|
Domenico
Zangrandi,
nato a Quinzano (VR) l'8 Giugno 1928
dove viveva ed operava in Via Selva, 4. E' mancato il
21 Febbraio del 1999.
Ha frequentato l'Accademia Cignaroli di
Verona sotto la guida dei professori Nardi, Trentini, Girelli.
Fin dal 1946
riscuotendo grande successo è presente in mostre
collettive che continuerà fino al 1948 anno della sua prima personale alla "Casa
di Giulietta" .
Da allora le mostre si sono susseguite
l'una dopo l'altra non solo in Italia, ma anche all'estero:
Francia, Gran Bretagna, Belgio, Stati Uniti.
E' impossibile
elencare tutto l'operato di
Zangrandi
tanto vasta è la sua produzione.
"Autoritratto 78" Olio su
cartoncino telato - cm 50x60 - 1978
"Un tempo fui gallo cantore/ di vita e di piaceri. / Incurante se
ciò fosse bene o male, /godetti in assoluta libertà / delle gioie che mi
offrirono e, da quella coppa giovanile,/(ancora molto acerba ), / bevvi tutto il
nettare/ fino alla consumazione./ M'illusi d'esser quercia ben piantata/ finché
il fato/scosse come un uragano/ le bionde fronde/ e, in un sol colpo l'abbatté! /
L'urto fu tremendo/ e la parata non fu certo facile! A lungo mi chiesi il perché
di tanta violenza/ e a quale scopo...! Ma un giorno tutto mi si rivelò/ e capii,
che quello/ fu un ennesimo avvertimento: /poiché, Colui che governa / intendeva
farmi cambiar via. / Così volle e accettai. / Deposta cresta e fronde, / per
castigare tanto cinico ardore, / mi pose in un pollaio e lì, solo, / mi lasciò a
meditare sul mio passato. "
L'artista
Zangrandi

"Autoritratto con cesto"
olio su tela
- cm 50x70 - 1986
Nel 1964
Zangrandi
realizza una Via Crucis per la
Chiesa cimiteriale di Quinzano. Successivamente prepara il bozzetto per un
monumento ai caduti, un trittico da eseguirsi in mosaico; che venne realizzato
nel 1968 ed inaugurato a Quinzano il 4 Novembre dello stesso anno.
Nel frattempo esegue un trittico per la chiesa
dell'Ospedale Civile di Bussolengo (VR) e una Via Crucis per la chiesa di S.
Maria Ausiliatrice in Verona. Nel 1971 vince un concorso nazionale eseguendo i
cartoni per un'opera in ferro battuto installata nell'Istituto Tecnico «M.
Minghetti» di Legnago (VR) (m 12 x 6). In questo periodo gli viene proposta la
realizzazione di acqueforti e puntesecche per i tipi di Fiorini in Verona,
collaborazione che avrà seguiti felici. Oltre alla pittura
Zangrandi
si consacra alla scultura.
Infatti nel 1978 realizza due grandi
Crocifissi in bronzo, uno per i Musei Vaticani e l'altro per il Convento delle
Suore Calasanziane di Firenze. Dai Frati Francescani gli fu richiesta la
realizzazione di una vetrata della Cappella del Cenacolo a S. Maria degli Angeli
(PG).
La capacità espressiva della sua
spiritualità varcò i confini italiani realizzando una Via Crucis per la Missione
Cattolica di Quito in Ecuador, e dei quadri per la chiesa di Teresina in Brasile.
BREVI CENNI SU UN
ARTISTA:
DOMENICO
ZANGRANDI
CHE HA VISTO SEI
PAPI.
Di Donato Conenna
... Intorno alla vita, invero assai "eccellente"( si potrebbe dire col
Vasari) di questo operatore veneto di nascita e di colore, si può agevolmente
erigere una rete di fatti e ricordi, di eventi e di emozioni, di accadimenti e
di testimonianze:
Zangrandi,
come tutta la generazione "fra le due guerre" è un'artista che "ha visto sei
Papi", senza - per questo - essere un Matusalemme.
DI ME ... SO MOLTO POCO
Domenico Zangrandi
.. considera il suo vissuto non come un fatto temporale da assegnare alle
frazioni esistenziali del passato: "ieri" non esiste. Esistono tanti oggi" da
richiamare alla luce e da illuminare non con le parole ma coi fatti, cioè
con le
"Di me ...
so molto poco".
Zangrandi
lascia che sia l'interlocutore a misurare la grazia dialettica che è nella
frase. E dall'arguzia, dall'ironia che ne promana è agevole raccogliere il suo
primordo caratteriale. Egli... non sa niente di sé.
Non è una
dichiarazione di rinuncia a capire e a capirsi.
Zangrandi
... è stato
un osservatore attento e sensibile della realtà: ne ha rilevato gli umori più
raccolti, ne ha visitato i meandri più nascosti, ha fatto emergere sulle tele
"l'altra faccia" delle cose e degli uomini (quasi che ai comuni mortali non ne
fosse possibile la visione), rendendo solare e in piena luce il lato da cui far
nascere l'immagine.
... Egli ... ha sempre condotto la sua
indagine attraverso un grandangolo ottico ed espressivo, grazie al quale "le
cose e gli uomini" assumono una maestà metafisica e surreale eppure terrena e
terrestre nello stesso tempo. ... ..
Come
pagina aperta di un diario a cui è stata tolta la progressione fatale dei
giorni, ogni sua opera è l'inizio e la fine del tempo e dell'uomo, la sua
condanna e la sua assoluzione, il tutto e il niente dei suoi pensieri, il suo
essere e il suo avere. In ogni opera
Zangrandi
"ricomincia da sé", da quello che ha maturato dentro, dal bagaglio di cultura
sedimentato con "l'esperienza di vivere".
ALUNNO DEL TEMPO
...
Zangrandi, al pari dei grandi espressori del segno dell'uomo,
ha attinto i moventi d'ispirazione dal divenire delle epoche vissute. Da qui
deve partire la comprensione per la sua molteplicità di linguaggio e la sua
coerente diversificazione tematica. ... "Tutto" c'è nelle sue
opere: a cominciare dalla grande matrice
espressionista, libertaria e sociale, che
nelle sue tele è violenta nella soggettualità e tenera nella "vis"
somatica dei personaggi che ne abitano il racconto. Un "tutto" che lo
conduce ad esprimersi in prevalenza su grandi estensioni per grandi anatomie e
per grandi percorsi scenici, ma che lo porta anche a curare i particolari più
nascosti del composto, le minimali proprietà descrittive, che - come
dice
Zangrandi - "fanno storia".
E c'è la componente metafisica, che gli
viene sia dalla frequentazione ideale dei grandi surrealisti italiani ed
europei, da de Chirico a Magritte, da Carrà a Delvaux
e che si avverte quasi come elemento di fondamenta del suo humus intellettuale.
...
Anche il simbolismo, in
chiave verista, impresso o espresso, impregna le tele di
Zangrandi: anzi,
potrebbe dirsi che il suo operare non è mai avulso da segnalazioni simbologiche.
Il contrappasso è spesso solare, la metafora del messaggio,
o del gesto, o del momento è molto sovente di una evidenza totale.
E poi la dimensione religiosa, fideista, anzi
sacra, anzi sacrale di taluni suoi periodi: egli è fedele aedo di una
confessione che fa dell'amore il primo comandamento,
ma nello stesso tempo egli è inquieto portatore d'icone profane, è estensore
di una via per il Golgota che certo non invita alla quieta accettazione di
catechesi vecchie e nuove.
... ..
UOMO DI VOCAZIONI, NON
SOLO ARTISTICHE
Il viaggio all'indietro potrebbe avviarsi, anno
dopo anno, momento espressivo dopo momento,
testimonianza dopo testimonianza, presenza dopo presenza. Ma - anche di
fronte alla davvero immane estensione del cammino compositivo, espositivo ed
espressivo dell'artista veronese - viene da chiedersi se la comprensione delle
sue tematiche debba passare necessariamente attraverso la sua
conoscenza esistenziale. Davvero il quadro è
il confessionale dell'artista? ... ..
Occorrerà dunque
domandarsi se quelle che
Zangrandi
chiama i primi "fuochi di paglia", cioè le prime opere
giovanili, realizzate dopo la morte del padre, siano i
prodromi della grande fioritura campitiva che nascerà in
lui dopo la parentesi di
spiritualità intensa subita intorno ai vent'anni (e che si è solo assopita nel
tempo;
anzi che cova sotto la cenere dei suoi colori, in ogni
tela).
Occorrerà dunque domandarsi quanto ha
inciso l'iniziazione campigliana e quanto
l'osservazione, lo studio e la venerazione delle opere di un certo Vincent Van
Gogh (anche se nulla mai emerge del grande disperato uomo di Arles o del fiorentino
di "Novecento") e quanto gli ha comportato l'amore e l'innamoramento
casoratiano, latente eppure avvertibile nel
suo telaio espressivo. Occorrerà chiedersi quanto ha pesato nella "produzione"
poetica di
Zangrandi
il
periodo
che l'artista chiama
"della
riflessa apatia":
quei dieci anni di astensione dal mondo dei
colori e dei pennelli che lo portarono ad un lungo periodo di volontario esilio,
ad una "astinenza" derivata più da motivi psicologici che da una mancanza
effettiva di "voglia di fare".
Occorrerà domandarsi quanto ha influito, poi,
la lettura delle opere di Francois Mauriac e soprattutto quella Vita di
Cristo che ha poi condizionato tutta la sua pittura..
... E' la conoscenza della non conoscenza", che allarga
sempre più l'orizzonte, via via che la "cognizione" li apre al nostro sapere.
Quanto più sappiamo tanto più sappiamo di non sapere: è la
rivoluzione zangrandiana, a mezzo del segno e del colore. E' la rivoluzione della
realtà irreale, ma anche dell'immaginazione severamente antiretorica.
E' il trionfo "dell'ironia, sale della terra" (sono due
parole ma anche "della verità che diviene colore")
Detto da uno che ha bruciato centinai e centinaia di opere,
costretto da uno spirito autentico incessante e spietato (che lo accomuna
dunque, più a un positivista che a un credente), è da credergli.
TEOREMA PER UNA CHIAVE DI LETTURA
... Jacques Lacan, imperterrito continuatore delle più
aperte teorie sulla psicoanalisi e la percezione visiva, ... inviterebbe il
critico a rimuovere ogni ipotesi di interpretazione ("Nessuno può pensare al
posto di un altro"), lasciando quindi il fruitore solo, con le sue capacità ( e
quindi con le sue responsabilità) culturali.
.. E' questa la chiave di lettura delle opere di
Domenico Zangrandi:
egli va fruito "nature", senza additivi letterari, senza condimenti esplicativi,
senza "avvertenze per l'uso". Nessuno può pensare al posto di un altro:
l'assioma lacaniano è più che attuale.
... Il lettore delle sue opere avvertirà una calma
narrativa totale, ... la lettura delle opere di
Zangrandi sarà dunque agevole grazie a questa solarità di descrivere
luoghi, oggetti e anatomie e sguardi e situazioni. Ma nel concetto la pittura di
Zangrandi non è che lo specchio riflesso dei tempi che viviamo. Anzi, le sue
tele non sono che tavole colorate dall'eco dei clamori e dei silenzi del nostro
tempo. .. Le sue tele costituiscono lo specchio, ora concavo, ora convesso,
della memoria storica del nostro tempo.
... L'operazione
Zangrandi
è una
rifrazione speculare del reale quotidiano. E' il vedere attraverso il suo modo
di vedere; è lo specchiarsi dell'artista sulle acque del mondo ...
Il paradosso metafisico di molte delle sue opere, così pure
carnali e carnose, altro non è che la visione del "circostante universo", nel
quale - con l'artista nel ruolo dell'Io narrante - ruotano i personaggi e gli
interpreti nel teatro diurno del vivere e convivere.
Col bene e col male.
Donato Conenna
Zangrandi
anche Scultore
"Donna alla finestra"

Bronzo - cm 21x46,5x60
"Donna con bilanciere"
Bronzo - cm 66x21x61,5 - 1991

"Le sculture di
Zangrandi: qui, sul terreno della materialità
più tattile, egli elimina i sentimenti
facili, il "memento" ammonitorio, la digressione ludica. Egli abbassa lo sguardo
dai confini di sole delle sue pitture e guarda la realtà per quella che
veramente è.
Scultura dell'artista
Zangrandi
"Fruttivendola" - Bronzo -
cm 32x31x60 - 1991
Annettendo, anzi, in
alcuni manufatti, interventi mutuati giusto dal lavoro quotidiano (come la
bilancia in mano alla venditrice), tanto da evocare immagini di
una rinascenza espressiva popolare, anche se non proprio
pop, si dirà.
Questa
contraddizione non è solo apparente: la
forma zangrandiana è una sintesi
di linee in tensione, dunque condotta a dimostrare il fondamento dei volumi
modellati e posti in essere.
Zangrandi ribalta, nel suo teatro
scultoreo, la orizzontalità del racconto colorato. Rende non già l'espressione ma l'imponenza del vero,
attraverso quella che
potremmo chiamare la "dinamica virtuale"
(quel tempogramma minimo della "sensazione"
di vita che giunge alla retina) avvolgente le opere. …
Al di là della tensione
creativa, dunque, occorre un'osservazione a trecentosessanta gradi per raccogliere il senso e il ritmo (anche)
del plasticismo di queste
opere:
liricamente esse escutono la padronanza della tecnica del loro manufattore ma anche la poesia "endogena", che si offre allo
sguardo e al tatto."
Donato
Conenna.
ATTIVITA' ARTISTICA
Opere di
Zangrandi
si trovano in chiese
veronesi, in collezioni private italiane e straniere in particolare del
Sud America, Stati Uniti, Francia,
Belgio e Germania.
ENCICLOPEDIE E
CATALOGHI
1973 Arteguida Lo Faro.
1979 Catalogo degli Artisti del Veneto.
1980 Enciclopedia del 900 - Ediz. Il Quadrato.
1980 L'Elite Selezione Arte Italiana.
1981 L'Elite Selezione Arte Italiana.
1983 Bianco e Nero - Vita Artistica del Novecento.
1984 Il Quadrato - Dizionario della Pittura Contemporanea.
1984 Enciclopedia Mondiale degli Artisti Contemporanei - Ediz. Tralli.
1984/85 Artisti della Comunità Europea - Ediz. Tralli.
1984/85 Catalogo d'Arte Gelmi.
1985 Catalogo Internazionale degli Artisti segnalati - Ediz. Tralli.
1985/86 Catalogo d'Arte Gelmi.
1988/89 Catalogo d'Arte Gelmi.
1991 Enciclopedia dei pittori e scultori del novecento - Il Quadrato.
1991 L'Elite Selezione Arte Italiana.
1992 L'Elite Selezione Arte Italiana.
1992 Dizionario Enciclopedico d'Arte Contemporanea Artisti.
1993 Edizioni Ambiente.
Nella sua lunga attività,
Domenico Zangrandi
ha esposto in molte collettive e
personali
dal 1947, segnaliamo le mostre più
importanti e quelle più recenti:
1949 I Mostra Nazionale delle Accademie di
Belle Arti Fondazione Bevilacqua - La Masa, Venezia.
1964 VI Biennale d'Arte Sacra "Antonianum" Bologna.
1965 Premio Leone Dehon, I Mostra Internazionale sull'iconografia del Sacro
Cuore. "Antonianum" Bologna.
1966 VIII Biennale d'Arte sacra, Bologna.
1971 Collettiva, 1° Premio Nazionale di Pittura Arena D'Oro, Verona.
1974 Collettiva Salon "International de L'Art Libre"
Palais des Beaux-Arts Parigi.
1975 Collettiva Salon des Artistes Français, Gran
Palais, Parigi.
1975 Collettiva Premio Internazionale di Pittura Leonardo, Pavia.
1976 Personale - Chambre de Commerce Italienne -
Parigi.
1976 Collettiva Rassegna della grafica Veronese del '900" Palazzo Gran
Guardia, Verona.
1976 Collettiva Salon "International de L'Art Libre"
Palais des Beaux-Arts Parigi.
1976 Collettiva Salon "La Liberté" Gran Palais,
Parigi.
1978 III biennale d'Arte Sacra, Dizzasco.
1980 Collettiva VI Mostra d'Arte Sala Boggian Castelvecchio, Verona.
1980 Collettiva VI Biennale Europea d'Arte Contemporanea - Palais des Congres et
de la Musique - Strasbourg.
1980 Personale - Galleria Bacchiigliene U.C.A.I. - Vicenza.
1981 Personale - Sala Morene «San Bernardino» - Verona.
1982 Personale - Galleria Novelli - Verona.
1983 Collettiva Lo Sport nell'Arte e nell'Artigianato - Gran Guardia - Verona.
1983 Personale Galleria A. Zeta Arte - Pompei - con presentazione in catalogo
di A. Morese.
1984 Collettiva d'Arte Sacra - S. Giorgeto - Verona.
1984 Collettiva V Premio Nazionale di Pittura - S. Giacomo - Verona.
1984 Collettiva VI Mostra d'Arte - Manciano.
1985 Collettiva VI Premio Nazionale di Pittura - S. Giacomo - Verona.
1985 Personale - Galleria Novelli - Verona.
1987 Collettiva Verona: Permanenza della Grafica - Agorà - S. Giovanni L.
1990 Collettiva I Biennale d'Arte Sacra - Cremona.
1991 1° Premio Internazionale "Artisti per l'Europa" I Grandi dell'Arte Italiana
- Biennale d'Arte della Spezia.
1992 Personale - Galleria d'Arte Moderna «Alba» - Ferrara.
1992 Collettiva "Artexpo" - New York
1992 Collettiva XXIV Premio Primavera 92 - Foggia.
1992 / Premio America '92.
1992 Collettiva II Biennale d'Arte Sacra - Cremona.
1993 Esposizione antologica "Domenico Zangrandi" - Galleria Ambiente - Arona.
BIBLIOGRAFIA
Sull'opera di
Zangrandi
esiste un volumetto che è anche un'introduzione ad un catalogo pubblicato nel
1976 presentato da A. Mozzambani, Verona, Fiorini. Il Prof. R. Chiarelli in
presentazione della monografia "Un ricordo una promessa" ha espresso il suo
pensiero assieme a G. Volpato nella "Note per una biografia crìtica", edizione
Fiorini, Verona, 1980.
- A. Mozzambani ha anche curato, sovente,
la presentazione delle opere esposte; si ricordano l'introduzione alle cinque
puntesecche parigine (1974), quella alla mostra in Verona del 1974 e a quella
romana del 1977.
- J. Simeoni Zanollo in "Vita Veronese" ha
citato e recensito le mostre di D. Zangrandi dal 1964 - voi. XVII, p. 358; 1966
- voi. XIX, p. 437; 1968 - voi. XXI, p. 300; 1970 - voi. XXIII, p. 471; 1975 -
voi. XXVIII, p. 373. A parte queste segnalazioni critiche puntuali molte note
bibliografi che sull'autore sono state pubblicate prima, durante e dopo mostre
importanti di cui ne riportiamo le più significative:
S. Bertoldi, D. Zangrandi alla galleria B.
Bini, in L'Arena, 24 giugno 1948 S. Bertoldi, Mostre veronesi, in L'Arena, 1
giugno 1949 G.L. Verzellesi, Mostre veronesi: Zangrandi, in L'Arena, 4 giugno
1949 G.F., Mostre personali: Zangrandi, in L'Arena, 24 giugno 1949
P.P. Castani, Domenico Zangrandi e i
soggetti d'arte sacra, in L'Avvenire d'Italia, 2 giugno 1964
A. Marini, La VI Biennale d'arte sacra a
Bologna, in Verona Fedele, 15 novembre 1964
P. Bruzzichelli, Arte sacra alla VI
Biennale di Bologna, in Rocca, 1964, 30 novembre 1964
A. Margotti, VI Biennale Arte Sacra Bologna, in Notiziario d'Arte,
Settembre/Ottobre 1964.
P.G. Agostoni, Mostra di Zangrandi a Valeggio sul Mincio, in Arte Cristiana,
febbraio 1965.
A. Margonari, Opere di Zangrandi a Montava, in Gazzetta di Mantova, 24 aprile
1966.
C. Segala, Opere di Zangrandi netta sala di S. Nicolo, in II Gazzettino, 18
settembre 1966.
A. Marini, Pittura senza dubbio, in Orizzonti, 25 dicembre 1966.
F. Ceriotto, Un grande trittico a Bussolengo, in Il Gazzettino. 21 febbraio
1967.
G.P. Savorelli, Un ammirato trittico del pittore Zangrandi. in L'Arena, 24 marzo
1967.
C. Segala, Collettiva alla Notes, in Il Gazzettino, 22 giugno 1967.
M. Castello, Personale allo Zodiaco di D. Zangrandi, in Il Gazzettino, 17
novembre 1967.
G. Menato, Dì alto livello a Trissino la rassegna di pittura, in II giornale di
Vicenza, 2 settembre 1968.
F. Brunetti, A Belfiore d'Adige: tre pittori, in Vita Veronese. XXI (1968). p.
381.
Inaugurato a Quinterno il monumento ai caduti, in L'Avvenire d'Italia. 5
novembre 1968
Ricco di pregi e significati il monumento di Quinzano, in II Gazzettino, 11
novembre 1968.
A. Marini, Il monumento-mosaico di Quinzano, in Verona Fedele, 30 marzo 1969 G.
Stella, Zangrandi alla Piccola, in La voce del popolo, 10 maggio 1969.
F. Brunetti, Arte sacra la vocazione di Zangrandi, in Verona Fedele, 1 giugno
1969.
C. Segala, Opere di Zangrandi esposte a S. Nicolo, in Il Gazzettino, 1 novembre
1970.
G. Zampini Pera, Zangrandi: vessillifero veronese dell'arte sacra, in Accademia
ideale dei poeti d'Italia, aprile 1972.
G.M. Guadagnini, Zangrandi, in Il tratto in arte, 1973, n. 1, p. 82.
N. Lamothe, Domenico Zangrandi, in L'amateur de l'art, 1974, n. 542 (20 juin),
p. 14.
M. Sommella, Domenico Zangrandi, in France-Italie, 1974, n. 6, p. 43.
P. Baggio, Dans le cadres de nos expositions artistiques...
D. Zangrandi, in France-Italie, 1974, n. 9, p. 33.
S. Stancanelli, Domenico Zangrandi, in 7 Giorni Veneto, 26 novembre 1974.
Dipinti di Zangrandi alla Bacchiglione, in La voce dei Berici, 22 giugno
1975.
D. Porres, Domenico Zangrandi, in Il narciso, 1975, nn. 7-8, p. 29.
J. Jacquinot, Zangrandi, in L'amateur de l'art, 1976, n. 588 (16 sept.), p.
13.
A. Gian. (A. Gianolio), D. Zangrandi a Reggio Emilia, in L'Unità, 4 novembre
1976.
R. B. (R. Bagni), D. Zangrandi alla N, in La Gazzetta di Reggio. 13 novembre
1976.
C. Paternostro, D. Zangrandi, in L'Osservatore Romano, 20 ottobre 1977.
A. Marini. I paesaggi e uno splendido crocefisso di bronzo pezzi forti della
mostra di D. Zangrandi, in Verona Fedele, 17 dicembre 1978.
L. M. (L. Meneghelli), Domenico Zangrandi, in L'Arena, 22 dicembre 1978.
G. Volpato, L'umanesimo di Zangrandi, in II Nuovo Veronese, 13 gennaio 1979.
P. Franceschetti, Zangrandi pittore e scultore, in La voce dei Berici, 12
ottobre 1980.
P. Franceschetti, Mostre a Vicenza, in La vernice, 10 dicembre 1980.
L. M. (L. Meneghelli), Domenico Zangrandi, in L'Arena, 8 febbraio 1981.
G. L. V. (G.L. Verzellesi), Domenico Zangrandi, in L'Arena, 1 aprile 1982.
A. Marini, Una Guernica di Zangrandi, in Verona Fedele, 11 aprile 1982.
A. Scalini, D. Zangrandi a Pompei, in Edizioni A. Zeta Arte, marzo 1983.
P. Zauli, Domenico Zangrandi a Pompei, in Ribalta, marzo 1983
E. Cerpelloni, Dipingo il sorriso dentro le lacrime, in II nuovo veronese, 3
marzo 1985.
F. B. (F. Barbuggiani), Il ritorno di Zangrandi, in Verona Fedele, 17 marzo
1985.
G. Faccincani, Domenico Zangrandi tra sacro e profano, in L'Arena, 23 aprile
1985.
E. Cerpelloni, Dipingo sorrisi e lacrime della vita, in Il nuovo veronese, 29
marzo 1987.
F. Barbuggiani, Il tormento e l'estasi di Zangrandi grande interprete d'arte
religiosa, in Verona Fedele, 12 aprile 1987.
A. Caggiano, Zangrandi il dramma nelle tele, in Il Resto del Carlino, 27 maggio
1992.
G. Volpato, Zangrandi: quei silenzi urlano, in L'Arena, 24 agosto 1992.
Le opere dell'artista
Zangrandi
sono apprezzate dalla critica, dai galleristi, dai
collezionisti
non solo italiani ma anche stranieri.
|