantastiche» con le quali allo spazio fluidificante subentra lo spazio strutturato, e alla dominante biologica si sostituisce una dominante fossile e, per così dire, di archeologia o di memoria geologica. Il dato dominante del nuovo ciclo è senza dubbio la solidificazione della partitura già organica in una conformazione che non è ancora figura iconica, ma è certo un'immagine «edificata», un'aggregazione di forme fossili organizzate vuoi come complicate topografie di meandri e di labirinti inestricabili, vuoi come una sorta di totem onirici che paiono evocati dai cultori di chissà quale setta esoterica. In ogni caso le concrezioni fossili non sono più parte agglutinata di un contesto fluttuante. Anzi appaiono inglobate nella materia e articolate in strutture spaziali su diversi schemi ordinativi. Predominano le scacchiere o tarsie a pezzatura irregolare. Sono frequenti anche le semplici bipartizioni delle superfici su un asse orizzontale che distingue il piano o campo della terra, connotato dalla tonalità scura del bruno o del verde, dal piano o campo del cielo in cui trionfano le tonalità chiare della materia diafana investita dalla luce. E si sottollineerà il ruolo inedito di medium scenografico che nei dipinti di questo ciclo gioca la luce, la quale si pone come un ulteriore fattore strutturante e indicatore della spazialità. Parlo qui in termini forse semplicistici di cielo e di terra, quasi me ne autorizzasse l'artista medesimo quando titola «Forme sospese» una composizione. Ma certo dovrei rappresentare nella dialettica dei campi altri dualismi leggibili anche in termini simbolici. Per esempio potrei significare la schermaglia della luce e dell'ombra che si compenetrano ai confini dei loro territori e talora si sovrappongono senza annullarsi, in un gioco di filtri e di mutui rispecchiamenti. Oppure potrei designare le qualità del solido e del volatile come distinti stadi di condensazione delle sostanze nel processo di mutazione alchemica della materia. E potrei continuare ... esempi tutti di quella duplicità e ambivalenza che appare un carattere fondamentale delle «archeologie fantastiche». Per tornare al tema dominante della superficie pittorica quale campo totalmente visualizzato, si noterà come ancora in questo ciclo non sia dato distinguere in senso stretto la figura e lo sfondo, pur se gli organismi fossili inglobati nella materia sedimentata, combinandosi tra loro creino fantasiosi arabeschi, bizzarre ibridazioni di fitomorfismi e zoomorfismi, curiosi più che allarmanti mostri arcimboldeschi dalle sembianze vagamente antropomorfe, e quant'altre creature e conformazioni improbabili vi scorga l'immaginazione del riguardante. Invero queste immagini ambigue e aleatorie, nel senso che mantengono sempre aperti i canali interpretativi e offrono ulteriori possibilità di lettura e di decifrazione, anche quando rimandano per analogia a un qualche riconoscibile dato figurale, non sono che brani di una partitura pittorica che si indovina, come sempre in Lipreri, estesa oltre il limite del visualizzato. Per la loro ambiguità formale e concettuale, dovuta in prima istanza al taglio o all'inquadratura dell'immagine, quindi alla tessitura pittorica che è anche in questo ciclo un formicolante fraseggio di segni morbidi e minutissimi, tanto sottili e impalpabili da determinare, con il loro infittirsi o diradare, vere e proprie variazioni chiaroscurali della monocromia, le «archeologie fantastiche» si prestano dunque a una duplice, e tuttavia complementare, modalità di lettura del dato visivo. La prima possibilità è quella dello sguardo compendiario. Al primo approccio la superficie - immagine e morfologia - del dipinto sembra un territorio visto dall'alto, a volo d'uccello. E' una topografia sommariamente delineata, nella quale i dati fisici dell'ambiente si fondono con quelli antropici e disegnano una mappa che ha il fascino dello spaccato geologico. La seconda possibilità è quella della ricognizione ravvicinata, il rilevamento di un territorio minimo sondato e attraversato alla ricerca dei documenti fossili, delle tracce minerali, degli indizi morfologici di un tempo remoto ivi sedimentato. In entrambi i casi non è possibile sottrarsi al fascino evocativo di queste tavole che sono dipinte tratto per tratto, con una manualità prestigiosa, ma paiono eseguite con la tecnica surrealista del frottage, al modo di Max Ernst, ossia riproducendo sulla carta, per strofinamento d'una matita o d'un carboncino, la superficie accidentata poniamo di una roccia, la quale nella trascrizione grafica restituisce in criptoscrittura la tessitura dei microrilievi, dei segni, delle abrasioni di cui consiste la sua «pelle». Quando il rilevamento avvenga simultaneamente sulla superficie e in verticale, nella stratigrafia delle rocce e nei sedimenti della terra, la mano rivela altri segni, questa volta di organismi che furono già vivi, e sono oggi inglobati fossili di selci di insetti di molluschi di animali minuti o giganteschi le cui impronte sono le cifre grafiche di una «scrittura» senza codice, qual è quella del gran libro della natura.

L'esito dell'operazione pittorica è di una straordinaria ricchezza formale. Nella disseccata morfologia di un deserto, lo sguardo educato di Lipreri sa riconoscere le tracce labili e disseppellire le reliquie sommerse delle età trascorse. Al fine della rivelazione visiva l'artista utilizza una tecnica surrealista, ma l'esito poetico è l'evocazione metafisica di un'archeologia della memoria geologica, nella quale egli sa leggere anche i segnali in cui si manifestano il vissuto individuale e quello collettivo. Intendo dire che sul piano personale, quei sedimenti inglobati nel continuum della materia, quei depositi geologici corrispondono, come metafora, al sommerso psichico, al «rimosso» di cui parla Benvenuto Guerra (Organismi e materia, catalogo, 1992), e che il processo della visualizzazione pittorica fa riemergere gradatamente dalle nebbie dell'oblio. Per recuperare le tracce del vissuto personale, Lipreri utilizza luoghi formali e simboli visivi che hanno i caratteri dell'archetipo. Ossia di un sedimento arcaico remoto, fossile appunto, che incarna i nuclei primordiali del vissuto collettivo, in cui la memoria fisiologica e quella geologica, ancora nettamente sovrapposte, si intessono in un insieme che ha il respiro dei cicli temporali di milioni di anni.

Lipreri ha messo a punto il linguaggio grafico idoneo a trascrivere le tracce pur tenui depositate dal tempo sulla pelle del mondo. Come un sismografo sensibilissimo, la sua mano traduce in una raffinata scrittura segnica e in grumi di colore, in raggrinzature della materia e in venature del tessuto pittorico i segnali che gli invia la natura, dimostrando una sensibilità affinata che depone per la qualità poetica della sua ispirazione e imprime alla partitura una vibrazione delicata ma diffusa, da organismo reattivo a ogni pur minima sollecitazione esterna e agli umori e alle emozioni che agitano l'animo dell'artista."

Nicola Micieli - Pisa, Febbraio '94

 

 


 

Numerose le partecipazioni a manifestazioni d'arte, biennali, mostre personali, collettive in Italia e all'estero dell'artista

Mario Lipreri

che ottiene sempre numerosi riconoscimenti da un pubblico interessato e dalla critica qualificata che apprezza e stima il vissuto pittorico dell'artista. 

 


 

 

 

 

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