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Fabio Rossi - Pittore

06/05/1927 - 14/09/2001


 

 

Particolare di "Autoritratto ...?"

Olio su tela - cm 50x60

  L'artista Fabio Rossi

 

 

 

"Onde elettromagnetiche, microonde

di ogni genere si trovano in ogni luogo,

aperto o chiuso che sia.

Con i moderni ritrovati della tecnologia,

televisori, radio, telefoni cellulari ecc.

queste onde si ricompongono

in suoni ed immagini,

come vogliono coloro che le lanciano.

Poiché per me dipingere è una necessità,

una "dipendenza" psicologica, una grande passione, ma è anche piacere e divertimento e,

dato che alcune volte le mie pennellate assomigliano a come vengono convenzionalmente rappresentate dette onde, le dispongo nell'ordine che la mia fantasia ed il caso vogliono in quel momento."

L'artista Fabio Rossi 

 

Olio su tela - cm 40x50

 

 


 

Fabio Rossi ha vissuto Verona. Nato il 6 Maggio 1927, venuto a mancare il 14 Settembre 2001.

E’ stato Socio della “Società Belle Arti di Verona” e del “Gruppo A. Nardi Amici dell’Arte”.

Sue opere si trovano in collezioni private in Italia ed all’estero.

Ha partecipato ad importanti mostre collettive nazionali ed internazionali ottenendo particolari apprezzamenti e riconoscimenti critici.

 


ANTOLOGIA CRITICA

 

“Il genere prezioso, dettagliatissimo, fragile, della pittura di Fabio Rossi ...  pittura semplificata in termini di essenzialità, sottolineata da colorazioni basse, raffinate, capace di raccontare il paesaggio con spontanee naturalità mettendone comunque in risalto le intelaiature visive che lo riquadrano, ha subito recentemente convincenti mutazioni evolutive, dire­zionate verso nuovi capolinea dislocati lungo il non agevole itinerario della ricerca artistica. ... Rossi rimane fondamentalmente un pittore contemplativo, innamorato dello spazio colorato ... Nei diversi paesaggi, infatti, il soggetto urbano o ispirati alla campa­gna, o alla tanto amata montagna alpina, da sempre intonati a concordanze emozionali, unitamente alla lettura analitica che giustifica la scoperta e l'esaltazione dei "luoghi" illustrati, si accompagna un altro genere di lettu­ra, più approfondito, pilotato a cogliere il dato esistenziale delle singole composizioni. Si tratta, alla fine, di una pittura strutturalmente ancorata ai canoni della tradizione figurativa che si omologa sull'antico, ma che, contemporaneamente annuncia nuove profilature umanistiche, proprie dei contenuti linguistici, finalmente comunicati a piena geografia e con quel carattere pudico che caratterizza l'autore.

Tale modo di dipingere vuol essere un vero e proprio esame di responsabilità culturale; gli stessi spazi fisici, gli stessi "soggetti" di un tempo, in particolare quelli interpretati come identità analogiche, ripuliti ora dagli inevitabili compiacimenti descrittivi cui ogni operatore soggiace per eccesso di zelo o di carattere, vivono nuove autonomie progettuali e investono spettacolarmente essenziali ricostruzioni prospettiche. Dietro il paramento delle im­magini, meglio: dietro l'illusione pertinente alle prospettive, fermentano interessanti contrappunti contenutistici, dotati di persuasiva forza morale. I lunghi, pazienti "ricercari" di forme dalla facile lusinga pittoresca, e di tonalità in chiave minore che hanno finora ordinato pagine di intonazione nostalgica, o rapsodica, evocano ora at­mosfere trascendenti; da queste provengono autentici messaggi culturali destinati a motivare il versante della realtà autobiografica dell'artista. Ecco, allora, comparire la fisionomia dolorosa delle grandi solitudini della coscienza sulle quali volano alti i gabbiani che seguono le rotte del tempo e della memoria; talora il volo si apre nel cielo traslucido, talora si contrae e si annulla nell'inquieto moto delle ondee lacustri o del mare. Sconfinati orizzonti proiettano nel nitore recuperato della luce, parole scritte con la dolcezza dei sentimenti; ... Gli stessi oggetti dipinti: le case, gli alberi, i fiumi, i ponticelli, non risultano più semplici dati dalla contemplazione pittorica pura; sono, invece strumenti che appartengono alle diverse sessioni di un'ideale orchestra deputata a interpretare, con intenzionale rigore, il senso dei messaggi ad essa affidati. Con questo eccellente salto di qualità, non disconoscendo per altro le stagioni precedenti, Fabio Rossi si ripresenta al proprio pubblico che lo segue ormai con vivo interesse. I suoi paesaggi, diventati protagonisti di un ductus estetico nobilmente qualificato, si allineano per virtù di una diversa filosofia dell'immagine, allo sviluppo critico, culturale della nostra epoca. Il loro contenuto introspettivo supera definitivamente il diaframma della “bella pagina"; coinvolge il lettore in una poetica dello spirito dove interagiscono “cose” e sensazioni. Sono paesaggi della natura esterna, oppure paesaggi dell'anima: conta il fatto che si propongono come visioni che presagiscono o sono parte già delle piccole o grandi problematiche che accompagnano l'esistenza umana. La contemplazione, come atteggiamento emozionale fine a se stesso, abdica a favore del pensiero. Ne consegue che il "far pittura”, come già aveva intuito qualche anno fa Emo Marconi, costituisce per Fabio Rossi non solo un atto liberatorio, ma un preciso dovere etico. A noi rimane il compito di coniugare tale atto con la credibilità delle opere. ... C’è sempre un gabbiano dentro di noi, che vola in cerca di spazi aperti, sconosciuti, dove soddisfare la propria voglia di esistere; ... Fabio Rossi è un artista che alimenta la fantasia creativa meditando sul volo dei gabbiani, meditando sulla propria realtà esistenziale. ... Il suo gabbiano è una creatura che esce da astratte simbologie, ... manifestate per vortici, simili ad una enciclopedia che allinea, in una sorta di parata figurativa, le immagini appena percepibili del suo pensiero e delle sue emozioni.”

Umberto G. Tessari

 

FABIO ROSSI, PITTORE

“ ... Fatti non foste a viver come brutti, ma per seguir virtute e conoscenza”

Dante – Inferno XXVI

 

“Se il critico discrimina, penetra ed esalta i valori della pittura, possa l'amico parlare dell'amico.

Ho conosciuto Fabio, poco più che adolescente: un giovane ardito, un lavoratore attento, un combattente fidato. C'era in lui (e c'è ancora) una forte passione sociale. Un uomo che ha amato (ed ama) la giustizia più di se stesso. E queste sue doti brillarono e lo fecero imporre e lo resero sicuro; capace di rischi imprenditoriali e di vittorie. Io stimo molto quest'uomo ... che crede nella vita... nei suoi valori, nel futuro. C'è tuttavia in lui anche una straordinaria, affascinante ambivalenza: alla durezza che la lotta impone, si accompagna una morbida dolcezza. Sono in lui, una gentilezza d'animo ed una educazione spirituale particolari; ebbene, è da questa sensibilità (amorosa), da questa capacità di riconoscere, presente nel mondo, la bellezza, che nascono le "opere" che il pittore propone allo "sguardo", all'ammirazione, alla critica del visitatore.

L'oggetto è certamente quel "qualche cosa" che vediamo, tocchiamo... esaminiamo, ammiriamo; esso è lì, con le sue strutture materiali, con le sue funzioni, con il suo fascino incantato: albero, bosco, casa, mulino fiume, utensile, volto... Ma ciò che tutti osserviamo, è, per il pittore, "oggetto d'amore”. È qui, ... che nasce la verità e la necessità del colore; perché è il colore che svela le presenza e la pregnanza magica dell'oggetto da ritrarre, se ne individua il senso e ne segna il valore (pittorico). Senso  e valore: ecco, ancora una volta, l'ambiguità di cui si è detto, ora finalmente suturata nell'opera, ora fortemente saldata alla storia per via delle valenze dell'arte. Il colore come gusto, come piacere, come scoperta; una scoperta che impone un attento studio della luce, dell’ombra, della penombra, filtrate dai colori, ... intimi, accattivanti, quasi pudichi: proposti con intelligenza, con acuta sensibilità ... ... Il "fare" pittura infine come atto liberatorio. E poiché il dipingere non impone interpreti, dalla solitudine del bosco e della montagna, percorsi nell'immediatezza del vivere, nasce la solitudine dell'operare dell'artista, dato che è proprio nel comporre il quadro che il pittore recupera e ritrova quell'unità fra uomo e natura che sta all'origine dell'esistere (terreno) e fa sì che la vita diventi arte, nello stesso momento in cui l'arte diventa vita. La pittura, quindi, come uno dei più alti linguaggi che l'uomo possa frequentare ed usare quando intende recuperare i profondi valori del mondo che lo circondi. All'inizio, il mio amico Fabio fu un uomo sincero, alla fine, lo ritrovo ancora sincero (ed artista). Veramente l'etica e la poesia sono più vere e più forti della stessa vita.

Ecco, i quadri ... Punti di equilibrio, dunque, fulcri di una bilancia sui piatti della quale si dispongono, in modo felice, durezza e morbidezza, verità e bellezza. Una bellezza che, in questo caso, non si aggancia all'edonismo, ma al senso del lavoro costante e sofferto come un dovere, perché il pittore ci esorta a sperimentarlo, quella bellezza, come effetto di una “operazione”.. che deve comunque produrre: che un giorno fu conquista di ricchezza e oggi é abbandono al piacere dell'arte e alla serenità della contemplazione.”

Enzo Marconi - Verona, Maggio 1990

 

 

“... Rossi è artista esperto; innamorato della vita, anche quella comune, condotta in spazi naturali aperti, (certi suoi paesaggi di montagna ne rivelano le segrete predilezioni), ama la vita nella sua espressione intelligente, estranea a sentimentalismi di maniera e compiacimenti estetizzanti; è sinceramente “pittore” quando sosta davanti alla creatività umana che caratterizza l’aspetto documentario di un paese, di una città, di luoghi particolarmente amati, come il Lago di Garda o l’Alto Adige; è attento indagatore intorno a taluni aspetti della cultura scientifica contemporanea; è l’appassionato narratore delle vicende umanistiche del suo gabbiano Jonathan la cui sorgente letteraria è affidata all’invenzione di una grande avventura umana. …

Entro l’autonomia estetica di ciascun soggetto, Rossi coagula tutta la sua disponibilità; si affida anzitutto a un taglio prospettico che risulta sempre di ottima scelta; evita in tal modo cadute tra i canoni pur stimolanti del “pittoricismo” di maniera che appartiene al più facile lessico dilettantesco. Veste quindi case, alberi, strade, cieli, campagne , gli oggetti del vissuto quotidiano, con colori limpidi, smalterini, perfettamente sintonizzati sui valori di dominante cromatica che di volta in volta registra i termini interpretativi conferendo loro nobiltà e giuste cadenze…

La sua pittura si raccomanda, perciò, non per singole parti distintive, ma per il suo insieme, vario, ricco, complesso. …”

Da una critica del Prof. U.G. Tessari

 

 

 

"Ho conosciuto Fabio, poco più che adolescente: un giovane ardito, un lavoratore attento, un combattente fidato. C’era in lui (e c’è ancora) una forte passione sociale. Un uomo che ha amato (ed ama) la giustizia più di se stesso. E queste sue doti brillarono e lo fecero imporre e lo resero sicuro; capace di rischi imprenditoriali e di vittorie.

Io stimo molto quest’uomo che non si è arreso mai, che non si arrende mai; che crede nella vita…nei suoi valori, nel futuro ...

C’è tuttavia in lui anche una straordinaria, affascinante ambivalenza: alla durezza che la lotta impone, si accompagna una morbida dolcezza. Sono in lui una gentilezza d’animo ed una educazione spirituale particolari; ebbene, è da questa sensibilità (amorosa), da questa capacità di riconoscere, presente nel mondo, la bellezza, che nascono le “opere” che il pittore propone allo “sguardo”, all’ammirazione , alla critica del visitatore...”

Prof. Emo Marconi

 

 


ATTIVITA’ ARTISTICA

 

PENSIERO POETICO DELL'ARTISTA FABIO ROSSI PER L'OPERA :

 

"Le sue Penne Splendevano 

(da il gabbiano Jonathan) "

olio su tela -  cm. 40x50 - 1998
 

"Le sue penne splendevano

adesso d'un candore soave,

le sue ali erano lievi,

lisce come d'argento polito,

perfette."

 

L'artista Fabio Rossi

 


 

L'artista Fabio Rossi è stato

   - Catalogato nei volumi 1991-1992 de “L’Elite selezione Arte Italiana”

- Nella carriera artistica di Fabio Rossi, particolare successo hanno ottenuto le mostre personali:

     - Agosto 1990, Brunico (BZ), Haus Michael Pacher

    - Settembre 1991, Bressanone (BZ), Galleria Comunale.

    - Luglio-Agosto 1992 Valdaora (BZ), Casa dei Congressi.

   - Gennaio 1996 Mostra alla spazio della “Società Belle Arti” Piazza dei Signori (VR).

 

 


 

Per avere maggiori informazioni sulle opere dell'artista

Fabio Rossi

contattare la figlia Daria Rossi  

Tel. 347/9924116

 


 

 

 

 

 

OPERE

 

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