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“Quando ho
esposto i miei quadri per la prima volta, l'ho fatto per capire se potevo
continuare a dipingere ed acquisire quella tecnica che mi avrebbe consentito di
realizzare le mie fantasie. Mi sono poi resa conto che non è così semplice; per
conciliare prospettive, materia, luce e ombra con l'irreale bisogna essere veri
artisti.
Ho comunque
continuato a dipingere, dimenticando luci ed ombre e cercando di ottenere delle
"impressioni" dalle cose visibili ... paesaggio, fiori, cieli. I cieli sono il
mio debole; per me devono essere "aria" qualcosa in cui immergersi... (forse per
questo risultano senza colore). Per tentare di fare vera pittura ho creato degli
improbabili paesaggi colorati che però non assomigliano per niente ai miei
sogni.
Allora ho aperto
delle "finestre"; solo tramonti, albe, momenti, ma spero sempre di riuscire un
giorno a vederci l'aria!
Lo credete possibile?
... "
L'artista
Nuccia
-
Schio, Aprile 1997

Nuccia Baragiotta in arte
"Nuccia"
valtellinese di nascita,
abita a Schio dal 1958. Partecipa attivamente al Gruppo Artisti Scledensi;
dipinge da molti anni e il suo curriculum è ricco di mostre personali e
collettive. Per molto tempo
Nuccia
si è concentrata su paesaggi dipinti con colori acrilici a spatola e pennello;
da qualche anno sperimenta con soddisfazione l’acquerello che avremo modo di
ammirare in questa mostra.
Quando l’occhio indugia sui teneri paesaggi di
Nuccia Baragiotta, ci si aspetta che passi, da un momento all’altro il
principe azzurro e Biancaneve, e che la favola bella si compia.
Ad essere rappresentato,
nella pittura di
Nuccia,
non è infatti il mondo verticale e ostile della civilizzazione, né la natura
dello sturm romantico, bensì l’aurea eterna che si fa grembo al beato
passeggiare degli spiriti magni, come nel limbo dantesco. Il riscatto del
disequilibrio e del male che in tal modo prende il sopravvento, si mostra nello
spazio scenico, vuoto ma non inerte, centro d’energia buona, in cui ciascuno
può sostare, trovando
pausa dalla pienezza inautentica del quotidiano.
Gian Paolo Resentera

Nuccia
ha un curriculum di tutto rispetto. La sua prima mostra nel
1984 fu ospitata da Emilio Trivellato presso la
“Saletta degli Ospiti” Piazza Garibaldi.
Nell'aprile-Maggio 2007
è stata inaugurata una sua mostra "L’arte nel ….La C.A.S.A.” presso il bar del Baratto. Centro
assistenza servizi di Schio (VI).
Amante del Teatro,
l'artista
Nuccia fu tra le figure di spicco del
"Teatro Minimo"
“ ‘Non ama rubare la parte’, come si dice.
… È così vero che, sulle prime, il suo quadro quasi nemmeno si nota, allodolati
come siamo, anche nell'arte, dagli specchietti di prodotti furbescamente di
effetto. L'autrice non se ne duole più di tanto, io credo, convinta com'è della
sua buona causa e del fatto che in arte - che è dialogo - valga la pacatezza di
un parlare che sempre permanga coerente con le proprie intime istanze, assai più
che i fronzuti monologhi in cui l'egotismo si veste e riveste e camuffa - un
Fregoli che l'applauso è la sua droga -, rimanendo sostanzialmente esteriore e,
appunto, circense.”
Gian Paolo Resentera - 2001

PRESENTAZIONE CRITICA DELL'ARTISTA
NUCCIA
A CURA DELL'ARCHIVIO MONOGRAFICO DELL'ARTE ITALIANA
Una pittura ispirata al
paesaggio, alla natura limpida, trasparente e lucente, dove l’artista
Nuccia
vive con forte legame poetico
e visivo. Una pittura chiarista illuminata dallo splendore di paesaggi che
richiamano tranquillità, una celebrazione solare della montagna, del mare e
della campagna.
Nuccia,
artista dall’animo semplice e attento coglie l’essenza poetica di un
particolare, ispirata dalla percezione dei suoi valori. Il senso dello
spazio e dell’atmosfera si dilatano fino a circondare una veduta panoramica
nella sua completezza.
L’esaltazione sentimentale della luce e dei colori
soffusi portano alla strutturazione di una visione che richiama quei valori che
si identificano in un mondo incontaminato, adagiato su valori ecologici ed
ambientali.
Nuccia
ha un suo stile personale, le sue immagini a volte sono avvolte da visioni
offuscate dalla troppa luminosità, sorrette da una raffinata grafica
espressionista che si traduce nella conquista di una autonoma interpretazione di
soavi sensazioni.
Archivio Monografico
dell’Arte Italiana – Settembre 2009

PRESENTAZIONE CRITICA
DELL’ARTISTA
NUCCIA
A CURA DI GIAN PAOLO RESENTERA
“Una
coerenza discreta ma, a suo modo, caparbia.”
“… Ieri e oggi il discorso da fare in fondo
è lo stesso. E’ evidente che ci troviamo davanti una pittura sostanzialmente non
realistica ma simbolica; tanto che il fanciullino che ci è dentro non si sente
per nulla appagato e tranquillo: non soli paesaggi baciati dalla beatitudine e
dalla misura; al contrario, sono smisurati e fuori controllo e, in sostanza,
paurosi. Per forza! Sono paesaggi in certo qual modo metafisici, quantunque non
di tipo mentale, sebbene caricati di pena e passione. Sono trasposizione dei
sentimenti che albergano nel cuore dell'autrice, sentimenti che ella domina a
stento, ordina con fatica: essi più volte paiono prenderle la mano,
impossessarsi della tela, travalicare, accamparsi con noncuranza e poi dire:
«Tu? Spostati...».
Da ciò non forse l'urlo, di certo però il
lamento uscito da un animo che si senta spossessato del suo e terra invasa e
paese ormai ceduto al nemico.
La sommarietà cui è obbligata l'autrice
dall'uso della spàtola ha un connotato latamente espressionistico. Sulle prime,
esso può anche sfuggire all'occhio del visitatore, il quale tende a pensare a
una pittura come passatempo placido e senza scosse. Invece no. Par proprio di
capire che la pittura per l'autrice è, prima e soprattutto, operazione
autoconoscitiva e terapeutica, e comunque mai operazione meramente
rappresentativa. Oggi come ieri (forse oggi con maggior discrezione) siamo messi
di fronte a una sensibilità cui il silenzio e lo spazio - totali come ella li
immagina e come li sente - vanno, paradossalmente, stretti; tal volta, fin quasi
a produrre la non piacevole sensazione del venir meno del respiro. E, il cuore,
questo nostro, scordato esausto organino di Barberia ...”
Gian Paolo Resentera - 2001

CURRICULUM ARTISTICO DI
NUCCIA
INTERPRETATO DA GIAN PAOLO
RESENTERA
“Si trattava di una mostra di approccio e di
orientamento, i cui risultati evidentemente convinsero l'autrice a continuare.
Voglio ribadire: le motivazioni,
Baragiotta le ha trovate solo in sé
stessa, nel suo credere all'arte, prima ancora che come progetto e fatto
creativo, come espressione di sé, utile sia per autoconoscenza sia per
instaurare un dialogo con persone sensibili al bello e alle emozioni che ne
promanano.”
- Importante poi l'antologica
retrospettiva del 1997 (negozio ex
Talin, piazza Rossi).
Qui, davanti all'ottantina di opere esposte,
un primo consuntivo non fu affatto difficile, anche perché … l'artista volle
essa stessa dividere la rassegna nei tre periodi principali della propria
attività, denominati. Impressioni e fiori (1985-89),
I cieli e le nebbie (1990-93), I colori
(1994-96). Si trattò in effetti di una
considerevole retrospettiva, la quale permise di mettere a fuoco la poetica di
fondo e il percorso evolutivo di
Nuccia Baragiotta.
A tal proposito sintetizzavamo: «Fedeltà a
un'idea della pittura come registrazione emotiva e non come realismo figurativo;
pittura sostanzialmente di atmosfera, di "finestre aperte" su un paesaggio fatto
di essenzialità».
Ci trovavamo infatti davanti a spazi, a un
tempo, vasti e improbabili, sostanzialmente spogli e decurtati nella profondità.
Prevaleva il gusto per un colore apposto con la spàtola in campiture monòcrome e
tra loro complementari. Niente dissonanze - dicevamo - in
Baragiotta,
niente scarti, ma una quieta eppur vibràtile attenzione alla vita, come davanti
a orizzonti dilatati e tuttavia non troppo lontani.
- Due anni dopo,
1999, la terza personale, questa volta allestita a Palazzo Toaldi Capra.
E fummo colpiti già dal titolo, sicuramente suggerito da altri e da lei
accettato pro bono pacis, non con totale adesione: Una pittrice che urla il
silenzio. In effetti non era titolo che le si addicesse, persona raffinata e
delicata e "civile", se ce n'è una. Eppure... Se eccessivo, il titolo non era
tuttavia fuorviante. E scrivevo: «A un primo esame dei suoi quadri il silenzio
in effetti la fa da padrone, così come il colore, del resto. Paesaggi ampi e
solitari; vaste praterie in cui solo la gradazione dei toni indica più la
lontananza che la prospettiva; cicli cinerini nei quali le nuvole si addensano o
si rarefanno in un bianco lanoso e impalpabile; nebbie indistinte ma
impenetrabili; boscaglie cupe e senza spiragli; qualche casa sparuta e sperduta,
malghe, forse».
Oggi addirittura rafforzerei,
concludendo: «oppure trasposizione di una casetta, dalle favole costantemente
collocata in lotte illune, dentro una foresta quasi impenetrabile, lì, con la
sua lucina ad ammiccare in lontananza...”
Gian Paolo Resentera - 2001
La tendenza pittorica dell'artista
Nuccia
rievoca paesaggi descritti con semplicità, naturalezza e poetica
coloristica; le sue opere riscuotono ammirazione e consensi positivi da parte
del pubblico, della critica e della stampa.
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