Zangrandi - Pittore

8/06/1928     -    21/02/1999


 

Domenico Zangrandi, nato a Quinzano (VR) l'8 Giugno 1928 dove viveva ed operava in Via Selva, 4. E' mancato il 21 Febbraio del 1999.

Ha frequentato l'Accademia Cignaroli di Verona sotto la guida dei professori Nardi, Trentini, Girelli.

Fin dal 1946 riscuotendo grande successo è presente in mostre collettive che continuerà fino al 1948 anno della sua prima personale alla "Casa di Giulietta" .

Da allora le mostre si sono susseguite l'una dopo l'altra non solo in Italia, ma anche all'estero: Francia, Gran Bretagna, Belgio, Stati Uniti.

E' impossibile elencare tutto l'operato di

Zangrandi

tanto vasta è la sua produzione.

 


 

"Autoritratto 78" Olio su cartoncino telato - cm 50x60 - 1978

"Un tempo fui gallo cantore/ di vita e di piaceri. / Incurante se ciò fosse bene o male, /godetti in assoluta libertà / delle gioie che mi offrirono e, da quella coppa giovanile,/(ancora molto acerba ), / bevvi tutto il nettare/ fino alla consumazione./ M'illusi d'esser quercia ben piantata/ finché il fato/scosse come un uragano/ le bionde fronde/ e, in un sol colpo l'abbatté! / L'urto fu tremendo/ e la parata non fu certo facile! A lungo mi chiesi il perché di tanta violenza/ e a quale scopo...! Ma un giorno tutto mi si rivelò/ e capii, che quello/ fu un ennesimo avvertimento: /poiché, Colui che governa / intendeva farmi cambiar via. / Così volle e accettai. / Deposta cresta e fronde, / per castigare tanto cinico ardore, / mi pose in un pollaio e lì, solo, / mi lasciò a meditare sul mio passato. "

L'artista Zangrandi

 

 

           

 

 

"Autoritratto con cesto"

olio su tela

- cm 50x70 - 1986

 

 

 

 

 


 

Nel 1964 Zangrandi realizza una Via Crucis per la Chiesa cimiteriale di Quinzano. Successivamente prepara il bozzetto per un monumento ai caduti, un trittico da eseguirsi in mosaico; che venne realizzato nel 1968 ed inaugurato a Quinzano il 4 Novembre dello stesso anno.

Nel frattempo esegue un trittico per la chiesa dell'Ospedale Civile di Bussolengo (VR) e una Via Crucis per la chiesa di S. Maria Ausiliatrice in Verona. Nel 1971 vince un concorso nazionale eseguendo i cartoni per un'opera in ferro battuto installata nell'Istituto Tecnico «M. Minghetti» di Legnago (VR) (m 12 x 6). In questo periodo gli viene proposta la realizzazione di acqueforti e puntesecche per i tipi di Fiorini in Verona, collaborazione che avrà seguiti felici. Oltre alla pittura Zangrandi si consacra alla scultura.

Infatti nel 1978 realizza due grandi Crocifissi in bronzo, uno per i Musei Vaticani e l'altro per il Convento delle Suore Calasanziane di Firenze. Dai Frati Francescani gli fu richiesta la realizzazione di una vetrata della Cappella del Cenacolo a S. Maria degli Angeli (PG).

 

La capacità espressiva della sua spiritualità varcò i confini italiani realizzando una Via Crucis per la Missione Cattolica di Quito in Ecuador, e dei quadri per la chiesa di Teresina in Brasile.

 

 


BREVI CENNI SU UN ARTISTA:

DOMENICO ZANGRANDI

CHE HA VISTO SEI PAPI.

Di Donato Conenna

 

... Intorno alla vita, invero assai "eccellente"( si potrebbe dire col Vasari) di questo operatore veneto di nascita e di colore, si può agevolmente erigere una rete di fatti e ricordi, di eventi e di emozioni, di accadimenti e di testimonianze:

Zangrandi, come tutta la generazione "fra le due guerre" è un'artista che "ha visto sei Papi", senza - per questo - essere un Matusalemme.

 

DI ME ... SO MOLTO POCO

Domenico Zangrandi .. considera il suo vissuto non come un fatto temporale da assegnare alle frazioni esistenziali del passato: "ieri" non esiste. Esistono tanti oggi" da richiamare alla luce  e da illuminare non con le parole ma coi fatti, cioè con le "Di me ... so molto poco".  Zangrandi lascia che sia l'interlocutore a misurare la grazia dialettica che è nella frase. E  dall'arguzia, dall'ironia che ne promana è agevole raccogliere il suo primordo caratteriale. Egli... non sa niente di sé.

Non è una dichiarazione di rinuncia a capire e a capirsi.

Zangrandi ... è stato un osservatore attento e sensibile della realtà: ne ha rilevato gli umori più raccolti, ne ha visitato i meandri più nascosti, ha fatto emergere sulle tele "l'altra faccia" delle cose e degli uomini (quasi che ai comuni mortali non ne fosse possibile la visione), rendendo solare e in piena luce il lato da cui far nascere l'immagine. ... Egli ... ha sempre condotto la sua indagine attraverso un grandangolo ottico ed espressivo, grazie al quale "le cose e gli uomini" assumono una maestà metafisica e surreale eppure terrena e terrestre nello stesso tempo. ... ..

Come pagina aperta di un diario a cui è stata tolta la progressione fatale dei giorni, ogni sua opera è l'inizio e la fine del tempo e dell'uomo, la sua condanna e la sua assoluzione, il tutto e il niente dei suoi pensieri, il suo essere e il suo avere. In ogni opera Zangrandi "ricomincia da sé", da quello che ha maturato dentro, dal bagaglio di cultura sedimentato con "l'esperienza di vivere".

 

ALUNNO DEL TEMPO

... Zangrandi, al pari dei grandi espressori del segno dell'uomo, ha attinto i moventi d'ispirazione dal divenire delle epoche vissute. Da qui deve partire la comprensione per la sua molteplicità di linguaggio e la sua coerente diversificazione tematica. ... "Tutto" c'è nelle sue opere: a cominciare dalla grande matrice espressionista, libertaria e sociale, che nelle sue tele è violenta nella soggettualità e tenera nella "vis" somatica dei per­sonaggi che ne abitano il racconto. Un "tutto" che lo conduce ad esprimersi in prevalenza su grandi estensioni per grandi anatomie e per grandi percorsi scenici, ma che lo porta anche a curare i particolari più nascosti del composto, le minimali proprietà descrittive, che - come dice Zangrandi - "fanno storia". E c'è la componente metafisica, che gli viene sia dalla frequentazione ideale dei grandi surrealisti italiani ed europei, da de Chirico a Magritte, da Carrà a Delvaux e che si avverte quasi come elemento di fondamenta del suo humus intellettuale. ...

Anche il simbolismo, in chiave verista, impresso o espresso, impregna le tele di Zangrandi: anzi, potrebbe dirsi che il suo operare non è mai avulso da segnalazioni simbologiche. Il contrappasso è spesso solare, la metafora del messaggio, o del gesto, o del momento è molto sovente di una evidenza totale. E poi la dimensione religiosa, fideista, anzi sacra, anzi sacrale di taluni suoi periodi: egli è fedele aedo di una confessione che fa dell'amore il primo comandamento, ma nello stesso tempo egli è inquieto portatore d'icone profane, è estensore di una via per il Golgota che certo non invita alla quieta accettazione di catechesi vecchie e nuove.

 ... ..

UOMO DI VOCAZIONI, NON SOLO ARTISTICHE

Il viaggio all'indietro potrebbe avviarsi, anno dopo anno, momento espressivo dopo momento, testimonianza dopo testimonianza, presenza dopo presenza. Ma - anche di fronte alla davvero immane estensione del cammino compositivo, espositivo ed espressivo dell'artista veronese - viene da chiedersi se la comprensione delle sue tematiche debba passare necessariamente attraverso la sua conoscenza esistenziale. Davvero il quadro è il confessionale dell'artista? ... .. Occorrerà dunque domandarsi se quelle che Zangrandi chiama i primi "fuochi di paglia", cioè le prime opere giovanili, realizzate dopo la morte del padre, siano i prodromi della grande fioritura campitiva che nascerà in lui dopo la parentesi di spiritualità intensa subita intorno ai vent'anni (e che si è solo assopita nel tempo; anzi che cova sotto la cenere dei suoi colori, in ogni tela). Occorrerà dunque domandarsi quanto ha inciso l'iniziazione campigliana e quanto l'osservazione, lo studio e la venerazione delle opere di un certo Vincent Van Gogh (anche se nulla mai emerge del grande disperato uomo di Arles o del fiorentino di "Novecento") e quanto gli ha comportato l'amore e l'innamoramento casoratiano, latente eppure avvertibile nel suo telaio espressivo. Occorrerà chiedersi quanto ha pesato nella "produzione" poetica di Zangrandi il periodo che l'artista chiama "della riflessa apatia": quei dieci anni di astensione dal mondo dei colori e dei pennelli che lo portarono ad un lungo periodo di volontario esilio, ad una "astinenza" derivata più da motivi psicologici che da una mancanza effettiva di "voglia di fare".

Occorrerà domandarsi quanto ha influito, poi, la lettura delle opere di Francois Mauriac e soprattutto quella Vita di Cristo che ha poi condizionato tutta la sua pittura..

... E' la conoscenza della non conoscenza", che allarga sempre più l'orizzonte, via via che la "cognizione" li apre al nostro sapere. Quanto più sappiamo tanto più sappiamo di non sapere: è la rivoluzione zangrandiana, a mezzo del segno e del colore. E' la rivoluzione della realtà irreale, ma anche dell'immaginazione severamente antiretorica. E' il trionfo "dell'ironia, sale della terra" (sono due parole ma anche "della verità che diviene colore")

Detto da uno che ha bruciato centinai e centinaia di opere, costretto da uno spirito autentico incessante e spietato (che lo accomuna dunque, più a un positivista che a un credente), è da credergli.

 

TEOREMA PER UNA CHIAVE DI LETTURA

... Jacques Lacan, imperterrito continuatore delle più aperte teorie sulla psicoanalisi e la percezione visiva, ... inviterebbe il critico a rimuovere ogni ipotesi di interpretazione ("Nessuno può pensare al posto di un altro"), lasciando quindi il fruitore solo, con le sue capacità ( e quindi con le sue responsabilità) culturali.

..  E' questa la chiave di lettura delle opere di Domenico Zangrandi: egli va fruito "nature", senza additivi letterari, senza condimenti esplicativi, senza "avvertenze per l'uso". Nessuno può pensare al posto di un altro: l'assioma lacaniano è più che attuale.

... Il lettore delle sue opere avvertirà una calma narrativa totale, ... la lettura delle opere di Zangrandi sarà dunque agevole grazie a questa solarità di descrivere luoghi, oggetti e anatomie e sguardi e situazioni. Ma nel concetto la pittura di Zangrandi non è che lo specchio riflesso dei tempi che viviamo. Anzi, le sue tele non sono che tavole colorate dall'eco dei clamori e dei silenzi del nostro tempo. ..  Le sue tele costituiscono lo specchio, ora concavo, ora convesso, della memoria storica del nostro tempo.

... L'operazione Zangrandi è una rifrazione speculare del reale quotidiano. E' il vedere attraverso il suo modo di vedere; è lo specchiarsi dell'artista sulle acque del mondo ...

Il paradosso metafisico di molte delle sue opere, così pure carnali e carnose, altro non è che la visione del "circostante universo", nel quale - con l'artista nel ruolo dell'Io narrante - ruotano i personaggi e gli interpreti nel teatro diurno del vivere e convivere.

Col bene e col male.

Donato Conenna

 


Zangrandi anche Scultore

 

"Donna alla finestra"

 

Bronzo - cm 21x46,5x60

 

 


 

"Donna con bilanciere"

    

Bronzo - cm 66x21x61,5 - 1991

 


 

 

 

"Le sculture di Zangrandi: qui, sul terreno della materialità più tattile, egli elimina i sentimenti facili, il "memento" ammonitorio, la digressione ludica. Egli abbassa lo sguardo dai confini di sole delle sue pitture e guarda la realtà per quella che veramente è.

Scultura dell'artista Zangrandi

"Fruttivendola" - Bronzo - cm 32x31x60 - 1991

Annettendo, anzi, in alcuni manufatti, interventi mutuati giusto dal lavoro quotidiano (come la bilancia in mano alla venditrice), tanto da evocare immagini di una rinascenza espressiva popolare, anche se non proprio pop, si dirà. Questa contraddizione non è solo apparente: la forma zangrandiana è una sintesi di linee in tensione, dunque condotta a dimostrare il fondamento dei volumi modellati e posti in essere.

Zangrandi ribalta, nel suo teatro scultoreo, la orizzontalità del racconto colorato. Rende non già l'espressione ma l'imponenza del vero, attraverso quella che potremmo chiamare la "dinamica virtuale" (quel tempogramma minimo della "sensazione" di vita che giunge alla retina) avvolgente le opere.

Al di là della tensione creativa, dunque, occorre un'osservazione a trecentosessanta gradi per raccogliere il senso e il ritmo (anche) del plasticismo di queste opere: liricamente esse escutono la padronanza della tecnica del loro manufattore ma anche la poesia "endogena", che si offre allo sguardo e al tatto."

Donato Conenna. 

 


ATTIVITA' ARTISTICA

 

Opere di Zangrandi si trovano in chiese veronesi, in collezioni private italiane e straniere in particolare del Sud America, Stati Uniti, Francia, Belgio e Germania.

 

 ENCICLOPEDIE E CATALOGHI
1973 Arteguida Lo Faro.
1979 Catalogo degli Artisti del Veneto.
1980 Enciclopedia del 900 - Ediz. Il Quadrato.
1980 L'Elite Selezione Arte Italiana.
1981 L'Elite Selezione Arte Italiana.
1983 Bianco e Nero - Vita Artistica del Novecento.
1984 Il Quadrato - Dizionario della Pittura Contemporanea.
1984 Enciclopedia Mondiale degli Artisti Contemporanei - Ediz. Tralli.
1984/85 Artisti della Comunità Europea - Ediz. Tralli.
1984/85 Catalogo d'Arte Gelmi.
1985 Catalogo Internazionale degli Artisti segnalati - Ediz. Tralli.
1985/86 Catalogo d'Arte Gelmi.
1988/89 Catalogo d'Arte Gelmi.
1991 Enciclopedia dei pittori e scultori del novecento - Il Quadrato.
1991 L'Elite Selezione Arte Italiana.
1992 L'Elite Selezione Arte Italiana.
1992 Dizionario Enciclopedico d'Arte Contemporanea Artisti.
1993 Edizioni Ambiente.

 

Nella sua lunga attività, Domenico Zangrandi ha esposto in molte collettive e personali dal 1947, segnaliamo le mostre più importanti e quelle più recenti:


1949 I Mostra Nazionale delle Accademie di Belle Arti Fondazione Bevilacqua - La Masa, Venezia.

1964 VI Biennale d'Arte Sacra "Antonianum" Bologna.

1965 Premio Leone Dehon, I Mostra Internazionale sull'iconografia del Sacro Cuore. "Antonianum" Bologna.

1966 VIII Biennale d'Arte sacra, Bologna.

1971 Collettiva, 1° Premio Nazionale di Pittura Arena D'Oro, Verona.

1974 Collettiva Salon "International de L'Art Libre" Palais des Beaux-Arts Parigi.

1975 Collettiva Salon des Artistes Français, Gran Palais, Parigi.

1975 Collettiva Premio Internazionale di Pittura Leonardo, Pavia.

1976 Personale - Chambre de Commerce Italienne - Parigi.

1976  Collettiva Rassegna della grafica Veronese del '900" Palazzo Gran Guardia, Verona.

1976 Collettiva Salon "International de L'Art Libre" Palais des Beaux-Arts Parigi.

1976 Collettiva Salon "La Liberté" Gran Palais, Parigi.

1978 III biennale d'Arte Sacra, Dizzasco.

1980 Collettiva VI Mostra d'Arte Sala Boggian Castelvecchio, Verona.

1980 Collettiva VI Biennale Europea d'Arte Contemporanea - Palais des Congres et de la Musique - Strasbourg.
1980 Personale - Galleria Bacchiigliene U.C.A.I. - Vicenza.
1981 Personale - Sala Morene «San Bernardino» - Verona.
1982 Personale - Galleria Novelli - Verona.
1983 Collettiva Lo Sport nell'Arte e nell'Artigianato - Gran Guardia - Verona.
1983 Personale Galleria A. Zeta Arte - Pompei - con presentazione in catalogo di A. Morese.
1984 Collettiva d'Arte Sacra - S. Giorgeto - Verona.
1984 Collettiva V Premio Nazionale di Pittura - S. Giacomo - Verona.
1984 Collettiva VI Mostra d'Arte - Manciano.
1985 Collettiva VI Premio Nazionale di Pittura - S. Giacomo - Verona.
1985 Personale - Galleria Novelli - Verona.
1987 Collettiva Verona: Permanenza della Grafica - Agorà - S. Giovanni L.
1990 Collettiva I Biennale d'Arte Sacra - Cremona.
1991 1° Premio Internazionale "Artisti per l'Europa" I Grandi dell'Arte Italiana - Biennale d'Arte della Spezia.
1992 Personale - Galleria d'Arte Moderna «Alba» - Ferrara.
1992 Collettiva "Artexpo" - New York
1992 Collettiva XXIV Premio Primavera 92 - Foggia.
1992 / Premio America '92.
1992 Collettiva II Biennale d'Arte Sacra - Cremona.
1993 Esposizione antologica "Domenico Zangrandi" - Galleria Ambiente - Arona.
 

BIBLIOGRAFIA

Sull'opera di Zangrandi esiste un volumetto che è anche un'introduzione ad un catalogo pubblicato nel 1976 presentato da A. Mozzambani, Verona, Fiorini. Il Prof. R. Chiarelli in presentazione della monografia "Un ricordo una promessa" ha espresso il suo pensiero assieme a G. Volpato nella "Note per una biografia crìtica", edizione Fiorini, Verona, 1980.

- A. Mozzambani ha anche curato, sovente, la presentazione delle opere esposte; si ricordano l'introduzione alle cinque puntesecche parigine (1974), quella alla mostra in Verona del 1974 e a quella romana del 1977.

- J. Simeoni Zanollo in "Vita Veronese" ha citato e recensito le mostre di D. Zangrandi dal 1964 - voi. XVII, p. 358; 1966 - voi. XIX, p. 437; 1968 - voi. XXI, p. 300; 1970 - voi. XXIII, p. 471; 1975 - voi. XXVIII, p. 373. A parte queste segnalazioni critiche puntuali molte note bibliografi che sull'autore sono state pubblicate prima, durante e dopo mostre importanti di cui ne riportiamo le più significative:

 

S. Bertoldi, D. Zangrandi alla galleria B. Bini, in L'Arena, 24 giugno 1948 S. Bertoldi, Mostre veronesi, in L'Arena, 1 giugno 1949 G.L. Verzellesi, Mostre veronesi: Zangrandi, in L'Arena, 4 giugno 1949 G.F., Mostre personali: Zangrandi, in L'Arena, 24 giugno 1949

P.P. Castani, Domenico Zangrandi e i soggetti d'arte sacra, in L'Avvenire d'Italia, 2 giugno 1964

A. Marini, La VI Biennale d'arte sacra a Bologna, in Verona Fedele, 15 novembre 1964

P. Bruzzichelli, Arte sacra alla VI Biennale di Bologna, in Rocca, 1964, 30 novembre 1964
A. Margotti, VI Biennale Arte Sacra Bologna, in Notiziario d'Arte, Settembre/Ottobre 1964.
P.G. Agostoni, Mostra di Zangrandi a Valeggio sul Mincio, in Arte Cristiana, febbraio 1965.
A. Margonari, Opere di Zangrandi a Montava, in Gazzetta di Mantova, 24 aprile 1966.
C. Segala, Opere di Zangrandi netta sala di S. Nicolo, in II Gazzettino, 18 settembre 1966.
A. Marini, Pittura senza dubbio, in Orizzonti, 25 dicembre 1966.
F. Ceriotto, Un grande trittico a Bussolengo, in Il Gazzettino. 21 febbraio 1967.
G.P. Savorelli, Un ammirato trittico del pittore Zangrandi. in L'Arena, 24 marzo 1967.
C. Segala, Collettiva alla Notes, in Il Gazzettino, 22 giugno 1967.
M. Castello, Personale allo Zodiaco di D. Zangrandi, in Il Gazzettino, 17 novembre 1967.
G. Menato, Dì alto livello a Trissino la rassegna di pittura, in II giornale di Vicenza, 2 settembre 1968.
F. Brunetti, A Belfiore d'Adige: tre pittori, in Vita Veronese. XXI (1968). p. 381.
Inaugurato a Quinterno il monumento ai caduti, in L'Avvenire d'Italia. 5 novembre 1968
Ricco di pregi e significati il monumento di Quinzano, in II Gazzettino, 11 novembre 1968.
A. Marini, Il monumento-mosaico di Quinzano, in Verona Fedele, 30 marzo 1969 G. Stella, Zangrandi alla Piccola, in La voce del popolo, 10 maggio 1969.
F. Brunetti, Arte sacra la vocazione di Zangrandi, in Verona Fedele, 1 giugno 1969.
C. Segala, Opere di Zangrandi esposte a S. Nicolo, in Il Gazzettino, 1 novembre 1970.
G. Zampini Pera, Zangrandi: vessillifero veronese dell'arte sacra, in Accademia ideale dei poeti d'Italia, aprile 1972.
G.M. Guadagnini, Zangrandi, in Il tratto in arte, 1973, n. 1, p. 82.
N. Lamothe, Domenico Zangrandi, in L'amateur de l'art, 1974, n. 542 (20 juin), p. 14.
M. Sommella, Domenico Zangrandi, in France-Italie, 1974, n. 6, p. 43.
P. Baggio, Dans le cadres de nos expositions artistiques... D. Zangrandi, in France-Italie, 1974, n. 9, p. 33.
S. Stancanelli, Domenico Zangrandi, in 7 Giorni Veneto, 26 novembre 1974.

Dipinti di Zangrandi alla Bacchiglione, in La voce dei Berici, 22 giugno 1975.

D. Porres, Domenico Zangrandi, in Il narciso, 1975, nn. 7-8, p. 29.

J. Jacquinot, Zangrandi, in L'amateur de l'art, 1976, n. 588 (16 sept.), p. 13.
A. Gian. (A. Gianolio), D. Zangrandi a Reggio Emilia, in L'Unità, 4 novembre 1976.
R. B. (R. Bagni), D. Zangrandi alla N, in La Gazzetta di Reggio. 13 novembre 1976.

C. Paternostro, D. Zangrandi, in L'Osservatore Romano, 20 ottobre 1977.
A. Marini. I paesaggi e uno splendido crocefisso di bronzo pezzi forti della mostra di D. Zangrandi, in Verona Fedele, 17 dicembre 1978.
L. M. (L. Meneghelli), Domenico Zangrandi, in L'Arena, 22 dicembre 1978.

G. Volpato, L'umanesimo di Zangrandi, in II Nuovo Veronese, 13 gennaio 1979.
P. Franceschetti, Zangrandi pittore e scultore, in La voce dei Berici, 12 ottobre 1980.
P. Franceschetti, Mostre a Vicenza, in La vernice, 10 dicembre 1980.

L. M. (L. Meneghelli), Domenico Zangrandi, in L'Arena, 8 febbraio 1981.

G. L. V. (G.L. Verzellesi), Domenico Zangrandi, in L'Arena, 1 aprile 1982.

A. Marini, Una Guernica di Zangrandi, in Verona Fedele, 11 aprile 1982.

A. Scalini, D. Zangrandi a Pompei, in Edizioni A. Zeta Arte, marzo 1983.

P. Zauli, Domenico Zangrandi a Pompei, in Ribalta, marzo 1983
E. Cerpelloni, Dipingo il sorriso dentro le lacrime, in II nuovo veronese, 3 marzo 1985.
F. B. (F. Barbuggiani), Il ritorno di Zangrandi, in Verona Fedele, 17 marzo 1985.
G. Faccincani, Domenico Zangrandi tra sacro e profano, in L'Arena, 23 aprile 1985.
E. Cerpelloni, Dipingo sorrisi e lacrime della vita, in Il nuovo veronese, 29 marzo 1987.
F. Barbuggiani, Il tormento e l'estasi di Zangrandi grande interprete d'arte religiosa, in Verona Fedele, 12 aprile 1987.
A. Caggiano, Zangrandi il dramma nelle tele, in Il Resto del Carlino, 27 maggio 1992.
G. Volpato, Zangrandi: quei silenzi urlano, in L'Arena, 24 agosto 1992.
 


 

Le opere dell'artista Zangrandi

sono apprezzate dalla critica, dai galleristi, dai collezionisti

non solo italiani ma anche stranieri.

 


 

 

 

 

 

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