Giorgio Miglioranzi - Pittore


Giorgio Miglioranzi è nato a Verona, dove vive e lavora nel suo studio. Si è abilitato in Scienze Umane e ha insegnato Storia e Filosofia nei Licei.

Si dedica altresì assiduamente all'attività e alla ricerca artistica. Da una fase naturalistica e figurativa passa a conseguenti sviluppi nelle varie forme di astrattismo per approdare nelle ultime opere a una sintesi personale dei vari linguaggi artistici fra pseudofigurazioni, astrattismo e informale.

 

In costruzione il sito dell'artista

Giorgio Miglioranzi

collegarsi al portale:

www.giorgiomiglioranzi.com

 

 

 

 

Le opere di Miglioranzi  si trovano in collezioni pubbliche e private in diverse città italiane e straniere:

Monaco, Berlino, Philadelphia, New York, Amsterdam, Kopenaghen, Parigi, Londra, Basilea, Brasile, ecc.

 

Tra i collezionisti con cui l'artista condivide concezioni etico-filosofiche e aspirazioni umanitarie, ricordiamo L. Franco Bussinello, noto professionista veronese attualmente consigliere regionale nel Comitato unitario degli ordini e dei collegi professionali del Veneto.

 


ANTOLOGIA CRITICA

 

“Il volto dell'uomo in Giorgio Miglioranzi

Ancora una volta dopo la mia presentazione nel 1994, all’ “Agorà" di San Giovanni Lupatoto della pittura di Miglioranzi debbo congratularmi per questa recente elaborazione che nasce all'interno di un lungo percorso astrattista e che si rinnova, rinnovando la sperimentazione delle strutture formali, con una inattesa svolta verso una drammatizzazione di approfondimenti monocromatici.

... Miglioranzi conduce un'attenta indagine segnico-formale sui volti dell'uomo che sembrano spesso perdere, nel trascorrere del tempo e degli eventi, ogni traccia riconoscibile.

So bene quanto sia difficile un'impresa di questo genere, quando è l'unità tonale del quadro che matericamente fa trasparire ... il dramma oscuro del tempo dell'uomo. Il volto dell'uomo! Il volto dell'uomo, come tutto l'uomo, ha una lunga storia: storia di eventi e di passioni. ...

Storie di individui e di popoli, di terra e di cieli assorti e imprescrutabili nel loro profondo segreto. Il volto dell'uomo, allora riflette il presente di una temporalità sfuggente verso l'infinito e verso l'eterno. ... Il pittore veronese esplora il volto dell'uomo contemporaneo, offrendoci immagini enigmatiche, completamente diverse dalle stesure rotte di spazialità cubo-futurista, raggiungendo esiti indubbiamente originali nello studio delle partiture spaziali. Avanza così in modo sicuro e validamente espressivo. Il gioco delle forme spesso si riduce al miracolo della linea fuggente, mentre la purezza e l'intensità dei valori sensibili del colore, tentano ancora la voce della salvazione e del canto."

Dino Formaggio - 2003

 

 

"Non è soltanto il libero gioco delle forme e la felice partitura cromatica a marcare la qualità dei recenti lavori di Giorgio Miglioranzi. C'è piuttosto un'attenzione complessiva per ogni aspetto della realizzazione dell'opera ... Il lavoro di spatolatura ... è una sorta di gesto terapeutico che ha una finalità non meramente tecnica ... è l'atto creativo e simbolico insieme con cui l'immagine viene evocata.

L'operazione di "messa in luce" è tutt'altro di poco conto, giacché le forme dell'artista veronese hanno un'evidente origine interiore e la loro evocazione ha una sua necessità rituale, giacché esse sono chiuse al mondo fenomenico e traggono invece vitalità e verità da una esplorazione che direziona lo sguardo all'interno di sé.

Nell'immaginario di Miglioranzi le forme e la luce hanno quindi quest'eziologia interiore che appartiene a tutta la tradizione dell'astrazione per così dire "lirica" che da Kandinskij prende le mosse, ma la sua caratteristica peculiare, la sua dose di originalità è dovuta all'evidenza concreta di queste stesse forme e della luce di cui son pregne."

Enrico Mascelloni - (da catalogo del '96)

 

 

"La pittura di Giorgio Miglioranzi si può caratterizzare come un astrattismo lirico, estettizzante, attivo, metafora di una realtà che l'uomo con il suo sentire, plasma, dirige, soffre sempre in prima persona. Quanto più ci si sente tentati a lasciarsi travolgere dalla cronaca, tanto più Miglioranzi, a spatola, lucida, in contrapposizione, le sue forme a sostegno delle tinte modulate, raffinate, silenziose, sofisticate che indagano sul mistero delle cose. ..."

Luigi Serravalli (da catalogo del '96)

 

 

"... L'opera di Miglioranzi non può che prodursi sulla linea di un ragionamento estetico che lo ha portato, negli anni, dalla pagina figurativa dell'esordio ad una chiaramente aniconica.

... L'artista sa che stiamo vivendo un periodo non felice ma abbastanza oscuro della nostra esistenza, sa come l'uomo contemporaneo dovrà pensare ad un futuro poco roseo, disperde o meglio confonde la sua umanità su fondali sempre più materici, tratteggiando con segni appena percepibili, come se il suo uomo desiderasse ora vivere in una condizione appartata, quasi minimizzata nelle forme essenziali e sintetiche della sua pittura."

Giorgio Trevisan

 

 


Autopresentazione di

Giorgio Miglioranzi:

Riflessioni etico-filosofiche sui volti dell'uomo

 

Le motivazioni etico-filosofiche della mia pittura riguardano la condizione e il problema dell'uomo di fronte ai grandi eventi e alle profonde trasformazioni della nostra società e del mondo.

Oggi l'uomo si sente minacciato dalle violenze, dalle tensioni sociali e dalle catastrofi eco-ambientali. Crescono in lui l'angoscia e la paura per la propria sicurezza e sopravvivenza, cercando riparo nell'individualismo, badando solo a se stesso, l'uomo si chiude nel suo egoismo e si nega agli altri. In un mondo sempre più globalizzato il rischio per l'uomo di perdere la propria identità diventa inevitabile. Di qui la tematica dell'io e dell'identità/alterità, che avevo precedentemente affrontata nelle opere astratte policromatiche tra il 1994 e il 1998, delle quali è stato pubblicato un catalogo monografico con i testi critici di Dino Formaggio, Enrico Mascelloni e Luigi Serravalli.

Anche nella presente monografia ripropongo lo stesso tema, circoscritto però al problema della crisi dell'io, come perdita d'identità con se stessi. La mia pittura affonda le sue radici culturali nella filosofia che ho insegnato nei licei per un lungo periodo. Non a caso il contenuto tematico della rassegna monografica è fondamentalmente filosofico. Si tratta di una pittura che io preferisco chiamare esistenzialista perché mira a evidenziare la crisi dell'identità morale dell'uomo nella società contemporanea in cui dominano i valori della produzione, del consumo e del mercato, e in cui la vita morale e quella spirituale sembrano del tutto secondarie e marginali. L'uomo contemporaneo, infatti, costruisce la propria immagine per adattarsi alle esigenze della vita sociale. Si interessa soltanto a esibire una "banale apparenza", perdendo però la capacità di ascoltare e comprendere le esperienze più significative e fondamentali di sé.

Nella sua esistenza dimezzata e unilaterale l'uomo ignora il senso della totalità e si realizza attraverso una sospensione letargica della sua coscienza morale. L'uomo, la società, i rapporti interpersonali e l'esistenza diventano in queste opere, trasfigurazioni simboliche di volti abnormi e frantumati, senza identità, in cui prevale l'accentuazione delle forme e di tratti insieme con la ricerca di varianti monocromatiche. Una particolare attenzione ho rivolto alla ricerca del colore di cui esalto l'armonia e la limpidezza, e con il quale ho sempre avuto un particolare rapporto naturale e immediato. Ma a questa sensibilità naturale per il colore ho coniugato l'esigenza di una sua rielaborazione intellettuale, come un "velo di Maja", secondo un'espressione del filosofo tedesco Schopenhauer, per nascondere, senza suscitare ansia e disperazione, come accade comunemente nella realtà quotidiana, il dramma interiore dell'uomo. La scelta delle tonalità monocromatiche non rafforza le tensioni e il dramma delle immagini proposte, ma al contrario, le rende accettabili e persino gradevoli, come "una delicata reciprocità della menzogna". Nell'apparenza inquietante e tragica in cui si oggettiva l'immagine superficiale del volto l'esistenza si trasforma in un gioco epico o, per così dire, in una finzione cinematografica. Del resto l'ipocrisia dell'uomo è diventata una seconda natura, alla quale ci siamo da tempo conformati.

"L'uomo non è,  se   non  dissimulazione,  menzogna e   ipocrisia, e in sé e verso gli altri." Blaise Pascal

Ho cercato, quindi, attraverso il linguaggio della pittura, dei colori e delle forme, di rappresentare la perdita di unità morale della persona che implica una vera e propria separazione dell'io, cioè per citare Georg Goddeck, grande "analista selvaggio" della psicosomatica: "L'uomo, come ogni cosa, ha due facce, e ora ne mostra una, ora l'altra; però esistono sempre unite tutte e due".

I volti, come è constatabile dalla monografia, nella loro progressiva evoluzione formale e segnica, non contengono tutti i tratti fisionomici di un individuo compiuto e realizzato, altrimenti non raffigurerebbero nessun sdoppiamento dell'io personale. Essi raccontano il dramma dell'uomo moderno, caratterizzato dall' "esistenza di due soggetti, di due personalità all'interno di uno stesso individuo" C.G. Jung.

Di qui la compresenza dentro uno stesso volto di più volti o la coesistenza di diversi e molteplici volti in uno stesso grande volto, cioè di esistenze corporee giustapposte e indipendenti che sembrano recitare ciascuna la loro parte, come i personaggi piran­delliani, nel più grande teatro umano della storia e della vita.

"Infatti gli uomini - scrive Dostojevskij - hanno finito col far sì che tutto ciò che il cervello umano escogita mentendo in lungo e in largo sia ormai per loro assai più comprensibile della verità", e aggiunge altresì che gli uomini hanno bisogno "di nascondere e di truccare il proprio volto e di comparire con un volto diverso, per quanto possibile estraneo".

Attraverso le deformazioni e le asimmetrie delle forme dei volti ho cercato di evidenziare il linguaggio del corpo nel momento in cui perde l'autentica espressione di sé, sdoppiandosi ed estraniandosi da se stesso fino alla negazione dell'essere, per cui

"Io sono il mio sdoppiamento, sono il mio nulla" Sartre.

Quell'atteggiamento del volto incapace di rispecchiarsi nella volontà della mente in conflitto con se stessa non può che suscitare vergogna nei "I Ricordi" di Marco Aurelio, filosofo stoico e imperatore romano. Per me il volto è l'immagine simbolica dell'io, in cui si concentrano tutte le contraddizioni e i conflitti della coscienza e della psiche. Rivedendo le mie opere a distanza di tempo scopro identità che si dissolvono in pacate e silenziose atmosfere, le quali determinano parimenti uno sfondo materico ed evanescente, dentro cui colori e forme diventano enigmatiche evocazioni di un paesaggio interiore dell'esistenza e dell'inconscio. Anch'io penso, quindi, per ritornare a citare G. Goddeck: "che l'essenziale sia partire da se stessi, cominciare a guardare nei propri angoli più nascosti, nelle proprie cantine, nei propri ripostigli. Chi non sa di essersi nascosto egli stesso dentro ogni siepe e dietro ogni porta...".

Nelle immagini indistinte e ambivalenti dei volti traspare il segreto, intimamente custodito, dell'homo normalis: la verità della sua menzogna. Paradossalmente assistiamo ad una inversione di comportamenti dello schizofrenico e dell'uomo normale

"perché lo schizofrenico ci dice con la massima franchezza quello che pensa e quali sono i suoi sentimenti, mentre l'homo normalis non dice nulla e lascia che noi (psichiatri) scaviamo per anni prima di sentirsi pronto a mostrare la sua struttura interiore"  

                                                                      Wilhelm Reich.

Al di là della bella apparenza delle monocromie, i rilievi materici dei segni e delle superfici svelano la struttura contraddittoria dell'io più profondo, cioè la patologia della nostra condizione esistenziale ed umana. I miei "ritratti" non sono gli eroi dionisiaci della tragedia greca in cui si liberano le passioni più forti dell'amore e dell'odio: sono degli attori anonimi e impersonali, senza identità che incontriamo ogni giorno nella vita quotidiana.

Ho voluto pertanto dipingere una serie di "ritratti" come io li immagino nel luogo dell'identità occulta e sommersa in cui il soggetto rivive la non verità della sua ambigua e apparente esistenza. Soltanto alcuni dei miei ritratti sono rappresentati singolarmente in uno sfondo virtuale e indeterminato e prefigurano una tendenza rassicurante nel processo di ricostruzione di una vera identità. Nella generalità dei casi essi appaiono intrecciati assieme ad altri con cui interagiscono per rendere possibile l'attuazione di ciascuna identità sapendo che è "troppo rischioso essere se stesso, e molto più facile e più sicuro essere come gli altri, diventare una scimmiottata, un numero fra gli altri nella folla" Kierkegaard.

Quella identità ancora non si è realizzata, perché i volti si mostrano proteiformi e indefiniti nel segno e nei tratti, tendono però a diventare quello che sono: identità per sé e per gli altri. "È chiaro che la identità 'propria' di un soggetto - osserva lo psichiatra e psicanalista inglese R.D. Laing - non può mai essere completamente astratta da quella che è la sua identità per gli altri. La sua identità 'propria' dipende, in certo grado, dalla identità che gli altri gli attribuiscono, ma anche dalla identità che egli attribuisce agli altri". I miei volti sono la clonazione degli "uomini del presente" la cui migliore maschera, per parafrasare un noto testo di Nietzsche in Così parlò Zarathustra, è il loro stesso volto. Nella parabola del bambino con lo specchio, nella stessa opera, l'autore riassume in forma letteraria il processo di sdoppiamento della personalità in quanto si estranea da se stessa. Scrive Nietzsche: "Che cosa mi ha tanto spaventato nel sogno da farmi destare? O Zarathustra, - disse a me il bambino - guardati nello specchio! Ma quando guardai nello specchio mandai un grido; il mio cuore sobbalzò giacché non vi scorsi me stesso, bensì le smorfie e il sogghigno sarcastico d'un demone".

È il demone dell'ambiguità e dell'ipocrisia dell' "uomo frantumato e lacerato come su un campo di battaglia o in un pubblico macello" Nietzsche

e Sartre chiama gli stessi uomini "vili" e "canaglie". Di qui la rievocazione del mito di Proteo che nel suo continuo cangiarsi si ostina a non farsi riconoscere dagli altri. In conclusione, dalle mie "maschere" pur affiorando un senso diffuso, ma volutamente mitigato, di disperazione e di inquietudine esistenziale, emerge altresì la possibilità di una via di liberazione individuale. Questa via, "la possibilità di salvezza" è rappresentata attraverso immagini più nitide e trasparenti, con un più incisivo segno iconico dei volti, che si lasciano individuare e riconoscere. "Se un'esistenza umana è stata portata al punto di non avere possibilità, essa è disperata, e lo è in ogni momento in cui le manca la possibilità" Kierkegaard.

L'artista Giorgio Miglioranzi

 

 

 

Omaggio agli animali e alla natura

 

Opere dell'artista Giorgio Miglioranzi

 

"Civetta"

tecnica antica su tavola preparata - cm 50x60

 

 

"L'impeto del Cigno" - 2001

Tecnica antica su tavola preparata - cm 90x100

 

 

Miglioranzi ... è ... semplicemente un autentico e sincero amante della Natura. Gli animali, ... sono rappresentati nella loro massima tensione espressiva, quali protagonisti della Natura in una situazione di quiete e di totale simbiosi con l'ambiente circostante ... L'artista veronese immagina un ambiente naturale costruendolo in modo astratto, utilizzando la sua esperienza di astrattista, per esaltarlo in una sorta di sublimazione di tipo mistico-intimistica. Gli animali appaiono quindi privi di atteggiamento aggressivo e sembrano così doni meravigliosi e generosi offerti all'uomo dalla Natura. Attraverso la ricerca delle tecniche antiche (caseina lattica e calce spenta) l'artista veneto ha saputo con sicura maestria tecnico-espressiva suscitare forti emozioni e ridare all'uomo contemporaneo la speranza di riconciliarsi con la sua stessa Natura.

Il pittore veronese evita consapevolmente di riproporre un'arte cinegetica, in cui gli animali sono colti in movimento a scopo venatorio. ... Il pittore ha voluto dedicare, nell'ambito della sua attività artistica pluri decennale, ...  racconti poetici sugli animali in cui confluiscono ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza.

Da "La Voce di Mantova" - 2002

 

"La Volpe innevata"

2001 - Tecnica antica su tavola preparata - cm 50x60

 


CURRICULUM ARTISTICO

 

 

Giorgio Miglioranzi nasce a Verona l'8 ottobre 1942. Trascorre un'infanzia e un'adolescenza in un ambiente aperto alle sollecitazioni della natura e a contatto con la vita degli animali fra le Torricelle a ridosso della città e le colline circostanti. Dimostra insofferenza per le istituzioni scolastiche che frequenta in modo irregolare, dedicandosi esclusivamente in età precoce, verso i quattordici anni allo studio auto­didattico della pittura, della letteratura italiana e straniera e in particolare del pensiero filosofico. Compiuti gli studi superiori frequenta i corsi di storia e filosofia all'Università di Verona e Padova, dove si laurea con pieni voti e con lode, su una tesi di filosofia. Vince il concorso magistrale e insegna nelle scuole elementari della sua città, interessandosi soprattutto alla sperimentazione didattica delle attività espressive, disegno e pittura, ispirandosi agli orientamenti delle scuole di Rudolf Steiner. Durante gli anni della scuola elementare consegue le abilitazioni in scienze umane e storia che gli permettono di accedere all'insegnamento di storia e filosofia presso i licei classici e scientifici. Parallelamente all'attività didattica nei licei continua, sempre come autodidatta, a partire dagli anni settanta, l'attività pittorica e la frequentazione dei musei italiani ed europei per approfondire la conoscenza dei classici della pittura moderna e contemporanea.

Da quelle frequentazioni il professore di filosofia si trasforma in un umile allievo, attento alle lezioni delle avanguardie storiche, con particolare riferimento a Cèzanne, Matisse, Kandinskij, Klee e Picasso. Nel corso degli anni ha sperimentato varie tecniche, cercando sempre con passione e tenacia, nuovi linguaggi espressivi, dal figurativo degli esordi al postimpressionismo degli anni ottanta, ai vari astrattismi degli anni novanta.

Le opere di nuova   produzione  eseguite   fra il 2000 e 2003 si differenziano profondamente dalle esperienze astrattiste   del   periodo   precedente,    per   una   più accentuata    sensibilità    corporea   e  per una esplorazione quasi    ossessiva    delle partiture     spaziali,      con    originale indipendenza da suggestioni cubo-futuriste. Alle innovazioni tecnico-formali ottenute con sostanze termo-collanti coniuga l'interesse per il colore che diventa un'esigenza di partecipazione emotiva e morale dell'esistenza, per rendere possibile l'attuazione di una comunicazione corporea autentica, come una   nuova   innocenza,    oltre la parola del linguaggio logico-verbale,  alla  ricerca di un'armonia fra gli uomini nel  mondo. Negli anni novanta Miglioranzi conosce lo studioso di estetica Dino Formaggio che durante gli anni successivi al suo trasferimento in Veneto, dove ha insegnato all'Università di Padova ricoprendo cariche di Preside della facoltà di magistero e Prorettore dell'Ateneo diventa il più importante recensore e collezionista delle sue opere pittoriche e con il quale instaura un rapporto di stima e di amicizia. Con le tecniche antiche (terre con caseina lattica e calce spenta), l'artista veronese ha voluto aprire una significativa parentesi nella sua ricerca, dedicando una serie di quadri agli animali, rinnovando così la memoria della sua infanzia e adolescenza, nella esaltazione suggestiva e vitalistica del colore che pervade la vita della natura, in cui si intrecciano le due tendenze fondamentali della sua esperienza artistica: il figurativo e l'astratto.

Nel 2003 esce una monografia per l'Editore Ghelfi di Verona con   i   testi   di   Dino Formaggio   e   l'autopresentazione dell'Autore   sulle   motivazioni   etico-filosofiche  della sua pittura   e   con  antologia  critica di Dino Formaggio, Enrico Mascelloni e Luigi Serravalli.

 


ATTIVITA' ARTISTICA

 

Recenti Mostre dell'artista Giorgio Miglioranzi:

 

2000 Mercedes Benz Spot, Mostra Personale Verona.

 

2001 Galleria "Meridiana", Mostra Personale Verona.

 

2002  Palazzo Ducale, Comune di Revere, Assessorato alla Cultura e al Turismo, Mostra Personale Mantova.

- Galleria Dusiè, Mostra Personale S. Martino Buon Albergo, Verona.

 

2003  Galleria Ghelfi, opere in permanenza, Verona.

 

2004  Mostra Personale "I Volti dell'uomo Giorgio Miglioranzi" Paola Trevisan arte contemporanea, Dal 21 Febbraio al 12 Marzo, Ferrara.

 

2005 Fondazione Banca Agricola manovana Ca di "Pon" San Giacomo delle Segnate, Mantova.

-  Galleria 9 Colonne-SPE- Il Giorno. Organizzazione D'Ars- Milano.

 

 

Mostre personali e collettive:

1972  Galleria "Giò", Mostra collettiva Verona.

1978  Galleria "Kuperion", Mostra Personale Merano (BZ).

1982  Palazzo Pretorio, Mostra Collettiva, Trento.

1984  Galleria "Fra Giocondo", Mostra Personale, Verona.

1985  Galleria "Novelli", opere in permanenza Verona.

1986  Galleria "Kuperion", Mostra Personale Merano (BZ).

- Società Belle Arti "Agorà", Mostra Collettiva S. Giovanni Lupatoto Verona.

1988  Galleria "Morone", Mostra Personale Verona.

1989 Società Belle Arti, Assessorato alla Cultura, Palazzo della Gran Guardia, Mostra collettiva Verona.

1990   Arte Expo, Bologna.

1991 Concessionaria "Lancia Autodante", Mostra Personale, Verona;

-  Galleria d'Arte Moderna "Alba", Mostra Personale, Ferrara.

- Galleria "Bramante", Mostra Personale Vicenza.

1992  Galleria del Circolo Artistico "Iterarle", Mostra collettiva, Bologna.

- Sala Civica Comunale, Assessorato alla Cultura, Mostra Personale Quistello (MN)

- Galleria "Due Ruote", Mostra Personale Vicenza.

- Galleria Civica Comunale, Assessorato alla Cultura, Città di Mirandola (MO).

1993 Museo di arte contemporanea "Dino Formaggio" opere in permanenza, Teolo, Padova.

1994  "Agorà" S. Giovanni Lupatoto, Mostra Personale Verona Galleria "Campidoglio", Mostra Collettiva Verona.

1995  Studio Toni de Rossi, Mostra Collettiva Verona.

1996   Centro promozione artistica, Collettiva Verona Società Belle Arti, Mostra Personale Verona.

1997  Galleria "Risorgimento", Mostra Collettiva, Legnago Verona.

- Galleria "Due Ruote", Mostra Personale Vicenza.

1998 Galleria "Linea 70", Mostra Collettiva Verona.

 

 


 

L'artista Giorgio Miglioranzi

partecipa attivamente a mostre personali, collettive, esposizioni d'arte importanti in Italia ed all'estero ricevendo sempre lusinghieri riconoscimenti dal pubblico interessato, dalla critica qualificata  e dalla stampa.

Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in Italia e all'estero.

 

 


 

 

 

 

OPERE

 

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