|
S. Mazzaro
- Pittrice
- Ceramista
Mazzaro Silvana
nata a Roccadaspide, vive e lavora a Baronissi
(Salerno).
Da oltre un ventennio dipinge opere su tela e realizza opere ceramiche
contemporanee.
1993 ha preso parte ,per la prima volta , alla collettiva di pittura presso
la galleria d'arte "IL FARO" di Agropoli (Sa).
Mazzaro Silvana
ha partecipato a numerose collettive e mini personali nella
città di Salerno e provincia.
PRESENTAZIONE CRITICA ALL'ARTISTA
SILVANA MAZZARO
per la mostra personale
"PAESE D’AMORE" a cura di Rino Mele Roccadaspide (SA) presso la Chiesa
Madonna del Carmine - Luglio-Agosto 2007
(Opere catalogate dall'Archivio Monografico dell'Arte Italiana):

"Luci ed ombre"
"Il paesaggio coperto"
acrilico su tela 100x70
acrilico su tela 100x70
PAESE D'AMORE
Aspido (documentato nel Xll secolo), aspide, Cleopatra se ne
innamorò morendone. Da cui Rocca d'aspide, Roccadaspide: di
questo paese, alto e superbamente dolce, pietra e colori, è
difficile sentir parlare
Silvana Mazzaro
senza immaginarla giovinetta volare per le sue strade scoscese,
trasformarsi nelle ombre chiare del giorno in un'inquieta
metamorfosi. Di questo grande amore nulla è per lei mutato in
questi anni e ora, dalla sua prospettiva di artista, ci chiede
di ascoltare il racconto che la sua memoria continua a
suggerirle, quelle pietre tenere come carni materne, i balconi
da cui s'apre a precipizio uno spazio familiare e sempre nuovo,
e soprattutto i suoni. Perché
Mazzaro
ha voluto dipingere le voci di quelle pietre, i dialoghi mai
scordati, il notturno ritirarsi del canto. I suoi dipinti
parlano di questo suo paese e lo ritraggono apparentemente
vuoto, il castello , i palazzi borghesi, le case povere, un
paese corale, rappresentato da una pittura da ascoltare, e non
solo da vedere.
Le pietre e le tonalità dei colori esprimono infatti suoni
trattenuti, grida, l'urlo nascosto, la voce, la gioia complice e
il rassegnato dolore. L'assenza dei personaggi indica che il
protagonista è il paese amato e contro cui la pittrice mostra di
adombrarsi, di conservare asprezze che l'antica adolescenza le
presta. Un paese che
Silvana Mazzaro traduce e rinnova, ne fa un grande
strumento musicale, e gloriosamente esalta nel suono alto del
ricordo ancora pungente . La prospettiva nei suoi dipinti
continuamente si ribalta ma è sempre uno scendere o un salire,
un correre verso qualcosa che ci insegue. Interessante, intensa,
questa mostra che
Silvana Mazzaro
dedica a Roccadaspide e a se stessa, e in cui esprime la
maturità della distanza. Quelle pietre non sempre sono belle ma
sempre sono vere: questo vuol comunicare l'artista allo
spettatore nel donargli un frammento della propria vita, una
traccia oltre la quale potrebbero apparire i volti che non si
vedono e che la sua pittura mostra nascosti nella loro voce."
Rino Mele
PRESENTAZIONE
CRITICA ALL'ARTISTA
SILVANA
MAZZARO
A CURA
DELL'ARCHIVIO MONOGRAFICO DELL'ARTE ITALIANA
Pittura oggettiva collocata in spazi temporali su cui non
incidono gli aspetti del quotidiano. Elementi architettonici
trattati dall’artista
Silvana Mazzaro
con equilibrio strutturale ed uno stile di solido impianto
disegnativo.
Le superfici riflettono una verticalità del soggetto che si
impone nel contesto dell’opera.
Una figurazione realistica indagatrice della natura e delle
architetture come dati illustrativi che rispettano le fisionomie
ambientali.
Fiori descritti attraverso ingrandimenti che astraggono dal
tempo il soggetto sovrastandone i profumi.
La pittura di
Mazzaro
si realizza in una verità autonoma, un sereno colloquio
interiore che trasforma le immagini in forme romantiche.
Mazzaro
racconta i luoghi, gli ambienti che popolano il suo panorama
visivo, centrando l’attenzione sulla vivacità cromatica, sui
riflessi e sui particolari degli edifici e dei vicoli.
Un contatto con la realtà che riscopre una personale verità.
Pittrice dotata di una sensibilità che trasporta il piacere
della contemplazione verso immagini elaborate nel sentimento e
nella memoria.
Opere silenziose che si traducono non nell’angoscia ma in una
solitudine intesa ad esaltare una rustica semplicità poetica.
Archivio Monografico dell'Arte Italiana di Milano - Febbraio
2008
ANTOLOGIA CRITICA
“Un'idea veste il suo tempo” - (dieci
variazioni su modulo narrativo)
Silvana Mazzaro nell'ambito dell'officina della figurazione meridionale non può
ascriversi alla loggia dei mestieranti, diffusa consorteria
della decorazione in stile collettivo, che spesso asserve il
critico al solo fine di far vendere quella tal composizione
anziché l'altra, pur essendo entrambe omologabili tra loro, se
non per tecnica, per spirito qualunquistico anche nei confronti
dei collezionisti, ansiosi di portarle nelle case e nei nuovi
studi professionali, frutto del recente inurbamento. La
Mazzaro
è artista autentica; non senza lacerazioni, dubbi, slanci e
ripensamenti, e ancora esitazioni seguite da fughe in avanti;
opera in varie direzioni di ricerca, traendo dall'indagine
figurativa non poco del più autentico lessico astratto. Come è
accaduto per la recente mostra salernitana, l'artista seleziona
veri e propri moduli linguistici, ognuno referente di un
complesso percorso esplicativo, per porli sotto i riflettori del
suo stesso animo malinconicamente indagatore. In lei manca del
tutto quell'organizzazione mentale che imbriglia il fare in
perimetri precostituiti dalla cosiddetta tradizione, quell'acquisito
per cui si veicola la creatività in preordinati segmenti
esplicativi: nel suo lavoro troviamo, infatti, moduli ceramici
piani che l'artista investe di tutta l'esperienza spaziale che,
altrimenti, ben potrebbe inscenare concezioni architettoniche se
non urbanistiche; del pari, la pittura porta all'interno un così
profondo dialogo con lo spazio da ribaltare ogni orientamento
espressivo culturalmente preordinato.
E' il caso di questa assai attuale ricerca sul dimensionamento
spaziale dei corpi: prendendo a paradigma l'articolazione
segnica dell'orchidea, la
Mazzaro
ne ingigantisce le forme per destrutturate la memoria del fiore
ed avviare un processo per una nuova semantica oggettuale. In
questo modo, in una dimensione spaziale neutra, organiche
astronavi si librano in una nuova visione onirica, alla ricerca
degli stati d'animo perduti, dei relitti della coscienza, dei
sedimenti spirituali dispersi in un universo senza orientamenti.
Le variazioni, ben dieci, sul modulo narrativo, esprimono
appieno la carica emozionale dell'artista campana, in grado,
dopo poco tempo dall'avvio della frequentazione con il fare
estetico, di esplicare una considerevole varietà di metaforiche
allitterazioni come provenienti da alfabeti monolitici
dissepolti su mura ciclopiche, una non come articolazione che
allude ad un discorso sul sedimento temporale, narrazione
conchiusa ed anche per questo ermetica; da questa tensione che
principia nell'inespresso, muove verso lo spettatore il dato
arcano ed ancestrale come per le interrotte decorazioni floreali
su di una vestigia posidoniate, già seduzione e fascino per
Giovan Battista Piranesi.
Silvana Mazzaro
ha, infine, un'altra non comune qualità, quella del negare
la componente idealistica alla sua opera, ancorando, invece, il
suo lavoro alla dinamica, non meno spirituale, del "fare",
atteggiamento poetico, che, nella stagione weimariana,
individuava nell'applicazione dell'uomo al suo disegno creativo,
l'unica genesi per la creazione possibile. Così, la
Mazzaro,
tra tanti profeti invasati dallo spirito hegeliano, ha la chiave
di lettura, di interpretazione e di effettivo rinnovamento del
quotidiano: la consapevole negazione del paradigma, della
sacralità dello spirito d'artista, dell'elezione dell'intuizione
sul metodo. La dinamica che anima la sua ricerca è giustamente
officinale, riflessiva nel profondo, ordinata nell'animo come il
banco di un antico scultore e dalla sua bottega rinascimentale
la
Mazzaro
guarda con serenità ai "luoghi" attraverso i quali un'idea veste
il suo tempo.
Claudio Caserta
COME PIETRE SCRITTE DAL TEMPO
una nota di Claudio Caserta per
Silvana Mazzaro
Dal Gilgamesh all'avventura di Odisseo, dall'Anabasi al vagare di Enea,
la civiltà culturale occidentale non può prescindere dal mito
del viaggio, incancellabile topos che assume il doloroso ufficio
di visitare la metafora sull'umano percorso esistenziale. Il
valore simbolico di una traccia da seguire lungo l'impercettibile
sentiero che unisce il caso al destino rappresenta l'animo antico
che trasferisce una consapevolezza capaace, giorno dopo giorno,
di farsi memoria, un manto aereo e grave con il quale figurare
un viatico almeno possibile.
I lastroni ceramici di
Silvana Mazzaro possono costituirsi al nostro sguardo
come altrettanti segnali di un andare del quale si è smarrito
ricordo, tracce indelebili, per quanto confuse alla
stratificazione dei linguaggi e dalla polvere inesorabile. In
unicità tematica, l'artista salernitana attraversa complessi
stati d'animo chiamando, volta a volta, intorno a sé segni e
stilemi di un informale astratto e di un altrettanto astratto
figurare il vero. Immagini di realtà, eppur criptate in un fare
allusivo non piano, mai descrittivo o emozionale. Senza
apparente idulgere a tensioni accorate, la
Mazzaro descrive un ordinato per quanto complesso
e significativamente articolato mondo interiore, come spente
solarità - feticci atmosferici o, al pari, come tracce
naturalistiche in dialogo con linee fratte e intersecanti del
pensiero. È stato, senza dubbio, rigoroso l'impegno a segnare le
isole di questo viaggio con tanti strumenti quanti appaiono i
perimetri del ricordo.
Ritornano lievemente gravi le parole di Elenora Fonseca Pimentel:
"Forsan et haec olim memisse juvabit
("Un giorno gioverà
ricordare anche questo"), perché nel silenzio della sua visione
della realtà, l'artista ha visitato, ad una ad una, le stanze
della vita, luoghi dell'immaginazione, della speranza, delle
illusioni e dei disinganni, stanze della passione e del perdono,
stanze innocenti e abbandonate, stanze separate eppure aeree.
Ora, in occasione di questa mostra salernitana, queste lastre
incise di vita sono deposte in terra, l'una distante dall'altra,
come isole, frammenti ormai distanti di un unico disegno,
discorso interrotto dalla confusione delle lingue; e per
raggiungerle è necessario compiere il gesto difficile e avulsivo
di allontanarsi da una per raggiungerne un'altra e un'altra e
un'altra ancora.
Un allestimento estenuante da percorrere, le dieci isole sono i
dieci giorni autobiografici della
Mazzaro, su ognuna delle lastre sono segnati
appunti imprescindibili per visitare l'animo della donna; questa
ha richiesto ad una parte
di sé di farsi artista per raccontare, con i vari linguaggi di
un messaggio da naufrago, le ansie e le paure di uno stare al
mondo fragile e pensieroso.
Proprio nello specifico autobiografico, l'artista recupera una
cifra narrativa primaria, per quanto inevitabilmente già parte
di altre visioni, trascorse e narrate, cifra sostanzialmente
originaria, come può accadere allorquando il segno sgorga dallo
spirito senza sentire imperioso il richiamo a logiche e
strategie comunicative. Ha parlato innanzitutto a se stessa,
l'artista sulla soglia del suo oracolo, affacciata nel bianco
della ceramica come un innocente si specchia nell'acqua.
L'insieme di queste stazioni pagane di una via dolorosa sono il
diario dell'animo, ma anche una testimonianza forte di come
risulti incancellabile, tra tanti giardini di plastica, l'opera
di un artista capace di mettersi davvero a nudo e responsabile
di una funzione che dovrebbe prescindere da specificità.
Silvana Mazzaro, infatti, ha segnato sui lastroni macchie
di memoria ed affabulate intersezioni, ha mescolato i colori ed
adoperato il nero nelle vesti di un bianco mentale, ha
rovesciato semantiche e interrotto dialoghi muti. Ciò che più
conta è, alla fine, l'aver reinventato delle manualità e degli
specifici estetici, conferendo loro finalmente questi stati
d'animo che le stagioni avanguardistiche non avevano
potuto permettersi.
Claudio Caserta
ATTIVITA'
ARTISTICA
Si segnalano le più significative mostre personali e collettive
di
Mazzaro Silvana :
1998
mostra di ceramica collettiva "50X50" Ravello (Sa) artisti
presenti: Autuori, Mazzaro, Quarta, Raimondi; a cura di Vito
Finto.
2000 espone con una mostra di
ceramica "COME UN FILM" nell'ambito del "GIFFONI FILM FESTIVAL"
di Giffoni Valle Piana (Sa); a cura di Ketty Volpe.
2001 prima personale di pittura
"TELA DOPO TELA" Villa Carrara Salerno; a cura di Nadia Farina.
2001 mini personale di pittura nell'ambito della rassegna del
"DISCO D'EPOCA" a Giffoni Valle Piana (Sa).
2003 Personale di pittura "UNA
DONNA, UNA VITA, UN PERCORSO D'ARTE " Spaziodonna; a cura di
Rino Mele.
2004 Personale di pittura "UN'
IDEA VESTE IL SUO TEMPO " a cura di Claudio Caserta; cripta di
Santa Maria a Gradino Ravello (Sa).
2004 Personale di ceramica "COME PIETRE SCRITTE DAL TEMPO " a
cura di Claudio Caserta; Palazzo Genovesi (Sa).
2005 Presso il FAI sede di
Salerno personale di pittura e nel 2006 personale di ceramica.
2006 collettiva di pittura
"ARTISTICAMENTE A FIRENZE" Firenze a cura di Alfonso Di Muro.
2006 Concorso Gramsci opera selezionata "LETTERE E QUADERNI: LA
POLITICA COME L'UNITÀ DELLA SUA VITA, IL PUNTO DI PARTENZA E IL
PUNTO DI ARRIVO" acquisita ed in mostra permanente presso museo
Gramsci a Ghilarza (Or).
L'artista
Silvana Mazzaro
partecipa attivamente a mostre personali e collettive in diverse
città Italiane ricevendo consensi positivi dal
pubblico e dalla critica.
|